The Green Inferno

Posted: 2nd October 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Lorenza Izzo, Ariel Levy, Kirby Bliss Blanton, Aaron Burns, Magda Apanowicz, Ignacia Allamand, Daryl Sabara, Nicolás Martínez
Regia: Eli Roth
Durata: 103 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2013

VOTO: ½

“L’odio è un tonico, fa vivere, ispira vendetta; invece la pietà uccide, indebolisce ancora di più la nostra debolezza”

Non credo sia il caso di introdurre il discorso ribadendo ovvietà su Cannibal Holocaust, tutti voi l’avrete già visto e ve ne sarete fatti un’idea. Al limite potrei scriverne un parere personale in futuro, nel caso non vi accontentaste di queste poche righe. Vi basti sapere che, per me, il film di Deodato ha un’indubbia importanza storica, un concept avveniristico alla base, una robusta realizzazione tecnica ma si smerda con le ormai infami sequenze di violenza gratuita su animali vivi, uno scempio ingiustificato e imperdonabile che mi ha sempre infastidito e ridimensionato il mio giudizio su un film che, per altri versi, sarebbe eccezionale.

Ciò premesso, torniamo ai giorni nostri (o meglio a due anni fa, perché il film ha faticato parecchio a trovare una distribuzione), quando Eli Roth prende in prestito il sottotitolo del secondo tempo del film del Ruggero nazionale e gira in low budget e con tecniche guerrilla The Green Inferno, tributo/plagio al prototipo e tentativo di revival del genere cannibale tanto in voga negli anni ’80.

La trama vede un manipolo di sciocchi attivisti, fin troppo preoccupati per la sorte della foresta amazzonica, organizzare dei raid di protesta per fermare l’avanzata delle ruspe capitaliste, intenzionate a deforestare l’habitat di svariate tribù indigene per costruirci magari un McDonald’s o uno Starbucks. Questi ambientalisti wannabe sono delle facce di cazzo che non ne avete idea. Uno di questi, prima di tenere un comizio al pub locale, esordisce più o meno con “Chi di voi non ha mai sognato di salvare una tribù aborigena?”. Io, onestamente, no.
Mi tornano drammaticamente in mente quegli individui che, quando ancora andavo all’università, vedevo cazzeggiare in giro per i corridoi, tutti cianciando di proteste e di cortei con aria da rivoluzionari, più occupati a girare erba che a studiare, tanto la retta la paga il papi. Il mio astio nei confronti di detta categoria si è mantenuto vivo tutt’oggi, e la prospettiva di vedere massacrato uno stuolo di simili esemplari mi fa sussultare d’emozione.

Di ritorno da una pericolosa contestazione in diretta streaming, l’aereo su cui questa cricca viaggiava precipita in una foresta nel mezzo del Perù, precisamente nei pressi di un villaggio di pinti cacciatori di teste, gli stessi aborigeni che al pub si sognava di salvare, anziché preoccuparsi dei propri cari o di aiutare bisognosi che non siano lontani un continente. Un simile comportamento da fottuto snob figlio di papà merita una punizione medievale, gli indios lo sanno bene, e così gli stronzi vengono presto catturati e fatti a pezzi uno a uno.

Ho un rapporto conflittuale con Roth. Lo ritengo tutto sommato un regista discreto, sicuramente fortissimo nel marketing, spesso capace di intuizioni geniali ma sempre difettoso nella realizzazione finale. Ricordo distintamente l’inculata presa con i due Hostel, spacciati come film al limite dello snuff ma, in realtà, pecorecci come un American Pie, giusto con qualche schizzo di sangue anziché di sborra. Capirete quindi la mia diffidenza di fronte al poster di Green Inferno che, senza falsa modestia, inanellava una serie di complimenti uno più iperbolico dell’altro, FEROCE ABERRANTE EFFERATO ESTREMO INACCETTABILE CRUDELE, che la mia vista antipacco decodificava subitaneamente in CAZZATA CAZZATA CAZZATA CAZZATA CAZZATA CAZZATA.

Eppure il primo omicidio, dopo una prima raffica di morti troppo sbrigativa durante il disastro aereo, sembra smentirmi in pieno. Il ciccione del gruppo, quello più ingenuo e caritatevole, viene accecato con un uncino, smembrato a colpi di un rudimentale machete e infine decapitato, con una dovizia di particolari veramente rara nel cinema odierno, effetti prostetici meravigliosi a cura del sempre in gamba Greg Nicotero. Sono in estasi. Per quanto il ciccione fosse tutto sommato simpatico, di certo il meno meritevole di esser squartato e divorato, esordire con una mattanza simile mi fa ben sperare per il seguito. Forse il poster stavolta non mentiva.

E invece, come sempre succede con Roth, per quanto il film continui a fomentare l’odio verso gli attivisti e per quanto questi vengano effettivamente ammazzati in serie, le dinamiche degli omicidi si fanno via via meno audaci, qualcuno muore fuori campo, non si raggiungono più vette di eccezionale splatterosità. Uno viene cosparso di wasabi e lasciato in pasto alle formiche giganti, ma oltre qualche livido e un occhio gonfio gli insettoni non fanno granché, una vera delusione.

Rimango addirittura sgomento quando mi rendo conto che un film del 2015 si dimostra ancora più casto e arretrato di uno del 1980. Insomma, sono passati 35 anni e gli effetti gore hanno raggiunto dei livelli di realismo veramente sconvolgenti. Nessuno sembra scandalizzarsi nel vedere scene di bassa macelleria ben inquadrate in primo piano, eppure perché si soffre ancora di pudicizia nel mostrare due tette e una figa nuda? Mi sembra veramente illogico che i cannibali, in procinto di preparare per l’infibulazione la vergine del gruppo, si preoccupino di lasciarle indosso la biancheria intima a cuoricini. Specie se, qualche scena prima, Roth si diverte a mostrarci un bello zoom su cazzo e palle di un coglione che piscia su un nido di tarantole.

Inoltre manca un bel momento finale di catarsi, ovvero una scena in cui, come minimo, le vittime si accaniscano sui propri assalitori, specialmente i due detestabilissimi “villains” capobranco della tribù, riservando a loro il medesimo trattamento previsto per gli sciocchi culi pallidi.
E storco ancora di più il naso quando l’unico superstite al massacro, anziché invocare l’intervento dell’esercito degli Stati Uniti o il lancio di una bomba all’idrogeno, decide addirittura di “graziare” il clan di cannibali, nonostante il calvario patito. Qualcuno potrebbe sottolineare che effettivamente la pietà è il sentimento che ci distingue dalle bestie e bla bla bla, eppure il poster, ancora lui, esplicitava a chiare lettere che “nessuna buona azione resterà impunita”.
Ergo? CAZZATA.

In definitiva, The Green Inferno è l’ennesima occasione sprecata. Senz’altro efficace nella messa in scena e persino originale in alcune scelte di sceneggiatura (non avevo mai visto nessuno sciogliersi in merda per lo stress, in un film dell’orrore), vorrebbe purtroppo porsi come nuovo alfiere del cinema insostenibile degli eccessi, quello che ti fa chiudere gli occhi dal raccapriccio ma, aldilà della crosta superficiale di sangue raggrumato, nasconde un’indole tutt’altro che spietata, fin troppo timorosa di offendere l’opinione pubblica e veramente troppo conciliante nel risolvere il gioco tra le parti.

Ritenta, Eli, ci sei quasi.

“Chi è pietoso contro i crudeli finisce con l’essere crudele contro i pietosi.”

PRO
Splatter totale nei momenti migliori

CONTRO
Per nulla eccessivo come reclamizzato

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  1. Steven says:

    Considerato che mi trovavo li non posso che confermare tutto quanto, perciò, detto questo ho delle domande a chiunque possa rispondermi!

    Siccome sono MELARIANO da 10 giorni, ho la salute che è al top, ma ci sono delle cose che non mi tornano:

    1) da 8 giorni tossisco sangue e talvolta ne spruzzo dal culo…sto mangiando troppe mele da 200 gr? o ne devo mangiare di più, magari di un altro tipo?

    2) siccome tutto ciò mi provoca anche diarrea, pensavo di aggirare il problema facendomi clisteri al succo di mela e assorbire i nutrienti dall’intestino, che ne pensate?

    3) ultima e più importante domanda: qualcuno mi può elencare i vantaggi di questa dieta?

    🙂

    • Death says:

      La tesi proposta dal film è che simili disordini possano essere risolti con una bella scorpacciata di carne di maiale! Carne tatuata e aromatizzata alle erbette però… oh, wait…

  2. Psichetechne says:

    Carissimo, non ho potuto ancora vedere il film, ma lo voglio vedere, se non altro perché è difficile oggigiorno vedere un film sul cannibalismo distribuito in Italia. Lei Roth non mi ha mai peraltro convinto, ma volevo vedere questo suo ultimo figlio proprio per capire dove sta andando (visto che purtroppo sappiamo da dove viene). Ti ringrazio dunque della tua recensione, come al solito lucida, oltre che sempre come al solito molto divertente. A presto. 🙂

  3. psichetechne says:

    Visto oggi. Mah, ti confesso che secondo me sei stato troppo buono. Sicuramente ne dirò in via classica o con una video-recensione. Il mio parere è comunque negativo.

    • Death says:

      Attendo di leggere il tuo parere dettagliato! Io premio comunque l’ottimo squartamento iniziale e qualche idea sparsa. Poi pesa senz’altro lo spreco del potenziale, ma poi penso che si tratta di Eli “sola” Roth, scemo io che mi pongo anche delle aspettative… diciamo che è un film coerente all’interno della sua produzione 😉

  4. caden cotard says:

    Grande recensione che, tra l’altro, approvo totalmente.
    Io sono stato più cattivo in alcuni aspetti (ovvero il mood trash e bambinesco del tutto), te in altri.
    Ma mi sono divertito a leggerti e rivisto in molti pensieri che hai avuto, anche quelli sul poster 😉

    • Death says:

      Ormai i poster troppo scoppiettanti sono un affidabile campanello d’allarme sulla qualità dei film reclamizzati 😉 Passo a leggere la tua rece!