Spring Breakers – Una vacanza da sballo

Posted: 15th March 2013 by Death in Recensioni
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Interpreti: James Franco, Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Ashley Benson, Rachel Korine, Gucci Mane, Ananda Milsa, Thurman Sewell, Carlee Miller
Regia: Harmony Korine
Durata: 92 min.
Titolo originale: Spring Breakers
Produzione: USA 2013

VOTO: 

Vi ho proposto, giorni addietro, la recensione di Gummo per farvi capire che Harmony Korine è un furbacchione e la sua cifra stilistica mal si sposa al triviale sottotitolo – Una vacanza da sballo – del suo ultimo lavoro, Spring Breakers, che ai più sbadati potrebbe apparire come l’ennesimo sottoprodotto generato dal carcinoma cinematografico che risponde al nome di American Pie.

Gongolo come un deficente, su Facebook, alla lettura dei commenti funerei lasciati dai più-che-minorenni fan di Selena Gomez sulla pagina ufficiale del film, anelanti di assistere all’ultima fatica della propria beniamina, totalmente all’oscuro di cosa gli riserverà la visione.
Visivamente maestosa, narrativamente ridondante, tavolta fastidiosa: una pellicola all’insegna di ciò che potrei definire “Maximum Trolling”.

Korine, dicevo, è un furbacchione. Dopo aver narrato con crudo realismo i meandri più sotterranei della sub-urbe americana e firmato alcuni degli script più “shock” della scorsa cinematografia festivalesca, se ne esce fuori (all’apparenza) con un giocattolone pop che romba al ritmo dubstep di Skrillex e riunisce in un colpo solo quattro “lolita” svampite dai bikini succinti e il quoziente intellettivo pericolosamente vicino alla loro età anagrafica. Impossibile, quindi, non fiutare del buon sano “trolling” ai danni di un pubblico distratto dalle lascive curve teen delle sbarazzine, o accecato dagli sgargianti colori fluo dei loro costumi da bagno.

Le quattro ochette, desiderose di staccare dalla monotona vita di tutti i giorni, decidono di sacrificare le proprie anime all’eccesso dello Spring Break, il ponte di primavera durante il quale la quasi totalità dei teenagers americani dimentica raziocinio, morale e virtù e si lascia andare a un never-ending after di dissolutezze, alcol e droga, agitandosi come tarantolati nei lussuosi litorali della Florida e pippando coca come se non ci fosse un domani.

Il concetto di decadenza più volte ribadito nei precedenti lavori, e cioè quello sotteso nel quotidiano, è qui ribaltato in prospettiva opposta – perché i tempi son cambiati – dipingendo una generazione di completi deficienti il cui unico proposito, il “sogno americano”, è perdere la dignità, fare un sacco di soldi in maniera poco lecita e ostentare la propria bassezza tramite l’orpello esteriore e il bene materiale, in totale contrasto con la Generation X dello scorso millennio, una denuncia urlata a ritmo minimal e scandita da un montaggio videoclipparo che strizza l’occhio (o prende per il culo, fate voi) alla programmazione supertrash di MTV.

Contrariamente al look lercio e fatiscente dei lavori indipendenti, infatti, Spring Breakers vanta un’estetica plastificata e baluginante, surreale e onirica come quei brevi ma intensi giorni di follia temporanea, che però marchiano nel profondo e dai quali non si può tornare puliti, senza far finta di niente.

La combriccola di stronze si tuffa nella merda e solo dopo averne tastato la consistenza e annusato l’aroma se ne pente, ma ormai è troppo tardi. Due di loro, la Gomez e la Korine (moglie del regista), prenderanno la corriera che le riporterà a casa in lacrime. Le altre due, la Hudgens e la Benson, circuiranno il rapper tatuato James Franco, costringendolo alla fellatio su due pistole e condannandolo a morte certa, traviandolo in un attacco frontale al rapper rivale, Gucci Mane. Poi, dopo una strage, decideranno di mettere la testa a posto e cambiare in meglio la propria vita, dimentiche delle malefatte.

La scelta del cast è congeniale: Franco, sul grande schermo anche in Oz di Raimi, interpreta sopra le righe un personaggio iperbolico e assurdo (non a caso chiamato Alien), dai denti incapsulati e le treccine rasta, volgare come pochi ma non meno minaccioso delle terribili quattro squinzie dell’apocalisse, che rinnegano i trascorsi su Disney Channel (la Gomez e la Hudgens, le due “fidanzatine d’America”) e Settimo Cielo (la Benson), immagino senza capire il fine implicito della loro interpretazione. La Korine invece gioca in casa, e si vede: il marito ha in serbo per lei il trattamento peggiore di tutti.

Da un punto di vista audiovisivo, il film è sbalorditivo. Tempi dilatati, confusi, rallentati o accelerati a seconda del trip assunto, uno sviluppo quasi antinarrativo, colori sovraesposti, fotografia patinata, al neon, notturna: è un continuo rimestare di sacro e profano, di alto e basso, come nella sequenza mozzafiato di violenza al ralenti sulle note di Britney Spears o come nel piano sequenza della rapina iniziale.
Korine dimostra di cavarsela anche alle prese con una produzione più abbondante, e si conferma come uno degli autori più interessanti e irriverenti del panorama odierno, quantomeno capace di portare avanti, nel bene o nel male, una propria poetica personale.

Spring Breakers è cinema d’autore mascherato da commedia caciarona, un film irritante, per nulla gratificante in senso stretto, nonostante la sovrabbondanza di scene piccanti, così reiterate da provocare nausea (se mi perdonate il paragone, ardito, vi citerei una certa “cura Ludovico”) ma lancia un messaggio forte, inquietante, e lo sbatte in faccia ai diretti interessati che però, probabilmente, non lo coglieranno, alla meglio lasciando la sala delusi, alla peggio desiderando di poter partecipare alla festa. Lo shock non è più nel contenuto esplicito, ma derivato dalla sua assuefazione.
Il ché ci conferma che siamo nella merda.

PRO
Uno spaccato sociologico letale

CONTRO
Una visione sofferta

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  1. bradipo says:

    mi ero fatto l’idea di un film da overdose di chiappe e tette…evidentemente c’è di più…

    • Death says:

      Ce ne sono fino a vomitare 😀 ma sotto sotto la situazione è molto meno allegra… Anzi, nonostante l’atmosfera da party perenne, direi che non si ride proprio mai…

  2. Fabio says:

    uhm, non lo so, a me dal trailer puzza di minchiata, forse gli darò uno sguardo quando passerà su sky.
    Ho solo una domanda sporcacciona: quella maialina di Ashley Benson fa un po di zozzerie nel film??? 😀

  3. Fabio says:

    azz peccato 🙁

  4. Lucia says:

    Questo film io devo vederlo a tutti i costi. Come sempre la distribuzione italiana ha fatto pietà e pena e quindi aspetterò un po’.
    Ma la tua recensione mi tranquillizza.

    • Death says:

      Al multisala dalle mie parti, stranamente, l’hanno pubblicizzato con tanto di cartonato gigante all’ingresso, sul quale si sono soffermati in tanti, bavosi. Son curioso di sapere anche la tua opinione sul film 🙂