Uomo d’acciaio – Pumping Iron

Posted: 30th July 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Arnold Schwarzenegger, Lou Ferrigno, Franco Columbu, Mike Katz, Ed Corney, Ken Waller, Serge Nubret, Robby Robinson
Regia: George Butler, Robert Fiore
Durata: 85 min.
Titolo originale: Pumping Iron
Produzione: USA 1977

VOTO:

Arnold Schwarzenegger compie 68 anni ed è più in forma che mai. Oggi, per celebrare l’avvenimento e commemorarne la carriera, vorrei soffermarmi su qualcosa di meno mainstream delle sue pellicole classiche, anche se tutti gli Arnold fans duri e puri conosceranno già benissimo ciò di cui mi appresto a parlarvi.

Si tratta di Pumping Iron, da noi traslato in Uomo d’acciaio, perché “Pompando ferro”, evidentemente, appariva troppo sofisticato e ambiguo ai distributori italiani.
Eppure la sinestesia è perfetta, perché rappresenta in pieno lo “sporco” lavoro del bodybuilder professionista, sempre alla ricerca del pompaggio estremo, sollevando furiosamente decine, centinaia di kg di freddo metallo. Per molti è una professione, per altri (me compreso) è più che uno stile di vita, oserei sbilanciarmi definendolo una ragione per vivere. Il cosiddetto “pump“, quello che Arnold paragonava a un orgasmo (aiutato senz’altro dal doppiaggio italiano che lo traduce in “pompa”), è senza dubbio una delle sensazioni più soddisfacenti per un cultore del fisico. Il sangue impazza attraverso le vene, la pelle che ricopre il muscolo è tesa allo spasimo, come volesse lacerarsi sotto la pressione di migliaia di fibre desiderose di diventare più grandi, anelanti l’ipertrofia. Questa è pura filosofia del corpo e, per simmetria, della mente.

Perché Pumping Iron servì proprio a sfatare il mito del macho “tutto muscoli e niente cervello”. Dietro la preparazione di ognuno dei valorosi atleti in corsa per il Mr. Olympia di Pretoria, anno 1975, non c’è solo lo sforzo necessario ad agitare in aria dischi di ghisa e bilancieri arruginiti, nossignori. Il bodybuilding è una questione mentale, che prefigura il superamento dei propri limiti – e in ultima istanza dei limiti umani – attraverso il dolore, la fatica, l’abbattimento delle naturali barriere corporee e cerebrali. “No Pain, No Gain” dicono in America, e questo è ciò che Arnold, parallelamente a Ferrigno e tutti gli altri enormi contendenti, ci dimostra attraverso i concitati workout, spesso comprensivi di esecuzioni al limite della follia biomeccanica.

Discorso doping a parte, abilmente schivato con un tono generale più tendente alla commedia che alla cronaca, lo spettatore completamente avulso al contesto ginnico si domanda chi cazzo gliel’abbia fatto fare, di andare a martoriare ogni giorno i propri muscoli con esercizi massacranti e diete rigorosissime, mentre i suoi coetanei (non compagni di allenamento, beninteso) festeggiavano in ristoranti, bar e discoteche la propria giovinezza, godendosi i piaceri più beceri della vita? La risposta è l’ambizione eroica di voler trascendere la corporalità, di raggiungere il super fisico che domina le platee e consegna la propria effige, il proprio ego, alla storia, alla pari degli eroi mitici della letteratura greca.

"Dominare le platee"

“Dominare le platee”

Un compito arduo, poiché la superumanità prevede, paradossalmente, anche una parziale perdità dell’umanità, come illustrato dalla shockante rivelazione di Arnold, che dichiara di non aver potuto partecipare al funerale del padre poiché doveva prepararsi per una gara. In realtà, Arnold andò a quel funerale, così come stette accanto al padre morente negli ultimi istanti della sua vita. Semplicemente, accettò di recitare quella parte (si mormora che accadde davvero, ma a un altro culturista), incurante di ciò che avrebbero potuto pensare di lui gli spettatori, per dare una dimensione estrema ma concreta del loro mondo, di ciò che una vita votata al culturismo comporta. Non si scherza con l’acciaio. Lo diceva Crom, ne forniva un’ottima parafrasi Steven Seagal in Ruslan: “Tutti vogliono diventare dei duri, ma nessuno vuole pagarne il prezzo”.

Nonostante i tempi siano cambiati, la chimica abbia fatto passi da gigante e i campioni dell’Olympia siano sempre più gross(olan)i (seppur la loro missione sia ancora, in un qualche modo, eroica), Arnold continua a incarnare il modello perfetto di bodybuilder, con le sue proporzioni classiche, titaniche ma ancora umane, benché superiori alla mediocrità della massa, priva di masse. Arnold Schwarzenegger è diventato leggenda, è diventato immortale, è parte integrante della storia moderna, della cultura fisica e della storia del cinema. Pumping Iron ne è la perfetta apologia.

PRO
Un solo nome: Arnold Schwarzenegger

CONTRO
Si glissa sul doping, ma il discorso verte su altro

Compralo su Amazon in DVD.

  1. Lukaz1 says:

    Nel body building solo Frank Zane lo avvicina

    • Death says:

      Zane è senz’altro il mio preferito, da un punto di vista estetico! Veramente perfetto. Gli mancava però quel carisma da mattatore assoluto e da idolo delle folle che solo Arnold riusciva ad avere… 😉