Tales of Halloween

Posted: 31st October 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Barry Bostwick, Lin Shaye, John Savage, Pat Healy, BooBoo Stewart
Regia: Dave Parker, Darren Lynn Bousman, Adam Gierasch, Paul Solet, Axelle Carolyn, Lucky McKee, Andrew Kasch, John Skipp, Mike Mendez, Ryan Schifrin, Neil Marshall
Durata: 97 min.
Titolo originale: The October Society’s Tales of Halloween
Produzione: USA 2015

VOTO:

Halloween fa rima con film a episodi, perciò mi pare giusto onorare (o profanare) questa ricorrenza con la solita novità in anteprima, Tales of Halloween, un bel filmettino che riunisce una manciata di talentuosi registi e li mette nell’ardua condizione di esprimere il proprio talento in dieci minuti scarsi cadauno. Alcuni di questi sono registi ormai affermati, indi la mia curiosità, mentre altri non so neanche chi cazzo siano. Ciascuno sketch è, ovviamente, ambientato durante la notte di Halloween, ma si spazia con una certa varietà tra il genere. Perciò, vista l’eterogeneità del materiale trattato, mi pare giusto analizzare il film episodio per episodio, cercando di evitare il più possibile gli spoiler, perché praticamente ogni corto vive in funzione di un colpo di scena.
Cominciamo.

“SWEET TOOTH” di Dave Parker
La notte di Halloween, babysitter porca e boyfriend arrapato cercano di terrorizzare un ragazzetto per mandarlo a nanna presto e festeggiare a suon di scopate e barrette di cioccolato. Gli raccontano dunque la leggenda di Sweet Tooth, babau goloso di dolci che ogni 31 Ottobre emerge dall’oscurità per fare a pezzi chiunque non condivida con lui le caramelle guadagnate a suon di “dolcetto o scherzetto”. Peccato che, purtroppo per loro, Sweet Tooth esista davvero…
Si parte veramente con un bel pollicione in su, perché Sweet Tooth, nella sua semplicità, è efficacissimo e strutturato alla perfezione, con scene splatter veramente ganze, un boogeyman grottesco il giusto e un colpo di scena finale non originalissimo ma piuttosto divertente.

“THE NIGHT BILLY RAISED HELL” di Darren Lynn Bousman
Billy va a fare trick or treat alla porta sbagliata, perché citofona direttamente a casa di SATANA. Quel simpaticone di Belzebù, frustrato da anni di cagature di cazzo, decide di passare una serata diversa dal solito andando a spasso col bimbo in giro per il quartiere a fare casino.
Bousman, come suo solito, supersatura la fotografia e ci introduce in una dimensione surreale più predisposta alla risata a denti stretti che allo spavento. Il satanasso interpretato da Barry Bostwick (lo sfigatissimo protagonista del Rocky Horror Picture Show) è tanto carismatico quanto sardonico e il finale è cinico un tot. Non male.

“TRICK” di Adam Gierasch
Un gruppo di ragazzi, che festeggia pigramente guardando La notte dei morti viventi (di Romero, of course…) e mangiando junk food, viene preso d’assedio da un gruppo di bimbi mascherati a festa ma armati di veri coltellacci e mannaie.
Quella che sembra una “normale” home invasion assume connotazioni ripugnanti quando, a un certo punto, una rivelazione shock ribalta le carte in tavola e ci mette in condizione di tifare per i carinissimi bimbi killer, agghindati da mostri e parecchio abili con le lame.

“THE WEAK AND THE WICKED” di Paul Solet
Un trio di teppisti spadroneggia per le vie della città, vessando i nerd e compiendo atti di nonnismo indicibili. Ma c’è un nuovo supereroe in città: è vestito da demone cornuto, ma forse non è tutto ‘sto granché…
Inizia che sembra il sosia horror di Kick-Ass, solo un po’ più sfigato. Poi un paio di flashback, come al solito, rigirano la situazione in maniera inaspettata, arrivando a un finale che sarebbe stato perfetto se solo il regista avesse deciso di calcare molto di più sul pedale della violenza. Dobbiamo accontentarci di un singolo spruzzone esagerato di sangue, ma poteva – e doveva – andare molto meglio.

“GRIM GRINNING GHOST” di Axelle Carolyn
Mary Bailey era una ragazza dal volto sfigurato che morì, vittima di un bullismo, dopo esser stata derisa per tutta la vita. La leggenda vuole che il suo fantasma segua le persone che passeggiano sole la notte, deridendole alle spalle. Guai a girarsi: Mary penserebbe che vogliate prenderla per il culo, e la sua vendetta sarebbe tremenda…
È Lin Shaye (professionista del genere, ma ve la ricorderete in Insidious) a narrare l’urban legend che apre il segmento. Ovviamente il racconto prende vita, e una povera disgraziata si ritrova lo spettro della Bailey alle calcagna. Il corto è tutto giocato sulla tensione ma il finale è piuttosto prevedibile, anche se visivamente azzeccato. Cameo di Mick Garris e Stuart Gordon nel prologo.

“DING DONG” di Lucky McKee
Una coppia si prepara ad accogliere i bambini che verranno a chiedere i dolcetti, aspettando il momento opportuno per compiere qualcosa di disdicevole. In realtà il marito non sembra averne troppa voglia, ma è succube della moglie, strega non solo di carattere.
Onestamente, da Lucky McKee (The Woman) mi sarei aspettato qualcosa di più del solo recast di Pollyanna McIntosh. Ding Dong è abbastanza dissacrante, ma gli manca quel momento peculiare necessario a far svoltare tutto l’episodio. Complice una certa ripetitività nella struttura, si classifica a sorpresa come uno degli episodi più fiacchi.

“THIS MEANS WAR” di Andrew Kasch e John Skipp
Un pacato signore addobba il proprio cortile a tema, ogni notte di Halloween da 20 anni a questa parte. Quest’anno, però, una coppia di chiassosi metallari si trasferisce di fronte a lui, facendo un bordello della madonna. Dopo aver tentato di risolvere la situazione a parole, in maniera pacifica, i due vicini passeranno alle maniere forti.
Come sketch è senz’altro simpatico nel raffigurare la tradizione che si scozza malamente contro la nuova leva cafona e arrogante, peccato che di orrore ci sia veramente pochino, esclusa la risoluzione finale. Sembra piuttosto di guardare una di quelle commedie americane un po’ stolide agghindata dark.

“FRIDAY THE 31ST” di Mike Mendez
Un clone ancora più ritardato di Jason Voorhees insegue la solita figa in mezzo alla foresta. L’intervento di un UFO, casualmente di passaggio, interferirà nella mattanza con esiti a dir poco truculenti.
Forse il segmento più volutamente trash e sopra le righe, è guardacaso anche uno dei più divertenti. L’idea di riprendere in versione discount Jason è già vincente di suo, ma il colpo di genio è buttarla totalmente in caciara, con uno stile quasi cartoonesco alla Sam Raimi prima maniera, e finalizzare il tutto con pesantissime iniezioni di splatter duro. Una piccola bombetta gore, irresistibile.

“THE RANSOM OF RUSTY REX” di Ryan Schifrin
Due sfigati decidono di rapire il figlio di un ricco industriale, mentre il poveretto fa la questua di Halloween in giro per le case. Purtroppo per loro, il piccolo Rusty Rex è tutt’altro che un bambino affabile.
Mi scuso del semi-spoiler ma la trama è veramente risicata. In ogni caso, all’inizio ero tutto dispiaciuto per il povero Rusty, caratterizzato alla perfezione come vittima sacrificale da un mascherone di cartoncino con l’effige di un gattino e da una felpina con stampa tenerona. Stavo per morire dalla pena. Meno male che Rusty sa badare a sé stesso, e il dispiacere cede rapidamente il passo a un sadico divertissement. Cameo di John Landis nel ruolo di papà Rex.

“BAD SEED” di Neil Marshall
Una zucca mutante assassina semina il terrore per le vie della città. Una poliziotta decisamente scocciata gli dà la caccia, dopo esser stata presa per il culo da mezzo dipartimento di polizia.
A un certo punto esplode una musica synth e per poco sembra di trovarci ad Haddonfield, ma al posto di Michael Myers c’è questo zuccone cattivissimo che sbrana grandi e piccini. Neil Marshall conferma il suo spirito anarchico in maniera scanzonata ma dannatamente divertente. Bad Seed è già un piccolo cult. Cameo di Joe Dante sul finale, quasi apocalittico.

Tales of Halloween, come molte altre raccolte dell’orrore simili, alterna episodi riusciti ad altri un po’ più blandi. Una qualità altanenante di questo tipo è giocoforza insita in operazioni analoghe, solitamente però ben più corpose e di difficile digestione (basti pensare ai lunghissimi, seppur pregevoli, ABCs of Death). Tales of Halloween, invece, dura 90 minuti (credits esclusi) veloci e taglienti, sicché il ritmo è inarrestabile e non si fa proprio in tempo ad annoiarsi. Anche per gli sketch meno gradevoli, si tratta di aspettare pochi minuti prima di poter passare ad altro, il ché è un grande punto a favore di questa raccolta, che si candida tra le prime scelte per una serata a tema. Certo, si tratta di una visione più orientata all’umorismo nero che alla ricerca di brividi facili, ma per chi gradisce qualcosa di grana grossa, caciarone con gusto, è la soluzione ideale. Potete sempre buttarvi sui classici, chessò, una maratona di Nightmare o Halloween, ma con Tales of Halloween condensate l’esperienza in appena un’ora e mezza, così poi dopo siete liberi di fare il cazzo che volete.
Direi che è un buon compromesso, no?

Buon Halloween, sempre che ve ne sbatta qualcosa. A me no.

PRO
Veloce, violento, dilettevole

CONTRO
Qualitativamente altalenante

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  1. psichetechne says:

    Concordo appieno con la tua recensione: visto e recensito pure io. Una vera, bella sorpresa 🙂

  2. Bella sorpresona vintage. Mi son divertita. Trick è un bel pugno sui denti, l’episodi finale una genialata.