Sex and the City 2

Posted: 28th January 2012 by Panzer Guderian in Recensioni
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Interpreti: Sarah Jessica Parker, Kim Cattrall, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth, Evan Handler, David Eigenberg, Miley Cyrus, Penelope Cruz, Max Ryan, Liza Minnelli
Regia: Michael Patrick King
Durata: 146 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2010

VOTO:

Dovevamo rinfrescarci la memoria con Duro da uccidere, ma alla TV trasmettevano Sex and the City 2 e la tentazione era tanta: valeva in questo caso la massima di Fra Cacchio da Velletri: “Per combattere il nemico bisogna conoscerlo”. E col nemico avevo già avuto un abboccamento qualche anno fa, quando assistetti interdetto a qualche puntata della nota serie americana, vertente su pompini e fighe leccate. Ciò accadde prima che nascesse Death Row, prima della rivolta, prima di divenire Waldgänger, ma serbai quest’esperienza nell’intestino crasso in attesa di una defecazione futura. Quel giorno è arrivato, complice la tragica condizione gastrica di chi scrive, in seguito a 132 cl. di Stella Artois mista a Spritzzoso calati a forza per sopravvivere al film.

Ebbi coscienza di tale impresa dopo i primi 15 minuti di visione, quando ormai la bile montava ai livelli de Il favoloso mondo di Amélie: le note di Empire State of Mind introducono la megalopoli per eccellenza, New York, “giungla di cemento dove i sogni diventano realtà”, come quelli alati della buon’anima di Osama Bin Laden. Dopo aver visto la New York delle “quattro ragazze”, ho rivalutato la sua opera: tra 4 vecchie cagne infedeli e 72 bellissime vergini la scelta non poteva essere che quella. Purtroppo le quattro troie sono scampate al fuoco del Vindice, sicché consumano la loro esistenza nella City tra il lusso più insolente e il vizio più turpe. La sintesi di questo abominevole binomio è il matrimonio (sic) gay tra un italiano ed un ebreo, un evento di tale portata mondana da attirare una guest star idonea all’occasione: Erich Priebke? No, Liza Minnelli.

A questo punto il mio cervello comincia ad andare in cortocircuito, perché vedo tre Liza Minnelli ballare un pezzo di Beyoncé, il culo turgido di Noah Mills che schianta la più porca delle quattro, Miley Cyrus vestita con la carta dei Ferrero Rocher, e Aldo Cazzullo che urla di fronte alle tette bagnate della baby sitter. Non era la povera Stella Artois a rendermi visionario, ma la materia stessa di cui stiamo trattando: Sex and the City 2 sconta la frammentarietà della sua eredità televisiva proponendo una rassegna di siparietti e gag mal assortiti che danno vita ad un ripugnante ircocervo. Tutto ciò a discapito (ma forse è meglio così) di una sceneggiatura che, ahimé! ma volete davvero che vi racconti la storia di Sex and the City 2!?  Quattro vecchie galline vergognosamente piene di soldi che fingono di avere un’anima ma che l’hanno venduta al demonio per poter sfilare tronfie del proprio inutile protagonismo tra le dune del deserto di Dubai. Perché fa chic.

Come ci arrivano a Dubai? Tutta colpa di un ruffiano arabo che, invece di mettere mano alla scimitarra, invita a nome del suo sceicco le quattro figlie di Satana e le carica su un aereo extralusso. Vi pare possibile? Non vale anche per il maomettano la sentenza evangelica “non potete servire a Dio e a mammona”? Dubai non è a un tiro di schioppo dall’Iran di Ahmadinejad, colui che definì la donna “il fiorimento di tutti i divini talenti umani”, e che ingabbia presunti porno-blogger? Ma il film doveva andare avanti per altri interminabili minuti in una precipitosa escalation di cazzate.

Se infatti nella prima parte il film sembrava procedere, seppur a stento, lungo i binari della logica, una volta oltrepassati i confini degli Emirati arabi si va incontro ad un catastrofico deragliamento. Il film va a puttane (e le puttane vanno al film) con la stessa velocità con il quale un fuoristrada salta inspiegabilmente dieci metri di duna per poi atterrare brillantemente di fronte alle quattro oche in mezzo al deserto, le quali, complice l’ambiente, “speravano che arrivasse qualcheDUNO”. A bordo del bolide spunta un sedicente figo danese, un viveur del luogo, che a causa di un erezione finisce per mettere nei guai le arzille turiste, mandando a monte l’intera vacanza. Di questa non rimane altro che il magro risultato dello shopping nel bazar: un set di sfigatissime babbucce arabe, (quelle di Aladdin) e… “le spezie”, sì, neanche fossimo nel XIII secolo.

Alla fine il bene trionfa sul male, con il danese che chiava la più porca delle quattro sbattendola contro il fuoristrada – compagno di mille safari spericolati – mentre sopra di loro esplodono i fuochi d’artificio. A casa mia regna il gelo, Death tira un sospiro di sollievo, io me la prendo con i giapponesi perché non hanno vinto la guerra.

PRO
Il film ideale per certe ragazze che frequentava Sex Machine

CONTRO
Osama è morto

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  1. sex machine says:

    grandeee

  2. Cowa says:

    ahahahahah grande meritata la merda fumante