Pusher – L’inizio

Posted: 17th March 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Kim Bodnia, Zlatko Buric, Mads Mikkelsen, Laura Drasbæk, Slavko Labovic, Peter Andersson, Vanja Bajicic, Lisbeth Rasmussen, Levino Jensen
Regia: Nicolas Winding Refn
Durata: 105 min.
Titolo originale: Pusher
Produzione: Danimarca 1996

VOTO:

Adesso idolatrare Nicolas Winding Refn fa figo, vero?
Ma quanti di voi conoscevano questo regista prima che sfornasse le giga-hits Bronson e Drive?
Pochini, no? Perché Refn, prima della notorietà artistica, si girava i filmini a costo zero in una Danimarca lurida popolata da tossici e persone di merda.
Stile crudo, realistico, disilluso. Come piace a noi.

È il caso di questo Pusher – L’inizio.
No, non dite “l’ho visto!”, non c’entra un cazzo col film di Daniel Craig. Niente ca$h americano, niente inquadrature fichette, niente postproduzione patinata, Tarantino era ancora una novità per pochi appassionati: siamo nel lontano 1996.

La storia è quella di Frank, uno straccione che sogna di fare gransoldi con dei traffici illeciti nella suburbe danese. Ha il santino di Tony Montana appeso allo specchio, ma il suo look non va oltre una tuta Adidas sudicia che terrà addosso per tutto il film. È la crisi del self made man inculcatoci dai film made in USA. L’anelito ad una vita fatta di lussi e belle fighe non va oltre i pochi grammi di merda pakistana comprati a credito e rivenduti al peggior offerente, nella speranza che un giorno lontano i dindi incassati doppino i buffi accumulati.

Non ci troviamo a Miami dove batte sempre il sole, le battone battono anche di più e la vita ruota attorno a spiaggia e disco club.
La Copenaghen che Refn ci sbatte in faccia è grigia e squallida, il sole non batte mai e le battone sprizzano morbo da tutti i pori. C’è effettivamente un disco club, ma assomiglia più a un grosso prefabbricato illuminato epiletticamente e colmo di punkabbestia.

Frank perde tempo assieme al suo compare Tonny (sospetto skinhead) e intrattiene una lugubre love story con una troia, fino a quando non manda in malora un grosso affare con il balcanico mobster Milo. Per quanto si sforzi di uscirne al meglio, Frank si ritrova inzuppato nella merda, sempre più a fondo, cosicché “finisce tutto a puttane”.

Assistere alla settimana (il film si snoda lungo questo arco di tempo) di Frank non è uno spettacolo canonico: a volte sembra di girare a vuoto e la ripetitività delle vicende potrebbe mettere a dura prova l’attenzione dello spettatore più casual. Difficile trovare positività nelle sue azioni e in quelle dei suoi gregari, ed il tono generale della pellicola è più che mai repellente. Lontano dalle sofisticate atmosfere “cool” degli altri film da spaccio, Refn firma con mano ferma e stile asciutto un film duro come un calcio in culo e indigesto come una sniffata di coca tagliata col talco.

Primo capitolo di una trilogia, L’inizio è solo l’antipasto di un’esperienza infernale, una discesa agli inferi verso la distruzione e la disillusione di una generazione di giovani scapestrati che cercano di sfondare nella vita con l’illegalità, ma l’unica cosa che finirà sfondata sarà il loro culo.
Se giocare a fare Scarface è il vostro ideale di vita, Pusher potrebbe riportarvi bruscamente alla realtà.

PRO
C’è del marcio in Danimarca

CONTRO
Non è per anime candide

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  1. Luigi says:

    Ottimo film, grande Refn! e soprattutto complimenti a chi ha scritto la recensione: superlativa!!