RoboCop 2

Posted: 18th July 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Peter Weller, Nancy Allen, Galyn Georg, Tom Noonan, Dan O’Herlihy, Gabriel Damon, Felton Perry, Thomas Rosales Jr., John Glover
Regia: Irvin Kershner
Durata: 117 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 1990

VOTO: ½

Dopo il successone del RoboCop di Verhoeven (1987), la produzione decise di produrre immediatamente un sequel.
Ovviamente Verhoeven se ne tirò fuori, perché doveva dirigere Atto di Forza. La regia venne affidata a un mesteriante di lusso come Irvin Kershner (L’impero colpisce ancora), a lavoro su uno script fuori di testa di Frank Miller. Miller, presente anche in un breve cameo, punta tutto sull’esasperazione dei temi già cari al primo capitolo, come una per nulla velata critica alle società ipertecnologicizzate e soffocate dall’influsso nefasto e mendace di media sempre più spudorati, ma del suo script, a conti fatti, rimane ben poco: la produzione lo reputò “infilmabile” e lo sottopose a innumerevoli revisioni e riscritture (fu comunque trasposto sotto forma di graphic novel nel 2003, con il titolo Frank Miller’s Robocop).
Si ravvisa comunque il suo influsso nella cattiveria di alcune scene, in alcuni personaggi assolutamente sopra le righe e anche nella composizione dell’inquadratura, spesso di stampo così fumettistico che a volte sembra di assistere a un vero e proprio storyboard in movimento.

RoboCop è sempre stato un film commerciale ma intimamente indirizzato agli adulti, nonostante da piccolo stravedessi per lui e avessi pure il giocattolo (ispirato alla serie TV, per la verità) che facevo scazzottare contro He-Man e altri colossali figurine di plastica.
Così come nel primo film rimasi assolutamente traumatizzato per l’esecuzione di Murphy e per lo scagnozzo squagliato nell’acido e arrotato da un camion in corsa, le sequenze shock imprescindibili di questo sequel sono certamente quando un grasso poliziotto corrotto viene sbudellato con un bisturi senza anestesia, quella in cui il cervello senziente del villain Cain viene estratto dal suo involucro mortale per essere inserito nell’esoscheletro cyborg top di gamma della OCP e la colluttazione finale, con relativa estrazione dello stesso cervello in trip totale da overdose di Nuke.

Un film per ragazzi.

Un film per ragazzi.

La Nuke è uno degli aspetti più intriganti del film: si tratta di una droga sintetica di nuova fabbricazione, economica e potentissima, per cui la gente esce fuori di testa al punto tale da aver generato un vero e proprio culto metropolitano. Il setting infatti è una Detroit sempre più degradata, vittima degli assalti dei teppisti e dei delinquenti in astinenza da Nuke, diventata ormai unica ragione di vita.

Oltre al villain Cain, si segnala la presenza di Hob, un moccioso con la mascagna gelatinata che vorrebbe fare il duro ma che riesce tuttalpiù a far venire il nervoso, perché nessuno ha le palle di fucilarlo in piena faccia anche se ne avrebbe l’opportunità. L’unico abbastanza spietato è proprio RoboCain, ma l’esito della sua freddezza omicida si traduce in una pietosa scena di redenzione in punto di morte, dove il moccioso cerca di suscitare tenerezza nello spettatore con un istante di ipocrita sincerità.

Sfortunatamente i rimaneggiamenti in fase di scrittura si fanno sentire tutti. Il film dura troppo e per buona parte non riesce a prendere una decisione concreta su dove andare a parare. L’abbondante mezz’ora centrale, in cui RoboCop viene riprogrammato in modo da comportarsi da rincoglionito (povero Peter Weller…), si potrebbe tranquillamente tagliuzzare e ridurre al massimo a una decina di minuti. Il ritmo globale del film ne gioverebbe parecchio, perché il meglio sta tutto nel prologo e nell’epilogo, al quale però si arriva sfiancati da troppo girare a vuoto.

RoboCop 2 rimane a modo suo una sorta di cult minore, per tutti i ragazzi cresciuti in quegli anni. All’epoca, se trasmesso in TV, faceva gran parlare di sé alla ricreazione del giorno successivo. L’atmosfera urbana sporca celata da una coltre di materialismo ingannatore, la fotografia fluo in anticipo di un lustro sul Batman di Schumacher e la violenza spinta in un film che, all’insaputa dei genitori, non era affatto indirizzato ai più piccoli, nonostante ne costituissero il pubblico più vasto: tutti elementi capaci di elevare un film strutturalmente imperfetto e concettualmente ridondante a pellicola da riscoprire, pur se a un livello molto più basso rispetto al capostipite.

PRO
A modo suo, un cult minore

CONTRO
Troppo lungo e discontinuo

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  1. Pietro says:

    Ho sempre amato Robocop e ho visto tutti i film (anche l’ultimo remake) ma a parte il primo, gli altri non reggono il confronto, anche questo, si bello ma meno intrigante 😉

  2. Walter Marek says:

    Lo ricordo più che altro per RoboCain, all’epoca mi sembrava cazzuto ma in effetti c’è di meglio…forse Weller voleva qualcosa di soft in attesa di cimentarsi con i deliri de “Il pasto nudo” (se non l’hai visto te lo consiglio, che viaggio…)

    • Death says:

      Mi hanno sempre affascinato, questi sbalzi nella carriera di un attore… passare da Robocop 2 a Cronenberg nel giro di un anno è un salto notevole, sicuramente positivo. Sorte totalmente opposta è capitata a Laura Harring, che da Mulholland Drive di Lynch, sempre nel giro di 12 mesi, si è ritrovata catapultata sul set bulgaro di Derailed con Van Damme…

      • Walter Marek says:

        non mi ricordavo della Harring in Derailed, evidentemente dopo i vaneggi di Lynch ha optato per i più concreti glutei del Van ah ah..