Split

Posted: 6th February 2017 by Death in Recensioni
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Interpreti: James McAvoy, Anya Taylor-Joy, Betty Buckley, Jessica Sula, Haley Lu Richardson, Brad William Henke, Kim Director, Lyne Renee
Regia: M. Night Shyamalan
Durata: 117 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2016

VOTO:

Se mi leggete sin dagli albori saprete senz’altro che non nutro particolari simpatie per M. Night Shyamalan. La deriva artistica intrapresa dopo il già traballante Signs me lo fece detestare mano a mano sempre di più, arrivando persino ad augurargli uno spietato tracollo di carriera dopo aver visto il nefasto E venne il giorno.
Fui senz’altro esagerato, una leggerezza di gioventù di cui avrei tranquillamente potuto fare a meno.

A ogni modo, poco più di un anno fa e assolutamente impenitente spalavo una buona quantità di merda sul povero Manoi per quella fetecchia maleodorante di The Visit, inspiegabilmente incensata in altri lidi. Puntualmente mi prometto di chiudere per sempre i rapporti con lui, troppi bruciori di culo irrisolti, peggio che per un indigestione di pollo Tandoori.
Siccome però sono testardo e non sempre coerente, dopo la visione del trailer di Split mi sono comunque recato al multisala per vedere cosa avrebbe tirato fuori dal cilindro il nostro bravo indianino, ormai sporco di letame digitale ma evidentemente ancora in cerca di riscatto.

L’abbrivio è intrigante: James McAvoy è uno svitato dentro il quale convivono ben 23 personalità distinte (anche se ce ne verranno mostrate al massimo 5 o 6), ognuna con i propri tratti peculiari e le proprie manie. Un bel giorno rapisce tre ragazze e le segrega all’interno di un dungeon inespugnabile. Non si capisce cosa voglia da loro. Non vuole violentarle né vuole che gli tengano in ordine la casa, sebbene una personalità abbia il pallino maniacale dell’igiene. Forse ucciderle? Ma non subito; semplicemente le tiene chiuse in preparazione di un non meglio precisato avvenimento, identificato in maniera vaga come l’avvento de La bestia.

I film di reclusione sono sempre avvincenti ma spesso mostrano il fianco a livello di logica di continuità. Appurato che McAvoy è alto un metro e una zolla e premesso che le teenagers in questione sono quelle di nuova generazione, imbottite di OGM e di ormoni della crescita, un eventuale assalto combinato delle tre avrebbe facilmente ridotto il loro carceriere all’impotenza, a suon di schiaffi e calci nei coglioni.
Invece no, molto meglio piangere e disperarsi, nonostante vada dato il merito alle tre di impegnarsi comunque più di altre protagoniste in pellicole analoghe.
A un certo punto una di queste trova persino il coraggio di tirare una sediata sulla schiena a McAvoy, salvo poi tentare immediatamente la fuga anziché accanirsi sulla carcassa. Peccato.

C’è anche tutto un sottotesto legato a infanzie difficili e abusi familiari che dona un po’ di spessore sociale a una pellicola all’apparenza di mera exploitation. Assieme alle sequenze psicoanalitiche costituiscono il lato impegnato del film, anche se talvolta non si capisce bene dove vogliano andare a parare… ma attendo senza lasciarmi trasportare dalla bile, fidente nel finale: a un certo punto Shyamalan, pur con qualche lungaggine di troppo nell’inframezzo, si ricorda di ciò che l’ha reso celebre al grande pubblico, ovvero il colpo di scena a sorpresa.

Che prima o poi La bestia sarebbe comparsa in scena era cosa abbastanza scontata, del resto già il trailer lo spiattellava con una certa leggerezza. A intrigare è piuttosto l’assunto pseudoscientifico secondo cui una mente volitiva all’ennesima potenza sarebbe capace di influenzare e modificare la realtà concreta. Se vuoi, puoi, riassunto in soldoni.
Altrimenti detto, se ti convinci di qualcosa al punto tale da abbattere ogni altra sovrastruttura mentale limitante, la forza del cerebro sarebbe in grado di alterare persino il corredo genetico individuale, tanto più se il tuo animo è marchiato a fuoco da traumi e sofferenze tali da permetterti di evolvere rispetto al pinco pallino comune che ha vissuto per sempre nella bambagia e nella spensieratezza.
Una teoria che trovo personalmente condivisibile nella sua accezione più filosofica, certo non nelle diramazioni postumanistiche che dovrebbero dotarmi di muscolatura titanica e di invulnerabilità ai proiettili solo perché, senza inutili piagnistei, nella vita ho patito più d’altri… ma molto meno di altri ancora! Altrimenti l’Africa più nera e affamata sarebbe in grado di risorgere, bestiale e adamantina, e vendicare nel sangue secoli di soprusi che la ha ridotta in schiavitù.

Se comunque tutto ciò non vi sembra un plot twist degno di Shyamalan, aspettate di vedere gli ultimissimi minuti, la cui rivelazione è così sfrontata da sembrare ruffianeria di bassa lega, eppure così affascinante che l’interesse nei confronti di un sequel passa da 0 a 1000 nel giro di pochi secondi.

Va bene Shyamalan, chapeau. Stavolta te lo sei meritato.

PRO
Pseudoscienza e twist irriverente

CONTRO
Qualche lungaggine di troppo

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