Silent Hill

Posted: 13th October 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Radha Mitchell, Laurie Holden, Sean Bean, Deborah Kara Unger, Kim Coates, Tanya Allen, Alice Krige, Jodelle Ferland, Colleen Williams
Regia: Christoph Gans
Durata: 120 min.
Titolo originale: id.
Produzione: Giappone, USA, Francia 2006

VOTO:

Premessa:
Stavo riordinando vecchi dischi e, spulciando tra le cartelle ivi racchiuse, sono saltati fuori un po’ di file di testo scritti da un giovanissimo Death ormai 10 anni fa (a memoria credo fosse l’estate del 2006), quando Death Row ancora non esisteva. Quella che segue è la recensione di Silent Hill, scritta all’epoca dell’uscita in sala per un noto sito web di cinema. Questo sito l’ha rimossa dal suo database – non so perché -, dunque mi sembrava giusto riportarla online in versione riveduta e corretta, come se fosse un director’s cut, sia perché scrivevo davvero di merda (non che ora…), sia perché non potevo permettermi di dire le parolacce, all’epoca.
Buona lettura.

Sharon è una bambina che soffre di gravi problemi del comportamento. Durante le sue crisi, all’apparenza epilettiche, pronuncia con fare ossessivo un nome: Silent Hill. La madre Rose (Radha Mitchell), contro il volere del marito (Sean Bean), decide di partire alla volta della cittadina, ormai abbandonata in seguito a un incendio, per trovare una soluzione all’apparentemente irrisolvibile problema che affligge la figlia.

Quando anni fa si ufficializzò la notizia di una trasposizione cinematografica di Silent Hill tutto il popolo videoludico venne scosso da un fremito. I precedenti tie-in videoludici non avevano certo brillato, oscillando tra la pellicola discreta (Mortal Kombat, Resident Evil) e il floppone più infimo (Super Mario Bros).
Ma con un brand come Silent Hill non si poteva cagare fuori.
Ci son voluti 5 anni di incessanti richieste da parte del regista Cristophe Gans per avere il via libera dalla Konami. Gans produsse un corto dimostrativo, completamente a sue spese, per dimostrare alla Konami che i suoi intenti erano genuini e che il suo non era un semplice compitino fatto tanto per infinocchiare i fans e incassare un po’ di dollari. Alla sceneggiatura si impose con forza Roger Avary, vero fanatico della saga; pare che durante la stesura dello script Avary abbia vissuto praticamente in esilio tra console e macchina da scrivere per svariati mesi.

I grandi nomi per un ottimo film, insomma, c’erano tutti.
Ma i veri appassionati sapevano che dubitare in ogni caso avrebbe reso meno cocente la delusione. Dopo lunghi mesi di immagini dal set, titoli provvisori (“Silent Hill Centralia“, perché lo script prende spunto proprio dalla storia vera della cittadina di Centralia, in Pennsylvania, devastata da un tremendo incendio), teaser trailer da urlo e spezzoni visibili in streaming, la tanto attesa versione filmica del videogioco che ha riscritto la storia del survival horror è uscita anche qui in Italia.
Abbiamo dubitato, abbiamo storto il naso, ci siamo emozionati.

Per fugare ogni eventuale dubbio residuo specifichiamo che forse, davvero, di meglio non si sarebbe potuto fare.
Gans e Avary hanno compiuto il miracolo di sintetizzare in due ore tutto il fascino, tutta l’atmosfera e lo spirito di 4 capolavori (facciamo 3, va’) e riadattarlo in una storia stand-alone. Le vicende narrate nel film infatti si discostano parzialmente da quelle originali e vanno a formare una sorta di prequel narrativo.

L’incipit è quasi lo stesso del gioco (quel mandolino sul primo frame, ammetto, mi ha messo la pelle d’oca!), con la sola variante che in origine la visita a Silent Hill era di natura turistica. Sin dalle prime battute è possibile notare la passione con la quale Gans ha lavorato. Addirittura due delle sequenze iniziali sono state riprese passo passo dai giochi, ovvero l’arrivo in macchina e la sequenza tra le inferriate di notte. Forte di effetti speciali di ottima qualità, il film presenta creature così fedeli alla controparte digitale da riuscire quasi a commuovere il vero fan. I piccoli ghoulies inceneriti, le infermiere e addirittura il colossale Pyramid Head, vero e proprio mattatore della scena, sono resi magnificamente in tutta la loro macabra bellezza.

Se si può ricercare qualche pecca in un prodotto davvero ottimo, questa è da ritrovarsi senza dubbio nei dialoghi, molto stilizzati e a tratti quasi parodistici. Se quindi visivamente il film si assesta su standard superlativi, lo stesso non si può dire della qualità dello script. Da un genio eccentrico come Avary, co-autore assieme a Tarantino di uno dei film meglio scritti degli ultimi 30 anni, Pulp Fiction, possibilmente ci saremmo aspettati qualcosa di più delle solite battute tirate che banalizzano un po’ il tutto. Rimane comunque una scelta che non mina eccessivamente la godibilità del prodotto, anche perché non sempre la controparte ludica si distingueva per una scrittura particolarmente brillante.

Alla trama va attribuito l’indiscusso pregio di essere a sé stante senza snaturare assolutamente il feeling del gioco.
Laddove film come Final Fantasy avevano toppato, prendendo le distanze dalla saga d’origine con una trama completamente inedita, Silent Hill copre oltre due ore di pellicola senza lasciare un attimo di tregua allo spettatore. Alcune scene in verità risultano decisamente dilatate, con il rischio di spezzare la tensione in favore di sequenze eccessivamente statiche. C’è però un buon gioco di equilibrio che fa sì che il ritmo non venga frenato troppo repentinamente per sfociare in sconvenienti anticlimax.
La gestione dei “tempi morti” e del thrilling è sapientemente dosata e la durata del film, a rischio di noia per una pellicola di intrattenimento, scorre invece via in un battito di ciglia.

La recitazione, inoltre, appare a tratti eccessivamente teatrale, in particolare nel personaggio di Christabella (Alice Krige), ma è effettivamente contestualizzata dal fatto che ci si trova di fronte a degli individui spanati in testa.
Se nel videogame le ragioni dell’incubo erano causate dagli esiti di strani riti satanici, Gans sceglie per la propria pellicola di addossare le colpe al fanatismo religioso, rappresentato da una sorta di congrega puritana con l’ossessione per il peccato e la medievale passione per la caccia alle streghe. Si innesta così un perverso meccanismo che sul finale ribalta completamente i ruoli. La figura puritana della chiesa diventa il carnefice peggiore, e lo spettatore si trova giocoforza a parteggiare per il male che si fa giustizia attraverso la terribile maledizione che grava sulla città.

Nonostante il film potesse essere potenzialmente un blockbuster per teenager, la produzione non si è curata di un eventuale divieto ai minori, e non ha lesinato sull’utilizzo di quintali di sangue e sequenze splatter da capogiro, ben dosate ma letali come una pugnalata allo stomaco: il finale è una sarabanda di squartamenti e piogge di sangue come non se ne vedevano da anni.
Per non correre eventuali rischi per la colonna sonora è stata attuata la (saggia) scelta di mantenere le bellissime musiche dei capitoli videoludici a cura di Akira Yamaoka. Questo eleva al quadrato la sensazione di trovarsi di fronte ad un Silent Hill originale, provocando tempeste emotive per gli appassionati e accompagnando le immagini con un accompagnamento impeccabile per il resto degli spettatori.

In definitiva, com’è consuetudine fare per i film tratti da videogiochi, bisognerebbe dare una valutazione sotto l’ottica del fan e sotto l’ottica dello spettatore comune. Un fan difficilmente disprezzerà un lavoro così massiccio e curato, così zeppo di riferimenti, così pregno della atmosfera respirata nelle intense ore di gioco. Lo spettatore comune anche, altrettanto difficilmente non potrà rimanere che attonito dalla potenza visiva della pellicola, e affascinato da una storia accattivante e sconvolgente, anche se magari non coglierà tutte le chicche presenti.

Finita la proiezione non azzardatevi ad alzarvi dai sedili e recarvi all’uscita!
Vi perdereste i fantastici titoli di coda, realizzati in 3D sulle note di “You’re not here”, il tema portante di Silent Hill 3.

PRO
Uno dei tie-in videoludici migliori di sempre

CONTRO
Dialoghi non all’altezza di Avary

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  1. Blackporkismo says:

    Li ho giocati quasi tutti tranne l’Origins,il film l’ho visto al cinema penso che sia il migliore tratto da un videogioco assieme a Resident Evil Degenerations,a me la trama ricorda di più il primo episodio(Cheryl ,Cheryl) e il mandolino e l’infermiera e da colpo d’oca forte!
    Una serie ingiustamente uccisa da Konami(più che altro il mercato).

    • Death says:

      Io proprio in questi giorni sto giocando Downpour, ma non c’è niente da fare, i primi capitoli non si battono per atmosfera e qualità della storia. Peccato che il progetto Silent Hills di Kojima e Del Toro sia naufragato…

  2. Walter Marek says:

    se non avessi inserito la premessa avrei pensato ad una recensione auto-censurata, magari scritta sotto il controllo di Amadeus nella modalità vs. Pedro ah ah…non mi aspettavo i 4 teschietti, a me era piaciuto (anche se forse non faccio testo perché non usavo granché il videogioco, ricordo solo vagamente le atmosfere..) ma ero convinto che tu lo considerassi una cagata pazzesca che neanche la potemkin, evidentemente mi sbagliavo alla grande! non so quanto abbia modificato il pezzo rispetto alla versione originale, letto così è interessante e i 10 anni non si sentono minimamente..

    • Death says:

      Ho corretto tutti gli accenti, la punteggiatura terrificante e raddrizzato qualche inutile arzigogolo di forma, ma al 90% è un pezzo datato 10 anni fa! 🙂 All’epoca mi aveva svenato molto, il film: l’avevo visto due volte al cinema!