Star Wars: Il risveglio della forza

Posted: 27th December 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: John Boyega, Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaac, Harrison Ford, Carrie Fisher, Mark Hamill, Anthony Daniels, Andy Serkis, Max von Sydow
Regia: J.J. Abrams
Durata: 136 min.
Titolo originale: Star Wars – The Force Awakens
Produzione: USA 2015

VOTO:

Ipnotizzato dal continuo bombardamento mediatico, nonostante avessi tronfiamente asserito che non me ne fregasse un cazzo, mi ritrovo come radiocomandato a vedere Star Wars: Il risveglio della forza, a 10 anni esatti dal discreto La vendetta dei Sith. Come passa il tempo! E come poco cambia il cazzo che me ne frega! Anche se poi, scherzi a parte, alla saga creata nel 1977 da George Lucas, un po’ ci sono affezionato. Non posso assolutamente definirmi un Warsie (cioè come si chiamano i fan sfegatati di Guerre Stellari; grazie, Mr. Google), ma la trilogia originale ho avuto modo di apprezzarla anche io, da ragazzino, senza strapparmici troppo i capelli.

A ogni buon modo, evitando di prolungare questo inutile quanto ingombrante prologo, partiamo a bomba con qualche breve cenno sulla trama.
Un tot di anni dopo gli avvenimenti de Il ritorno dello Jedi, l’Impero l’ha nuovamente messa nel culo alla Repubblica e ora prolifera col suo nuovo nickname, il Primo Ordine, bello dispotico come 40 anni fa. Ovviamente ci sono ancora i ribelli, il cui obiettivo principale, al momento, pare essere solo uno: ritrovare Luke Skywalker, datosi alla macchia dopo non ben precisate dinamiche.
In questo scenario si muovono diversi nuovi personaggi – l’eroina Rey, il sudatissimo Finn, l’emulo di Darth Vader Kylo Ren – e vecchie glorie – un sempre arzillo Han Solo, il balsamato Chewbecca e un’irriconoscibile Leia Organa, forse quella con cui il tempo è stato più spietato -.

La struttura riprende, senza mezze misure, la stessa medesima di Episodio IV – Una nuova speranza, perché J.J. Abrams avrà avuto il culo stretto dalla responsabilità e, per non sgarrare il colpo, ha deciso di vincere facile e ripercorrere le rodate orme del capostipite. Se ci fate caso, infatti, Il risveglio della forza sembra quasi una cover del primo film della serie, o tuttalpiù un remaster, considerato lo stacco generazionale, anche se si è cercato di mantenere il più possibile omogenea la continuità tecnologica coi predecessori. L’adesione stilistica al passato è infatti resa evidente dal ricorso minimo (in proporzione, ovviamente) al digitale e al grande uso di effetti prostetici, polverosi set reali, fucili e armature di plastica e l’immancabile cavo in nylon per gli svolazzamenti, in modo da rifuggire il plasticosissimo effetto della “nuova trilogia” – in particolare L’attacco dei cloni, dove si digitalizzavano pure le pere – che tanto aveva fatto cagare appassionati e profani.

La prima metà del film scorre liscia come l’olio e, nei momenti migliori, specie durante gli ampi quadri panoramici su distese desertiche sulle quali stazzano imponenti reliquie di ere passate, ha il respiro dei bei vecchi film di fantascienza di una volta che, pur con un background verbale minimo, erano capaci di farti sognare all’infinito con un’inquadratura statica ma ricca di dettagli più eloquente di mille spiegoni. Sono piacevolmente colpito e stranamente entusiasta.
L’azione è dosata il giusto, le strizzatine d’occhio ai fan pure, e progressivamente ci si ricongiunge alla vecchia saga, introducendo gradualmente nella storia tutti gli elementi che porteranno all’entrata in scena dei personaggi storici.

È finito il primo tempo e quasi non me ne sono accorto, se continua così rischio di trovarmi di fronte al mezzo capolavoro.

Forse, ma questo potrebbe essere un problema mio, si potrebbe criticare un abuso di ironia anche nelle sequenze che richiederebbero un tono un po’ più grave, come se la produzione (perché alla fine è della Disney che si parla) avesse paura di calcare un po’ la mano e rendere il film troppo maturo, troppo poco “Per Tutti”, nonostante la saga originale si faccia ricordare soprattutto per i cambi repentini di registro che sfociavano talvolta in sequenze tutt’altro che accomodanti per i più giovani.

Inizia il secondo tempo e assieme a lui, ahimè, cominciano anche le magagne.
Per esplicitarvele mi è doveroso spoilerare.
Quindi, OCIO, SPOILER.

SPOILER ALERT

A un certo punto, Rey viene fatta prigioniera e interrogata sulla posizione di Skywalker.
Kylo Ren, il terribile e leggendario asso del Primo Ordine, poderoso nell’uso della forza e spietato come il suo idolo Darth Vader, commette dunque l’errore più grave, cioè levarsi la maschera, per poi venire ownato in un’infantile gara di Forza e andare a piagnucolare dal grande capo Lord Snoke, digitalmente gigantesco (il ché mi fa pensare che nella sua controparte reale sarà alto un metro e un cazzetto moscio). Kylo Ren ha il faccione non propriamente bellissimo di Adam Driver, naso adunco, orecchie a sventola e pure un po’ di punti neri sul viso. In originale ha un vocione bello cavernoso, ma il doppiaggio italiano gliene affibbia uno da teenager prepubescente che finisce per massacrare ulteriormente quello che, all’inizio, sembrava un cattivo con la C maiuscola.

Ok, non datemi contro, non sono così tordo e ignorante da non capire che il personaggio sia scritto appositamente per non essere il solito villain invicibile e cattivissimo. Kylo è un Sith wannabe che vive all’ombra del mito di Darth Vader, di cui è il fanboy più accanito, e perciò è insicuro, volubile e pure un po’ frignone, e soffre di quella che scientificamente viene chiamata “sindrome da cazzo piccolo”.
Avrà sicuramente modo di riscattarsi nel prosieguo della storia, ne siamo tutti certi, e a posteriori ci sembrerà lampante questa sua caratterizzazione all’apparenza kamikaze. Però un po’ di coerenza narrativa non guasterebbe, quando il film, sulle prime, te lo mostra potentissimo e minaccioso e poi, sul finale, per poco non le busca dal sudatissimo che sì, sarà anche addestrato da soldato, ma contro un maestro nell’uso della Forza non dovrebbe durare più degli innumerevoli Stormtroopers massacrati da Luke e soci nei precedenti capitoli, no?

Aldilà delle caratterizzazioni un pelo derivative, la seconda metà del film sembra quasi affrettata, come se Abrams si fosse reso conto di aver introdotto (in maniera eccellente) il nuovo setting ma non abbia trovato il modo più consono per far collimare tutto nell’inevitabile cliffhanger finale.
Tra lightsabers che appaiono nei posti più improbabili, robot che si rifiutano di accendersi ma che nessuno mai pensa di hackerare con un attacco brute force, mappe complete al 95% ma reputate illeggibili perché manca un tassellino microscopico, sacrifici forzati (e prevedibili) per innescare le reazioni necessarie a sviluppare i nuovi personaggi , la nuova Morte Nera grande 10 volte tanto ma con le stesse identiche falle strutturali del prototipo… insomma, sarebbero tantissime le criticità nella sceneggiatura e, se si volesse davvero cercare il pelo nell’uovo, questo Episodio VII ne uscirebbe con le ossa polverizzate.

Nonostante tutto, e forse perché come dicevo prima non mi reputo un hardcore fan della serie, riesco a soprassedere su questi aspetti poco riusciti (che del resto sono presenti da sempre in ogni capitolo della saga) e concludo la visione sufficientemente intrattenuto, con qualche perplessità ma tutto sommato divertito.
Lo scontro finale è anch’esso pieno di stronzate, ma ritengo (o forse spero) che sia funzionale allo sviluppo dei sequels.
In poche parole, prima di spalare merda sono curioso di vedere il quadro globale e capire se la nuova trilogia nella sua interezza riuscirà a giustificare tutti questi aspetti controversi, forse plausibili se contestualizzati in una visione d’insieme.

Non rimane che aspettare l’Episodio VIII, previsto per il 26 maggio 2017, con una certa curiosità: l’ultima sequenza, ammetto, è piacevolmente intrigante.
Non mi è piaciuta affatto per come è stata girata, per quel carrello volante sulla scogliera che sembra un video turistico di una località di mare qualsiasi, con due strambi individui capitati per caso nell’inquadratura.
Ma considerati gli strambi individui in oggetto, in particolare uno, avere un bel po’ di aspettative è perfettamente lecito.

PRO
Ottima commistione tra moderno e rétro

CONTRO
Sceneggiatura sbilanciata

  1. Lessio says:

    Grande recensione. Sei sempre er mejo