The Raid: Redemption

Posted: 7th August 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Iko Uwais, Joe Taslim, Yayan Ruhian, Donny Alamsyah, Verdi Solaiman, Ray Sahetapy, Ananda George, Pierre Gruno, Tegar Satrya, Iang Darmawan
Regia: Gareth Evans
Durata: 101 min.
Titolo originale: Serbuan maut
Produzione: Indonesia, USA 2011

VOTO: 

Una squadra speciale d’assalto irrompe in un fatiscente condominio/raffineria di droga, con l’ordine di arrestare il potentissimo boss della mala che vi sta asserragliato. Il loro prorompente entusiasmo è frenato molto presto dagli inquilini dello stabile. Nella palazzina vivono infatti le peggiori merde di Jakarta, armate fino ai denti e disposte a tutto pur di tenere la pula fuori dal loro dominio. È il pretesto ideale per 100 minuti di mattanza.

Ci si mena parecchio in The Raid. Partendo da uno spunto più che mai classico, il gallese Gareth Evans decide di puntare tutto sulla sostanza e volare diretto in Asia, dove gli stuntmen non hanno paura di mettere a repentaglio la propria vita di fronte ad una telecamera. Ma se la Thailandia risulta ormai inagibile causa eccesso di cascatori in fisioterapia, il territorio giusto da battere è allora l’Indonesia del Pencak Silat, micidiale stile tradizionale. Evans può dunque mettere in atto il suo piano diabolico.
Si tratta di far massacrare i buoni e i cattivi, in un’ambiente claustrofobico strutturato in livelli quasi videoludici, nella maniera più brutale possibile. Volano proiettili da ogni parte, si sprecano gli headshot e le mutilazioni all’arma bianca (coltelli e machete sembrano essere la dotazione standard di ogni abitante del palazzo) e sopratutto – perché è questo quello che gli action fans vogliono – ogni occasione è buona per picchiarsi anche a mani nude, raggiungendo nuove vette artistiche nel genere e arricchendo i chiropratici locali.

Purtroppo non c’è un piano sequenza da storia del cinema come quello di The Protector, così come la scelta di non delineare in maniera netta protagonisti assoluti ci impedisce di eleggere una novella “leggenda di Pra-du“. Ma considerato che Tony Jaa gioca ormai a fare il bonzo in qualche monastero, il testimone per il miglior marzialista in circolazione (Scott Adkins missing in action) passa ex aequo a Yayan Ruhian e Iko Uwais, picchiatori bestiali nonché coreografi del film.

Il primo sembra un ubriacone da piazzetta, con la maglietta sbrindellata, il baffetto da bastardo e i radi capelli lunghi e oleosi. Una versione malridotta di Kirk Hammett, che però bastona come un disperato.

Il secondo si distingue per i suoi eccezzionali “assolo” contro molteplici opponenti (in stile Jaa, appunto) e la sua maestria non ha tardato a farsi notare, tanto che Keanu Reeves l’ha subito scritturato per il suo “Man of Tai Chi“, tentativo di riportare il cinema di arti marziali alla vecchia maniera (no cavi, no CG).

Onestamente ho mal sopportato alcune decelerate di ritmo (come del resto accadeva nei film di Tony Jaa) e la mia virtuale impossibilità di provare la benché minima suspense, anche quando la messa in scena me lo richiederebbe.
È indubbio in ogni caso che The Raid contenga alcune delle sequenze d’azione più belle di tutti i tempi (quando la velocità cresce il film non risparmia nulla in quanto a violenza, brutalità e spettacolarità) e si impone come moderno paradigma di genere, ed è ancora più lodevole il fatto che riesca a fare tutto questo riuscendo a mantenere una sua coerenza narrativa e una sua solidità strutturale.

Per l’uscita americana è stato incaricato di scrivere la soundtrack Mike Shinoda dei Linkin Park, che musica la pellicola in maniera sobria e anche un po’ anonima, la solita solfa elettronica.

Previsto un sequel autoctono (Berandal) e un remake statunitense. Restiamo in attesa, in turgida erezione.

PRO
Coreografie col cazzo duro

CONTRO
Anche l’Indonesia ce lo mette al culo

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  1. Cleaned says:

    C’è piaciuto, per carità, però non mi ha fatto l’effetto fresco-gasante del primo Ong Bak

  2. Death says:

    Verissimo, ho avuto la tua stessa sensazione… Dopo le varie peripezie di Tony Jaa certe cose, per quanto eseguite alla perfezione, lasciano un retrogusto di “già visto”… però la rissa nella raffineria e lo scontro finale mi hanno fatto esclamare di dolore un paio di volte! 😀