Safe

Posted: 29th June 2012 by Panzer Guderian in Recensioni
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Interpreti: Jason Statham, Chris Sarandon, James Hong, Anson Mount, Robert John Burke, Danny Hoch, Reggie Lee, Jennifer Butler, Igor Jijikine, Jack Gwaltney
Regia: Boaz Yakin
Durata: 94 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2011

VOTO:

Safe. Come Statham ha salvato il genere action

Nel giro di pochi anni Jason Statham non solo si è fatto largo nel cinema che conta, ma ha riempito quel pericoloso vuoto nel genere d’azione “classico” ormai orfano di un degno rappresentante capace di rivitalizzarne la capacità di presa sul grande pubblico. Il Ragnarok degli eroi classici si era consumato con uno Schwarzenegger alla guida di 37 milioni di cittadini americani, un ingenuo Lundgren elemosinare tozzi di popolarità su TRL, e un Van Damme arrancare pietosamente nei bassifondi dell’home video, nel difficile tentativo di erodere il monopolio di uno Steven Seagal in inarrestabile espansione produttiva e corporale. Tralasciando gli infausti strascichi giudiziari di Wesley Snipes, e i rimpianti sulle inespresse potenzialità di un mai troppo compianto Brandon Lee, soltanto l’opera di Jet Li sembrava momentaneamente salvare un edificio prossimo al crollo.

Ma tutto ciò non bastava: da una parte Sylvester Stallone, star indiscussa del genere, ripiegando su un autarchica, ma non per questo infeconda, opera di restaurazione, agiva come un ronin sradicato da un mondo che aveva eletto a propria religione la sterile “coolness” della serie Bourne e Mission Impossible; dall’altra parte del mondo la meteora di Tony Jaa appariva come quelle pregiate opere di artigianato che trovano spazio nel salotto di un notaio, o nel catalogo di Christie’s, ma che, proprio per gli intrinseci limiti strutturali, difficilmente possono ambire ad una perpetua distribuzione di massa. Serviva insomma un prodotto industriale che unisse i vantaggi diffusivi della produzione in serie al fascino perverso del bene popolare di consumo, ma che allo stesso tempo non tradisse quell’universo di valori immortali incarnati dalla coriacea umanità di un Tango & Cash, di un John Matrix, di un Kurt Sloane.

Non stupisce quindi che a raccogliere l’ingombrante testimone lasciato cadere dai Titani dell’action fosse un compatriota di Shakespeare e della Prima Rivoluzione Industriale: nel contesto che ci riguarda i muscoli di Jason Statham hanno avuto lo stesso effetto delle parole di Churchill nel “We shall fight on the beaches”. Senza questo scossone probabilmente Stallone non avrebbe potuto dar vita al progetto Expendables.

Safe, il film: come Statham ha salvato l’ugly betty dello Zhōngguó

Uscito negli USA lo scorso aprile, e prossimo a comparire nelle sale italiane a data da destinarsi, per via della sua freschezza Safe rappresenta un’eccezione nella rassegna di “classici” proposta da Death Row in vista del grande evento di Expendables II. Il carattere di novità tuttavia si esaurisce in questi dati anagrafici: Safe non è altro che un remake di Codice Mercury, un bel thriller non privo di crudezza con un Bruce Willis alle prese con un Razzie Award e con un bambino autistico ricercato per via delle sue abilità decrittografiche da quella sagoma di Alec Baldwin.

Al posto del marmocchio, in Safe si è optato per la piccola immigrata cinese, priva di handicap neurologici ma con un grosso deficit di appeal fisico. Sicuramente gli autori hanno voluto evitare di mettere al fianco di Statham una lolita del calibro di Chloe Moretz, foriera di delitti di polanskiana memoria, ed hanno pertanto ripiegato su Catherine Chan, quella piccola creatura che durante la visione del film ho paragonato ad un cammello mongolo.

No, non sono un mostro. Ho solo pochi argomenti a disposizione per continuare a scrivere. Eppure ce ne sarebbero. A partire da quegli elementi costanti che si presentano pressoché puntualmente nei film di Jason Statham: combattimenti nei mezzi pubblici, inseguimenti a bordo di auto sportive, cambi repentini di abbigliamento, primi piani apologetici su quel puzzle di muscoli che compongono la sua groppa.
Quest’ultimo elemento è sintomatico del discrimine che si è tracciato dall’epoca di Codice Mercury, quando le panze di Willis e Baldwin avevano ancora diritto di cittadinanza in questo genere di pellicole. Sono passati solo 14 anni da allora ma cinematograficamente è come se fosse trascorsa un’era geologica: a titolo di esempio ricordo la scena di un omicidio, consumatosi in una stanza poco illuminata, al cui interno, nell’angolo più buio, un killer attendeva la sua vittima, freddata con impeccabile aplomb davanti alla scrivania sulla quale svettava un Olivetti. Converrete con me che roba del genere sapeva già di mansarda all’epoca di Dick Tracy.

Con Safe il salto di qualità è evidente: il ritmo dell’azione è così incalzante che si sacrifica volentieri la linearità della sceneggiatura, un po’ confusionaria e del tutto secondaria rispetto al festival di botte e sparatorie cui partecipano gangster russi, tangheri cinesi e poliziotti corrotti. In mezzo a questo circo delinquenziale la figura di Statham emerge progressivamente con arroganza nel garantire sia l’incolumità della piccola cinese, sia nel ribadire la sua superiorità nei confronti dei tanti nemici che lo minacciano. Neppure lo spauracchio della sua nemesi, Alex, mette in discussione un prevedibilissimo happy ending che trova soluzione nello scontro finale più eclatante e risolutivo che la storia del cinema ricordi.

Conclusisi i giochi, per Statham non rimane che aspettare una decina di anni, e sperare che il cammello mongolo che si ritrova fra i piedi diventi come Shu Qi all’epoca di Transporter. Jason avrà pure una gran fava sotto i calzoni, ma quella figa di Taipei toglierebbe la cromatura anche al pomello del gancio da rimorchio.

PRO
Ritorno dello Statham classico

CONTRO
Trama schizofrenica

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  1. Steven says:

    Wahahah! L’analogia tra la marmocchia cinese e il cammello mongolo, è un ottima spezia a ‘sta recensione! Non male! 🙂