Trauma

Posted: 24th October 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Asia Argento, Frederic Forrest, Brad Dourif, Piper Laurie, Christopher Rydell, James Russo, Laura Johnson, Ira Belgrande, Sharon Barr
Regia: Dario Argento
Durata: 106 min.
Titolo originale: id.
Produzione: Italia, USA 1993

VOTO: ½

Recentemente ho letto l’autobiografia di Dario Argento, Paura. L’ho trovato un ottimo compendio alla filmografia del maestro, ricco di retroscena e di chicche tecniche sulla lavorazione dei suoi film, importanti per capire quanto fossero curati (e a modo loro rivoluzionari) i suoi primi, bellissimi lavori. Sfortunatamente, mano a mano che il libro scorre e ci si avvicina all’ultimo, sventurato periodo, quello dei ciofeconi, languono anche i racconti dal set e le fulminazioni immaginifiche da cui spesso scaturivano le sequenze migliori. Ero proprio curioso di sentire Dario parlare della lavorazione del Cartaio o di Giallo, ma purtroppo quei capitoli sono veramente stringati. A giudicare dalla qualità delle pellicole non è difficile capire il perché.

A ogni modo mi ha colpito molto, tra i film “recenti”, il capitolo dedicato a Trauma.
Noleggiai Trauma verso la metà degli anni ’90; la mia videoteca di fiducia era piuttosto sfornita di Argento, sicché erano disponibili solo gli “ultimi” lavori, tipo Phenomena e La sindrome di Stendhal, che però già avevo in videocassetta.
Trauma non mi fece impazzire più di tanto ma, a distanza di oltre 20 anni, mi aveva lasciato nella mente dei flash assolutamente inquietanti che avevo necessariamente bisogno di riscoprire.
Oggi quel videonoleggio non esiste più, ma grazie a internet ho nel corso degli anni costruito la mia collezione di film del buon Dario. Qualche giorno fa, così, mi sono sparato in DVD proprio Trauma, che ha confermato i buoni ricordi ma anche portato alla luce qualche magagna. Ma partiamo dal bene.

L’arma con cui l’assassino compie i suoi delitti, per esempio. Si tratta di una sorta di ghigliottina elettrica portatile – il tema della decapitazione è anticipato dai titoli di testa su una rivoluzione francese di cartoncino – che è allo stesso tempo una cazzata pazzesca ma anche un modo tremendo di morire.
Ancora, un paio di sequenze allucinanti in cui le teste delle vittime, ormai recise, continuano a parlare, gorgoglianti sangue, e ricordo di aver letto da qualche parte che dopo la decapitazione il sangue in circolo nel cervello fa sì che la testa del decapitato continui a “vivere” per qualche secondo anche dopo il taglio, una cosa che mi ha sempre terrorizzato a morte e che Argento, intelligentemente, sfrutta attraverso la steady per fornirci un punto di vista dalla testa che rotola a terra, il famoso P.O.V. che successivamente avrebbe spopolato nel mondo del porno.

Poi l’elemento rivelatore che dà la soluzione al mistero: ancora una volta, sulle battute iniziali, ci viene fornito l’indizio fondamentale per scoprire l’identità dell’assassino. È lì, davanti a noi, ma celato dalle circostanze e noi non ce ne accorgiamo. Rispetto a Profondo Rosso o L’uccello dalle piume di cristallo è forse più evidente, ma è anche più macabro. Alla prima visione ne rimasi affascinato; qualche giorno fa l’ho – ovviamente – sgamato subito ma sono nuovamente rimasto colpito dalla realizzazione della scena, sospesa in onirico e fitta di pioggia, quasi subliminale e per questo parecchio disturbante.

Probabilmente al tempo mi innamorai di Asia Argento, allora giovanissima – come me -, mentre dopo la recente re-visione non posso non apprezzare il fascino twisted di una Piper Laurie ultra-sessantenne ma ancora più mistica e spiritata di quella vista in Carrie.

Argento tenta anche di sensibilizzare lo spettatore con dei temi importanti, come il problema dell’anoressia, patologia che affligge la protagonista Aura.
La produzione americana garantisce un comparto tecnico di prim’ordine; fotografia di ottimo livello e scenografie come sempre (fino ad allora) curatissime, un livello di realizzazione che un film italiano di genere (e forse lo stesso Dario) non avrebbe più raggiunto per molto tempo.
Purtroppo il montaggio è incomprensibilmente frammentato, i raccordi tra i vari campi sono tagliati malissimo e sono pure evidenti degli stacchi nell’audio veramente fastidiosi, soprattutto perché sarebbe bastato un nonnulla per evitarli.

Anche la sceneggiatura, poi, non è proprio il massimo della vita. Scritta dal romanziere horror T.E.D. Klein, ha senz’altro degli spunti interessanti e coerenti con la poetica argentiana, ma è anch’essa spezzettata e non riesce a mantenere una tensione costante durante tutta la visione. Le sequenze degli omicidi sono piuttosto ansiogene, ma lo stesso non si può dire dei momenti discorsivi che oscillano tra il televisivo e la soap. Particolarmente antipatica la storyline secondaria che coinvolge un bambino cagasotto, dirimpettaio del killer, che si rivelerà addirittura fondamentale per lo scioglimento della vicenda, una vera e propria caduta di stile.

Trauma rimane comunque un discreto thriller, ancora oggi godibilissimo. Non è certo il capolavoro di Argento, tutt’altro, ma considerata la terribile deriva che di lì a poco avrebbe preso la sua carriera, rimane forse il suo lavoro migliore degli anni ’90. Non un gran vanto, considerati gli esponenti, ma tant’è…

PRO
Surreale e inquietante, nei momenti migliori

CONTRO
Sceneggiatura ciondolante

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  1. Steven says:

    Mmmmm….mi chiedo se nell’autobiografia del “maestro” (BOOM!) sia citato che fine abbiano mai fatto i 7 MILIONI DI EURO (di cui 300.000 dalla regione Lazio) per la creazione – abominazione di Dracula (3D)! Io ne dubito…ma se c’è scritto vorrei chiedere a Dario… “dove sono andati a finire i miei soldi…Buffone….sei un bu…ffone”! Altro che il Grande mago Omar!

    • Death says:

      Purtroppo gli ultimi capitoli sono veramente blandi, qualche raccontino dal set e nulla più. Io volevo sapere come cazzo fosse venuta in mente a Dario l’idea di girare il Cartaio con MUCCINOOOOH e KATSUMOTOOOOOOOOH!!!