Yakuza Apocalypse

Posted: 25th November 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Hayato Ichihara, Yayan Ruhian, Denden, Riko Narumi, Reiko Takashima, Shô Aoyagi, Mio Yûki, Pierre Taki, Kiyohiko Shibukawa, Lily Frankie
Regia: Takashi Miike
Durata: 115 min.
Titolo originale: Gokudou Daisensou
Produzione: Giappone 2015

VOTO:

Ancora Takashi Miike??? Ebbene sì amigos, perché la sua produzione è sterminata e in continua espansione, e anche se ne avrete le palle piene non si può ignorare un film iperbolico come Yakuza Apocalypse.
Cioè, basterebbe il titolo, no? Nel caso non foste convinti, comunque, vi descrivo brevemente la trama, certo di farvi cambiare idea in tempo zero.

Kagayama è un giovane yakuza in carriera. Vive in adorazione del boss Kamiura, divenuto leggendario per via della sua resistenza e forza sovraumane. Nonostante la buona volontà, viene preso per il culo dai propri colleghi, soprattutto perché rifiuta di tatuarsi la schiena per via della sua pelle troppo delicata.
A un certo punto, in città irrompono un folle vestito da pilgrim father che si porta appresso una bara à la Django (l’originale, quello di Franco Nero), nella quale è ovviamente contenuto un cannone, e un occhialuto otaku (interpretato da Yayan Ruhian, il Mad Dog di The Raid!) abilissimo più a tirare calci che a farsi le seghe.
Kamiura viene massacrato e decapitato, sotto lo sguardo attonito di Kagayama.

Ed ecco il colpo di scena: Kamiura era in realtà un nosferatu e, con le ultime energie rimaste, morde sul collo Kagayama trasformandolo in un Vampiro Yakuza!
Da qui in poi è il deliro più totale. Questa particolare categoria di vampiri può bere soltanto il sangue delle persone oneste, mentre il sangue yakuza gli gusta di merda. Kagayama comincia dunque a trasformare l’intera città in una gang di Yakuza Vampires, sicché gli Yakuza tradizionali non sanno più chi vessare per fare i soldi.
Irrompono in scena anche un demone Kappa con l’alito fognato e Kaeru-kun, formidabile combattente dalle sembianze di rana pupazzo gigante (kaeru significa proprio rana, in giapponese).

Scoppia tra le due parti una vera e propria apocalisse in miniatura, l’Apocalisse Yakuza, ovviamente.

Quando un'immagine parla più di mille parole.

Quando un’immagine parla più di mille parole.

E il film si sviluppa per 2 ore pregne di assurdità, situazioni ai limiti della follia e autocitazioni alla filmografia di Miike. C’è addirittura un accenno di Visitor Q, quando improvvisamente comincia a sgorgare il latte in scena dall’orifizio più improbabile. E poi, siccome il senso dell’onore yakuza prevale sul ricorso alle armi da fuoco, il film è ovviamente pieno di furiosi pestaggi a mani nude.
Solo la presenza di Ruhian dovrebbe farvi bagnare le mutande, anche se va detto che, per questioni puramente stunt, il nostro sosia di Kirk Hammett non picchia in maniera funambolica come nei film di Gareth Evans ma adotta uno stile un po’ più sobrio e senza fronzoli, in linea con il genere.
Nonostante non sia un marzialista, dimostra di possedere un ottimo physique du rôle e una discreta abilità lottatoria anche il protagonista Hayato Ichihara, già con Miike in God’s Puzzle.

Anche se la principale attrattiva è l’ingente quantità di materiale weird, ad avermi veramente avvinto sono i piccoli dettagli, le piccole scene di raccordo che, talvolta, riescono a essere ancor più esaltanti delle sequenze campali.
Un esempio veloce può essere quando Kagayama si reca a trovare il figlio piagnone di un affiliato alla cosca, rimasto recentemente orfano, per vampirizzarlo. Dopo averlo morso sul collo, il giovane si trasforma in vampiro strappandosi via i capelli dalla testa e rivelando un taglio ricciolino cotonato, tipico dei novelli Yakuza, a cui Kagayama risponde orgoglioso con un altrettanto tipico ruggito sguaiato.

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L’orgoglio di un padre.

Yakuza Apocalypse è ovviamente un film a cui avvicinarsi con il giusto spirito critico.
Non ci si deve certo aspettare una gangster story matura e drammatica come Shinjuku Triad Society, ma si deve essere pronti veramente a tutto, pronti a sostenere l’imprevedibile ed essere sintonizzati con questo particolarissimo tipo di intrattenimento prettamente nipponico, altrimenti il tutto vi sembrerà una gigantesca cazzata.
Perché il film è nient’altro che una serie di sequenze random precariamente collegate da una linea narrativa più che striminzita, ma della trama non ce ne frega un cazzo, è solo un pretesto per destrutturare nuovamente lo yakuza eiga e contaminarlo con l’horror, il kaiju eiga, le arti marziali e con il comico demenziale.

Miike padroneggia ciascun genere, quindi può.

E pazienza se il finale è sfacciatamente aperto, con un cliffhanger che è impossibile da immaginare più esagerato, e che difficilmente vedrà un continuo.

PRO
Il delirio più totale

CONTRO
Solo per appassionati

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