Southpaw – L’ultima sfida

Posted: 20th September 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jake Gyllenhaal, Forest Whitaker, Naomie Harris, 50 Cent, Oona Laurence, Rachel McAdams, Skylan Brooks, Victor Ortiz
Regia: Antoine Fuqua
Durata: 124 min.
Titolo originale: Southpaw
Produzione: USA 2015

VOTO:

Essere cresciuti con il mito di Rocky Balboa ci pone in condizione di netta inferiorità nei confronti di qualsiasi film pugilistico. Belli o brutti che siano, non riusciamo proprio a sottrarci alla visione di queste favolette sportive un po’ tabbozze e un po’ intimiste, mulinando pugni all’aria in sincrono con le botte che impattano su schermo. Figuriamoci poi quando esce un film come Southpaw che alla regia ha il cafonissimo Fuqua (che ancora deve farsi perdonare quella sciorda di Attacco al potere) e un cast a 5 stelle in cui spicca un Jake Gyllenhaal al top della forma, tatuaggi incisi sulla carne, addominali sulla pietra e pettorali striati col rastrello (natural?).

Contrariamente al Balboa, in Southpaw troviamo un Billy “The Great” Hope all’apice della carriera. Billy è un ragazzo semplice e anche un po’ ignorante, ma ha un villone paura, una moglie bona come il pane (Rachel McAdams, anche in intimo leopardato) e persino una figlia che stravede per le sue imprese. Il suo stile di combattimento ricorda in maniera preoccupante quello di Homer in una celebre puntata dei Simpsons, vale a dire che si fa massacrare di botte per tutto l’incontro, incassa come un punching ball e poi, quando l’avversario è ormai sfinito, lo manda al tappeto con un bel cazzotto ben assestato. Peccato che questa tattica, proprio come per Homer, rischia di ridurlo a un vegetale in tempi brevi. Sicché la moglie dice basta ai cazzotti, facciamo la bella vita che siamo giovani, fighi e ricchi. Una tale dichiarazione d’intenti la condanna a morte certa, e infatti nel giro di pochi minuti finisce seccata da un proiettile vagante durante una rissa con un team rivale.

Billy va in depressione nerissima e in breve tempo riesce a sputtanare tutti i paperdollari in cassa, finisce sul lastrico, perde il titolo mondiale contro un rasta e, sommerso dai debiti, si vede costretto a vendere macchine, villoni e persino a mandare la figlioletta in casa famiglia. Lui si ritira in uno squallido appartamento e cerca di risalire la china con l’umiltà e i buoni sentimenti per riottenere l’affidamento della pargoletta.

Poi sì, sapete già come prosegue, sotto questo punto di vista il film è di facile lettura, anzi, non si può proprio negare che vengano toccati (e talvolta neanche approfonditi più di tanto) tutti gli stereotipi del genere. Ma la costruzione del drammone è sufficientemente toccante per simpatizzare con la sfiga di Billy, complice anche la grande interpretazione di Gyllenhaal che, devo ammetterlo, si sta riscattando alla grande in questi ultimi tempi. Troppo successo improvviso con Donnie Darko me l’aveva preventivamente fatto includere in blacklist, ma tra Zodiac, Prisoners, Lo sciacallo e il presente Southpaw non posso non annoverarlo tra gli attori più interessanti dell’ultimo decorso.

Il resto, se si esclude una breve ma gustosa parentesi “vengeance” a metà film, si mantiene sugli stilemi del pugilismo su celluloide. C’è l’insegnamento morale, il riscatto sociale, l’etica da strada, ci sono pure gli allenamenti fighissimi alla Rocky 3 con Billy che si allena in una palestra sudicia e old school mentre il suo contendente viene pompato in maniera hi-tech sotto il severo occhio delle telecamere, e poi c’è un roboante match finale da 12 round intrisi di sangue, merda e sganassoni pesanti. Tutto di maniera, già visto, per carità, ma sapete che noi stimiamo la semplicità e con Southpaw, in questo senso, è veramente difficile non lasciarsi prendere dalla foga.

Infine, un personalissimo (e, in quanto tale, insignificante) appunto. Nel ruolo del saggio allenatore che decide di farsi carico delle sorti di Billy troviamo Forest Whitaker. Forest è un dritto, fa simpatia, ha quel faccione a metà tra il rassicurante e il minaccioso che lo rende sempre ermetico e intrigante. Però, quando si trova a dover tirare un paio di pugni, sembra davvero un orso con l’artrite, è goffo da far paura e per poco non ci rimane secco dopo un uno-due al sacco.
Ecco, accusatemi di essere fissato, sarò anche un fanboy di merda, ma io ci avrei visto benissimo Mickey Rourke, in quel ruolo lì. È vecchio il giusto, sprizza carisma da tutti i pori, boxa di merda ma sicuramente sa muoversi meglio del povero Forest e il pugilato è il suo campo, la sua passione. Gli sarebbe bastato farsi crescere un po’ di barbetta, sostituire il parruccone con qualcosa di meno vistoso, fare due mossette carisma, il consueto piagnisteo e io sarei stato un bambino felice.

Ma va bene uguale.
Bravo Antoine, ti sei quasi fatto perdonare.

PRO
Canonico ma coinvolgente

CONTRO
Qualche tema buttato lì, tanto per

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  1. Steven says:

    Beh, diciamola tutta, Rocky pure non è che fosse tutto sto maestro della difesa! Mi sono rifatto un’overdose della serie e non ho potuto non notare la sua innata capacità di fermare i cazzotti con il mento! Quasi come se al mento avesse una calamita e i guantoni degli avversari fossero di ferro! Non che non stimi rocky per carità (sebbene la pretesa di Apollo di vedere in un viso come quello di Stallone GLI OCCHI DELLA TIGRE fosse una pretesa alquanto utopistica!)! Gyllenhaal ha un suo meritevole portamento senza dubbio…la mia sola polemica ricade su ZODIAC…MI HA FATTO CAGARE! Partito bene e finito molto, troppo lento e male pure!

    • Death says:

      Zodiac… filmone, c’è poco da dire! Il “bad ending” purtroppo è vincolato alla realtà dei fatti…
      Sul povero Balboa invece non si può non concordare 😀