Videodrome

Posted: 24th February 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: James Woods, Deborah Harry, Sonja Smits, Peter Dvorsky, Leslie Carlson, Jack Creley, Lynne Gorman, Julie Khaner, Reiner Schwartz
Regia: David Cronenberg
Durata: 87 min.
Titolo originale: id.
Produzione: Canada 1983

VOTO:

Max Renn (James Woods) è un pornografo da quattro soldi nonché proprietario di Civic TV, scalcinata emittente televisiva la cui programmazione verte principalmente su spettacoli pecorecci a base di sesso e violenza. Alla continua ricerca di qualcosa di forte da mostrare ai pochi spettatori che lo seguono, un giorno Max capta un segnale pirata proveniente, forse, dalla Malesia, che trasmette raccapriccianti scene di tortura non-stop. Sembra proprio il materiale estremo che fa al caso suo, così Max si mette in moto per risalire agli autori di Videodrome – questo il nome della trasmissione – per acquisirne i diritti e diffonderlo via cavo al suo pubblico.

David Cronenberg affina e codifica la propria ossessione per la carne (la poetica personale divenuta nota come body horror) teorizzando con 30 anni di anticipo quella che – ce ne accorgiamo soprattutto oggi – sarebbe diventata la terribile realtà dell’ipertecnologia al “servizio” delle masse.
Videodrome è un segnale cancerogeno che produce dannosissime iperplasie nel cervello dello spettatore smanioso di “spingersi oltre”, inteso come crescente bisogno voyeuristico di sangue e del proibito. Non è più sufficiente il gore o il porno per gratificarsi, bisogna trascendere la fiction e sconfinare negli snuff, le fantomatiche produzioni clandestine dove la morte è reale.
È un messaggio fortissimo e a doppio taglio che coinvolge sia i comuni appassionati di cinema horror, colpevoli di trovare catarsi nella violenza (seppur simulata), sia i deviati di mente che, in potenza, le stesse efferatezze potrebbero replicarle nella vita reale. Entrambe le categorie, senza distinguo, vengono fizionalmente punite da una grossa massa tumorale escrescente che prolifera dentro il loro cranio causando gravissime allucinazioni.

Qual’è il ruolo della violenza scenica nella società moderna?
Wes Craven, poco più di un decennio dopo, faceva pronunciare agli assassini di Scream una battuta entrata di diritto nell’arsenale delle giustificazioni di ogni splatter fan: “I film non creano psicopatici, i film rendono gli psicopatici solo più creativi“, tesi condivisa dallo stesso James Woods che, incurante delle critiche rivoltegli contro durante uno squallido talk-show, si preoccupava piuttosto di invitare Debbie Harry – magnifica e masochista – a cena fuori.

Concordo sia con Craven che con Woods; non potrebbe essere altrimenti vista la mia vocazione per il cinema dell’orrore e la mia indole assolutamente pacifica e inoffensiva.
Il problema insorge nel momento in cui lo schermo diventa il terzo occhio, simulacro esterno della mente umana che proietta nient’altro che i nostri desideri più reconditi, in un circolo vizioso di influenze. Spaventosamente profetica la sequenza in cui Woods registra le proprie visioni di morte e sadismo indossando una sorta di avveniristico casco olografico. Proprio in questi giorni sono state diffuse le immagini tratte dalla presentazione del nuovo Galaxy S7 a Barcellona, in cui tutti i partecipanti, allineati come in una batteria, si fanno friggere soddisfatti il cervello dal Gear, il casco per la realtà virtuale terribilmente simile a quello congegnato da Cronenberg nel ’83, mentre Zuckerberg passeggia orgoglioso per la platea.

videodromefacebook

Ciò che un tempo era mero oggetto scenografico e filmico, sfruttato perlopiù in contesti di tipo fantascientifico e cyberpunk, è divenuto ormai realtà, anche se l’uomo, strutturalmente parlando, non è troppo dissimile da quello preistorico che, milioni di anni fa, sopravviveva benissimo anche senza connessione internet.
Dal momento che la realtà diventa tale solo nell’individualità dell’esperienza, e siccome “la televisione è la realtà e […] la realtà è meno della televisione“, cosa si prospetta per l’umanità costretta a vivere in una società schermo-centrica, connessa e social più nell’etere(o) che nel concreto, giacché “if it’s not on Facebook it never happened“?

Forse la moderna mutazione genetica è veramente quella teorizzata da Cronenberg (e ripresa successivamente nel bellissimo eXistenZ, 1999). Una neoplasia maligna ghermirà il cervello delle folle senza vistosi effetti collaterali sul fisico – nessuno sembra ancora aver sviluppato le orrende mutazioni del film, come la grossa ferita a forma di vagina nella quale introdurre pulsanti videocassette di carne -, ma appaiono già evidenti, a un occhio sufficientemente attento, le devastanti alterazioni percettive – lo spropositato analfabetismo di ritorno è solo la punta dell’iceberg – che la sovraesposizione e l’abuso della tecnologia ha causato sulle masse, specie quelle più povere di mente e spirito.

Morte a Videodrome! Gloria e vita alla nuova carne! è ripetuto allo sfinimento nell’allucinatorio e ambiguo finale, l’acme di una spirale di violenza reazionaria contro gli stessi reazionari che, in maniera poco virtuosa, forse volevano solo ripulire il mondo dalle devianze sociali. Ma dal momento che il genocidio con conseguente immolazione di fronte al monito del totem catodico pare essere l’unica strada percorribile, forse la situazione è più grave di quel che sembra…

…disse l’ipocrita di fronte a un computer.

PRO
Teorizzazione apocalittica della società post-tecnologica

CONTRO
A 30 anni di distanza, la teoria si è avverata…

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