The Village

Posted: 17th December 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Joaquin Phoenix, Adrien Brody, Bryce Dallas Howard, William Hurt, Sigourney Weaver, Brendan Gleeson, Cherry Jones, Celia Weston
Regia: M. Night Shyamalan
Durata: 103 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2004

VOTO: ½

In molti pensano che M. Night Shyamalan sia la mia nemesi e in parte hanno ragione, considerata l’enorme quantità di merda che ho spalato sui suoi ultimi lavori.
Ma la verità è che il regista indiano era partito veramente bene, con l’intrigante Il sesto senso, l’ottimo Unbreakable e tutto sommato anche con il discreto Signs, nel quale però si cominciavano a ravvisare i primi segni di cedimento in fase di scrittura.
Il punto di rottura, prima che la sua produzione sprofondasse negli abissi letamosi della mediocrità, fu il controverso The Village, anno 2004.

The Village è un film che, all’epoca, venne pubblicizzato parecchio come una sorta di horror campestre parecchio pauroso, e io lo guardai speranzoso proprio di cagarmi addosso nei calzoni. Quello che mi ritrovai di fronte fu invece un film molto diverso da quanto reclamizzato e, col senno di 11 anni fa, la delusione fu cocente.

Il film parla di una piccola comunità di fine ‘800, isolata e circondata da una fitta vegetazione che, di fatto, la rende impermeabile agli agenti esterni e all’influsso delle grandi città.
Le leggende popolari narrano che i boschi siano abitati dalle “creature innominabili”, enormi bestie artigliate coperte da una mantella rosso fuoco che impediscono agli abitanti di varcare i confini del loro piccolo nucleo abitativo.

La vita di campagna è serena e i paesani sembrano accontentarsi di ciò che la natura offre, nonostante i bislacchi veti imposti dal consiglio degli anziani. È assolutamente probito, per esempio, tutto ciò che sia di colore rosso, il colore del male, si tratti anche solo di un fiorellino di campo. I paesani, nella loro beata ignoranza, accettano di buon grado le imposizioni e proseguono la loro placida esistenza.

Quando il pazzo del villaggio pugnala per gelosia il giovane Lucius, la cieca Ivy, oggetto della contesa, si propone di affrontare la minaccia dei mostri e varcare la foresta per raggiungere la città più vicina e recuperare i farmaci necessari a salvare il culo al proprio amato.

Lo Shyamalan twist questa volta è doppio e doppiamente efficace.

Spoilers ahead

Con un rapido montaggio alternato, mentre Ivy si avventura nella selva oscura, il film ci mostra il padre spiegarle come le creature innominabili in realtà non esistano, ma si tratti soltanto di una mascherata ordita dagli anziani per spaventare i giovani, dissuaderli da eventuali propositi esplorativi e trattenerli all’interno del villaggio.
Non solo: non appena Ivy giunge in città, scopriamo di non trovarci nell’800, bensì ai giorni nostri. Il villaggio è in realtà una riserva protetta, istituita da alcuni disgraziati che, schifati dalle ingiustizie e dalle atrocità della società moderna, hanno deciso di tornare indietro di qualche secolo, lontani dal progresso a cui attribuiscono le cause della loro sofferenza.
Non è un caso, quindi, che l’unica persona ad aver ricevuto il permesso di oltrepassare i confini della riserva sia una ragazza non vedente.

Appurato dunque che non ci si trova davanti a un film dell’orrore, anche se le sequenze de paura siano effettivamente belle tese e orchestrate a modo, questo risvolto di sceneggiatura ci costringe a rivalutare l’intera opera e apre le porte a dissertazioni socioculturali ancor più attuali oggi che nel 2004.

Vivere nell’ignoranza è, per molti – me compreso -, lo spauracchio più grande, la fine dell’umanità.
Eppure, alla luce dei nefasti effetti dell’avanzamento tecnologico e della conseguente (d)evoluzione culturale su scala mondiale, nella mia testa esplode un paradosso devastante che da una parte mi porta ad aborrire una simile struttura societaria basata sulla retrogradezza, dall’altra mi costringe a invidiarla con veemenza perché, come ci insegnava il grande Richard Benson in una vecchia puntata di Cocktail Micidiale, “meno c’è, meno si rompe”.
Non è forse così? Viviamo nell’insoddisfazione perpetua poiché storditi da innumerevoli stimoli della natura più disparata, travolti dall’onda d’urto di media sempre più presenti (e pressanti) all’interno della nostra vacua esistenza. Siamo sempre alla ricerca di qualcosa di meglio, qualcosa di più, trascurando quel poco di buono che forse già abbiamo, senza riuscire ad apprezzarlo per il suo reale valore. Sarebbe forse opportuno, come del resto teorizzava anche Fight Club, perdere tutto e tornare al punto zero per ritrovare noi stessi?
Pur esasperando il discorso alle sue estreme conseguenze, come raffigurato nel ritorno al passato antiprogressista del Villaggio, sembra comunque che gli abitatori non soffrano più di tanto la mancanza di ciò che non si è mai esperito, avendo vissuto da sempre all’oscuro dell’outworld metropolitano. Al contrario: i sentimenti appaiono più puri anche se certamente più ingenui, gli svaghi sono ridotti al minimo senza sacrificare il divertimento e, se si esclude l’elemento di disturbo rappresentato dal folle Noah, la quiete della società vive di perfetta autarchia… e pazienza se una semplice influenza potrebbe stroncarti da un momento all’altro.

Non voglio che mi travisiate. Non auspico un ritorno del mito del buon selvaggio, sarebbe ipocrita da parte mia, visto che, volente o nolente, nella società attuale ci sguazzo e la mia ribellione è puramente verbale, teorica, mentale. E le società non si rivoluzionano dall’oggi al domani, per cui sarebbe utopistico anche solo sperare di far parte di un futuro migliore. È comunque un buon inizio prendere consapevolezza di sé e di quanto ciò che ci circonda ci stia portando, singolarmente e collettivamente, verso la rovina, senza voler creare sterili allarmismi buoni al massimo per le paginette complottare su Facebook.
Stesso discorso per l’avanzamento tecnologico. Internet ormai è ridotto a uno schifo, ma sarei veramente in grado di farne a meno, tornando indietro a quando il web non esisteva? Del resto, non avrei più neanche modo di lanciare questa cybercazzola worldwide, perché senza la rete non potrei scrivere su questo blog… ma forse non sarebbe una così grossa perdita, in fondo.
O no?

PRO
Offre ottimi spunti tematici

CONTRO
Ingannevolmente spacciato come horror

Compralo su Amazon in DVD.

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  1. Steven says:

    Eh si…sto film mi sa che è devvero l’ultima linea di confine prima della….LETAMorfosi di Shyamalan e del suo repertorio! (Per la gioia di NONNO POP di The Visit che in questo tipo di ambiente pare sguazzarci!)

  2. Frank R. says:

    per me questo resta un piccolo capolavoro. Un film che ritengo essenzialmente romantico e significativo, al di là della pellicola in se

    • Death says:

      L’inganno fu spacciarlo per un horror coi mostroni, la gente rimase delusa perché si aspettava tutt’altro… ma il film è molto bello, concordo 😉

  3. caden cotard says:

    Grandissima recensione Death, chapeau

    trovo The Village un grandissimo film che affonda solo per colpa di quel cazzo di giornale (tenuto in mano poi dallo stesso Mr Night) che lo rende moraleggiante in modo fastidioso e troppo didascalico.
    Per il resto secondo me è grande grande (io reputo ottimo anche Signs).

    Su tutta la tua seconda parte applausi

    • Death says:

      Grazie amigo! Ricordo la scena ma non il giornale nello specifico… cosa c’era scritto?

      • caden cotard says:

        Praticamente, anche se sono passati tantissimi anni e l’ho visto solo al cinema, c’è una pagina di giornale in cui si leggono solo notizie bruttissime, tipo omicidi, inquinamento e un mondo che fa schifo ed è pericoloso. Quell’inquadratura fatta ad arte la trovai veramente esagerata, didascalica, mi fece cadere le braccia… 😉