Pusher 2 – Sangue sulle mie Mani

Posted: 26th March 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Mads Mikkelsen, Leif Sylvester, Anne Sørensen, Øyvind Hagen-Traberg, Kurt Nielsen, Karsten Schrøder, Maria Erwolter, Zlatko Burić, Ilyas Agac
Regia: Nicolas Winding Refn
Durata: 95 min.
Titolo originale: Pusher 2
Produzione: Danimarca 2004

VOTO:

Il sequel di Pusher arriva a ben 8 anni di distanza dal capostipite.
Il distacco dalla storia precedente è pressoché totale: il vecchio protagonista Frank scompare nel nulla, relegato a due fugaci citazioni per i più attenti. La storia rimane più o meno invariata, perché ci troviamo sempre nella Danimarca marcia pronosticata secoli prima dal Bardo.

La vicenda non si snoda più nell’arco di una settimana ma è ridotta ad alcuni giorni, benché pregni, e si concentra sulle vicissitudini di Tonny, vecchio amico di Frank appena uscito di prigione.
Niente di nuovo sotto il grigio cielo di Copenaghen: squallore, degrado urbano, furti ad ogni occasione, droga a pacchi e puttane coi tacchi.
Ma ciò che rende vincente Pusher 2 – Sangue sulle mie mani è la caratterizzazione di Tonny: un vero uomo di merda, skinhead, tatuato in ogni anfratto del suo corpo con pacchiane simbologie nazi (vichinghi, teschi, blood & honor) e drogato marcio. Dopo la galera non riesce a farselo rizzare manco pippando coca a kili; lo vediamo inveire animatamente contro due puttane ree di non stimolarlo a sufficienza. Poi c’è Charlotte. “Se l’è scopata mezza città“, ciononostante lei accusa Tonny di averla ingravidata perché tutti gli altri “o le sono venuti sulla pancia o gli ha fatto una pompa“, ma lui no…

Tonny si ciondola per le strade alla ricerca di qualche spiccio o qualche lavoretto losco per campare. Ma ciò che a lui particolarmente preme è cercare di riconquistare la fiducia del padre, pezzo di merda nonché ricettatore di auto. Ovviamente va tutto male fino all’inevitabile punto di rottura, in cui Tonny finisce per sporcarsi le mani. La prospettiva di un nuovo nucleo familiare già contaminato nelle sue fondamenta sembra come destarlo da un lungo e lucido incubo: la fuga disperata in autobus, infante in braccio, chiude con una punta di sano ottimismo e con un iconico fermo immagine del cranio rasato di Tonny, su cui è tatuata la scritta RESPECT, quello che non ha saputo ottenere dal proprio padre ma che simboleggia il rinnovato proposito di onorare la propria discendenza.

La droga e lo squallore suburbano è argomento ormai logoro. In tanti ne hanno fatto un film, spesso cadendo nel manierismo o nel moralismo. Refn mostra solo un’ambiente di merda popolato da persone di merda, un film invero monotono nel ritmo ma devastante nei contenuti e con un Mads Mikkelsen magistrale e così credibile che noi di Death Row ci leviamo l’elmetto e lo annoveriamo tra i nostri attori feticcio, dopo campioni del calibro di Jean-Claude Van Damme e Mickey Rourke.

PRO
Tonny

CONTRO
Degrado insostenibile

  1. dopo quella scritta da Death, altre recensioni di Pusher II non avranno ragione di esistere…