Street Fighter – Sfida Finale

Posted: 12th March 2010 by Panzer Guderian in Recensioni
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Interpreti: Jean-Claude Van Damme, Raul Julia, Ming Na, Damian Chapa, Kylie Minogue, Wes Studi, Byron Mann, Jay Tavare, Andrew Bryniarski
Regia: Steven E. De Souza
Durata: 97 min.
Titolo originale: Street Fighter
Produzione: USA, Giappone 1994

VOTO:

Questo è ciò che scriveva uno sbrigativo Guderian 8 anni fa:

Forse questo è il film più brutto della carriera di van damme, anche se spassoso. I personaggi sono patetici, Sagat è un rachitico, T.Hawk un ragazzino di 15 anni tutt’altro che indiano, dhalsim un vecchiaccio dottore, deejay un magnaccio portoricano, ken più che un guerriero mi sa di ragioniere mangia-mortadella (gobbo pergiunta), honda il sumo delle hawai (e ho detto tutto) con il suo urlo patetico AH-SAA!, blanka un rimbecillito, vega uno zingaro, e poi c’è il pezzo forte: RYU, volgarmente pronunciato RAYU!!!! neanche fosse un asino 10 stelle per le risate che mi son fatto

Street Fighter – Sfida finale l’avete visto tutti, suppongo che d’istinto abbiate anche voi messo alla berlina un film che si dimostrava totalmente dissonante con lo spirito marziale del leggendario capostipite dei picchiaduro.

Chi si aspettava l’epopea di Ken e Ryu ha dovuto fare i conti con il protagonismo del colonello Guile e della coalizione di nazioni democratiche in lotta contro il criminale regime di M. Bison, in uno scenario bellico che funge da serbatoio per dei personaggi ridotti ai minimi termini per ragioni di spazio.

Il risultato è simpaticamente indecente: prendiamo in esame Deejay, Blanka e Dhalsim, senza contare l’anonimo Sawada, costruito a tavolino per scongiurare l’inserimento di Fei-Long, una presenza che avrebbe sputtanato la memoria di Bruce Lee.

Poi se andiamo sul personale, non posso che giudicare scandaloso Damian Chapa (ma va a ciapà di rat!!!), l’attore che ha rovinato il mio preferito: Ken Masters. Completamente negato nel combattimento, privo di spessore fisico, tradisce la sua incapacità persino nei più elementari movimenti umani: memorabile quando inciampa su uno sgabello o quando, in preda a qualche crampo, carica il pugno all’indirizzo di Sagat (dobbiamo interpretarlo come uno Shoryuken?!?)

Il sospetto è che la produzione abbia concepito una parodia del videogioco, o abbia puntato volontariamente sul faceto, consapevole delle difficoltà nel rendere credibile un film che deve fare i conti con pittoreschi figuri che si picchiano in strada. Aggiungiamo pure il divario figurativo tra l’immagine stilizzata e idealizzata dei personaggi virtuali e quella immancabilmente deludente degli attori in carne e ossa… e tinta rossa: “Il colonnello Guile, forse il Van Damme più tamarro di sempre” – scrive un attento Flavio Filippini – è comunque uno dei fighters meglio riusciti.

Il protagonista che coniuga prestanza fisica (superlativo un primo piano del suo dirompente bicipite a stelle e strisce), sboroneria da farfallone (espressa fuori dal set con una probabile scopata con la Minogue), bonaria sfrontatezza e riflessivo ripiegamento intimo (durante la missione Guile si guarda il filmino delle sue vacanze con Charlie) lo rendono un’icona dell’immaginario action-trash della nostra generazione. Se poi aggiungiamo la vivida capacità oratoria manifestata nel discorso alle truppe, tocchiamo picchi di epica liricità.

Ma il fatto è che, trattando in generale, Street Fighter tasta volontariamente e sommariamente tematiche, topoi, maschere e linguaggi in maniera così varia e sfuggente da consegnare allo spettatore uno scenario colorato dalle fattezze barocche.  Barocco sarebbe l’aggettivo giusto per definire il film: più forma, meno contenuto; attenzione maniacale ai particolari: la stanza di Bison è un trionfo di dedizione e cura del dettaglio che non fanno che aumentare la comicità di una scena strepitosa: M. Bison (Raul Julia) in pigiama che scuote lo shaker è già leggenda.

Cito qualche chicca esemplificativa a riguardo: Bison viene ritratto come Napoleone a cavallo nel celebre quadro di Jacques-Louis David; il teschio Shadaloo fa la comparsa in ogni suppellettile possibile ed immaginabile, penso ai fantastici stecchi sui cocktail da offrire ad una spaesata Chun-li, la stessa che prende in mano un numero di Newsweek con Bison e Guile in copertina; ogni muro della base è tappezzato da poster propagandistici di Shadaloo, i quali se osservati attentamente risultano calchi di manifesti della seconda guerra mondiale; non mancano rimandi al videogioco: notate il marchio CAPCOM che compare su un coperchio di barile durante lo show di Honda, Balrog e Chun-li, oppure la piattaforma da coin-op sulla quale smanetta un Bison esaltato; rilevo la campana dell’ultimo stage del gioco e il Buddha sdraiato, reperibili il primo nella stanza dei comandi di Bison e il secondo nel postribolo di Sagat.

Questa cura morbosa raggiunge l’apice con i Bison-dollari, “la valuta che varrà un sacco di sterline una volta catturata la regina Elisabetta” …che dire, siamo di fronte ad un capolavoro involontario, i cui meriti sono da attribuire a un fantastico Raul Julia prossimo alla fine dei suoi giorni terreni.

Il suo istrionico Bison passa da magniloquenti discorsi politico-sociali (“la Pax Bisonica“) e urbanistici (“aumentare la zona adibita ai fast-food nella prossima Bisonopolis“) ad altisonanti tirate nietzschiane pregne di citazioni bibliche (“Rifiuti ancora la mia immortalità? Tieniti il tuo Dio, perché potrebbe essere il momento buono per pregarlo, poiché io vidi satana mentre cadde dal cielo come un fulmine“).

Elencare tutte le perle presenti in questo oceano di gag e sketch sarebbe impossibile; l’importante è il costante successo che questo mostro di film registra a casa mia: non mi stanco di rivedermelo da solo o in compagnia, si ride, si prende per il culo, fila veloce ed è sempre festa.

Postilla by Death  
Una puntualizzazione sui voti, che penso sempre più fermamente di abolire.  Un voto d’eccellenza per un film oggettivamente mediocre può apparire un paradosso, ma ce ne freghiamo le palle.  Il voto va contestualizzato entro l’ottica della recensione e lo spirito del recensore.  Detto in due parole: è un film brutto ma ne siamo devotamente affezionati al punto da idolatrarlo.

PRO
L’immenso Raul Julia, il tamarro Van Damme

CONTRO
Si voleva andare in culo alla balena ma si è finiti nel paese dei balocchi

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  1. anonimo says:

    E' vero. Preso come trash cazzacchione (smaltita la delusione per una conversione perfetta da videogame) sfiora il capolavoro…
    se non fosse che è pelino noioso.

    Imperdonabile invece che abbiano toppato anche il nuovo film, quel triste re-imagining con Chun-Li

    Ma quando lo capiranno che un film su un picchiaduro ad incontro va girato tutto a tornei e match, tipo Bloodsport?

    Kisses
    Cleaned

  2. deathrow says:

    Alla fine, per quanto possano venir criticati, gli unici film davvero PICCHIADURO rimangono Mortal Kombat e Dead or Alive!

  3. idiotaignorante says:

    Fantastico, ricordo che lo andai a vedere al cinema! Ma una bella recensione di Bloodsport, appunto, quando? 🙂

  4. anonimo says:

    Bello, mi piace questo blog perché è dinamica, nuova e diversa. Mi ha colpito sin dall'inizio. Come ho iniziato a leggere e approfondendo la lettura più interessante che ho trovato.Molto buona

  5. Zenn says:

    Notizia da non sorvolare:

    http://www.jcvandamme.net/EN/ENNews/ennews.html

    …Jean Claude Van DAAAAAAAMN! 

  6. deathrow says:

    Gli ultimi aggiornamenti del match Van Damme Vs. Kamsing riferiscono un posticipo per Aprile 2011 in Russia… speriamo che il Van non le prenda!