Reversal – La fuga è solo l’inizio

Posted: 17th October 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Tina Ivlev, Amy Okuda, Richard Tyson, Bianca Malinowski, Stephanie Charles, Fiorella García, Dustin Quick, Nihan Gur
Regia: José Manuel Cravioto
Durata: 80 min.
Titolo originale: Bound to Vengeance
Produzione: USA 2015

VOTO:

Eve è una giovane ragazza vittima di sequestro e di innumerevoli abusi carnali. Vive segregata in uno scantinato lercio, in attesa del prossimo stupro. Un bel giorno riesce a raccattare un bel mattone e tirarlo in testa al suo rapitore. Dopo avergli cambiato i connotati gli fotte le chiavi, si libera dalle catene e fugge verso la libertà. Peccato che, una volta fuori dalla casa, si ritrovi in mezzo al deserto. Eve allora urla “Per favore! Qualcuno mi aiuti!”, ma non ho capito se chiedesse ai coyote di passaggio o a chi.
Decide allora di tornare in casa e, rovistando un po’ in giro, si rende conto di non essere la sola ragazza rapita. Così, dopo aver trovato una pistola e creato un rudimentale frustone da accalappiacani, acchiappa il proprio aguzzino e lo costringe ad accompagnarla in giro per la città, a salvare le altre damigelle in pericolo detenute chissà dove.

Inizia così una sorta di variazione sul tema del rape & revenge strutturato a livelli pseudo-videoludici (si va di casa in casa a salvare la ragazza di turno, affrontando gli eventuali boss) in cui la vittima, nel nome del girl power, si sostituisce abbastanza in fretta al carnefice, persino con una certa aggressività.
Contrariamente ad altri film analoghi, Reversal si para abilmente il culo schivando determinati comportamenti da rincoglionito, soprattutto nelle fasi iniziali, che generalmente fanno storcere il naso allo spettatore più reazionario. Per esempio, Eve non è la tipa che tergiversa più di tanto e non ci pensa due volte a sparare una revolverata per salvarsi la vita in una situazione critica.

Peccato che, a un certo punto, il giochino non regga più e il film cominci a diventare vagamente fastidioso nel suo voler portare avanti a forza il canovaccio iniziale.
Ok, Eve è spinta dal desiderio altruistico di salvare la vita alle povere sfigate che hanno patito il suo stesso inferno, peccato che si trascini dietro il proprio carceriere che non la smette mai di rugarle il cazzo o di intortarla con trucchetti mentali per farle commettere qualche cagata. Infatti, Eve si ritrova più e più volte nella merda, anche se in un modo o nell’altro riesce sempre a spuntarla.

Certo, se fosse andata dritta alla polizia sarebbe stata infinitamente più saggia e assennata, ma il film sarebbe finito dopo 20 minuti. Però almeno a metà film una telefonatina alla polizia, alla SWAT o a The Punisher io l’avrei fatta. Oppure, se proprio non fossi riuscito a resistere alla tentazione di farmi giustizia da solo, prima di dirigermi verso l’ennesimo stage avrei fatto una capatina da qualche armaiolo spregiudicato e mi sarei accattato una bella mitraglietta compatta per sforacchiare il grugno degli stupratori (sì, spoiler, sono più di uno). O almeno, anziché correre costantemente il rischio che il rapitore che mi porto appresso possa attentare alla mia incolumità – ed Eve gli serve l’opportunità su un piatto d’argento in più di un’occasione -, mi sarei premurato, prima di scarrozzarmelo per strada, di martellargli accuratamente mani e piedi in modo da ridurlo bello handicappato e inoffensivo.

Nonostante queste magagne concettuali, dalle quali riconosco di essere infinitamente più svitato io della già poco diplomatica eroina del film, Reversal riesce comunque a intrattenere con mestiere, spruzzando di sangue quando serve e infilando qualche scena sick al momento giusto. Man mano che la situazione si delinea, cresce progressivamente in Eve – e per simmetria in noi – il desiderio di vendetta, sicché si arriva alla conclusione abbastanza carichi, nonostante l’iter non proprio intelligentissimo scelto dalla nostra giustiziere in erba.
In più, bisogna dargliene atto, Reversal ha un’intuizione finale veramente sugosa e cinica, anche se ha l’accortezza (o forse codardia) di lasciare tutto in sospeso proprio sul “più bello”.

Siamo di fronte, insomma, a un film di genere abbastanza compatto e intenso, minato purtroppo da frequenti flashback P.O.V. (non si scopa, però) che vorrebbero costruire hype per questo colpaccio di scena conclusivo (riuscito) ma finiscono più che altro per frammentare la narrazione. Del resto, per riempire i 75 minuti di durata (80 se si considerano i titoli di coda) bisognava pur inventarsi qualcosa.

Bisogna stare al gioco. Se si inizia a contestare ogni comportamento apparentemente illogico non si arriva da nessuna parte. Bisogna pompare al massimo la sospensione dell’incredulità, sedersi comodi e non aspettarsi altro che una storia a tinte forti in cui il desiderio folle di vendetta soppianta di peso il freddo raziocinio, con tutte le cazzate comportamentali che ne conseguono.

Io non sempre ci sono riuscito.
Tutto sommato però, a Reversal non riesco a voler male.

PRO
Vendetta vera, non finirò in galera

CONTRO
Chiamare l’esercito no, eh?

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