Pay the Ghost

Posted: 28th October 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Nicolas Cage, Sarah Wayne Callies, Veronica Ferres, Alex Mallari Jr., Jack Fulton, Erin Boyes, Lyriq Bent, Sofia Wells, Mark Irvingsen
Regia: Uli Edel
Durata: 94 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2015

VOTO:

Vi ricordate di Uli Edel?
Nel 1981 aveva esordito in maniera impegnata con Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino per poi dedicarsi a progetti televisivi (anche un episodio di Twin Peaks), ma principalmente lo ricordiamo per Body of Evidence, il film dove Madonna nuda nudissima si faceva scopare a sangue e faceva i giochetti sadomaso con un Willem Dafoe duro come la roccia. Mi ci sono spellato le mani, su quel film, anche se ormai, storditi a suon di porno in 4K, probabilmente non sortirebbe più alcun effetto erogeno su nessuno. Come cambiano i tempi…

E cambiano anche per il buon Uli, che a più di 30 anni dal dramma d’inchiesta passa all’horror alimentare con l’attore che più di ogni altro di ruoli alimentari se ne intende.

Pay the Ghost, “paga il fantasma”, è il monito che assilla il povero Nicolas Cage ormai da anni; lo spettro in questione è ovviamente quello del fisco, ma nella finzione scenica si tratta di un volgare ectoplasma incappucciato che gli rapisce il figlioletto durante la notte di Halloween, in cui Cage dimostra ancora una volta di trovarsi a suo agio con le mascherate: dopo il leggendario orso de Il prescelto, stavolta è il turno di uno sciccosissimo costume da Cow Boy.
A ogni modo la moglie sbrocca e gli dà il benservito e Cage comincia a dare la caccia a ogni molestatore in circolazione, salvo poi rendersi conto, tra una terrificante visione e l’altra (tra cui alcuni avvoltoi che ogni mattina gli cagano sul tettuccio della macchina), di avere a che fare con qualcosa di meno terreno e più inquietante di un semplice pederasta.

Tra una faccia stranita e l’altra si viene a delineare una blanda vicenda di vendetta materna – peraltro anticipata dall’incipit del film, quindi non è che ci sia chissà quale mistero in ballo -, con il fantasma in questione che ogni anno, la notte di Halloween, rapisce un paio di bambini per farci chissà cosa.
E niente, il film è tutto qui. Cage investiga, nessuno gli crede, la moglie lo manda giustamente a fare in culo ma poi assiste anche lei a qualche stranezza e allora collabora, in tutto questo la polizia comincia a sospettare giustamente di Cage, viene pure coinvolta una medium che finisce polverizzata all’istante e via dicendo.

Nonostante Pay the Ghost sia per concezione una pellicola ai limiti dello straight-to-video, si difende con una certa stoicità per la fattura tecnica di discreto livello, per degli efficaci effetti digitali che stranamente, una volta tanto, non mandano tutto in malora e anche per l’interessante scelta di ambientare la vicenda in pieno centro a New York.
Generalmente le storie di fantasmi vedono presi di mira abitanti della periferia, ben isolati nella suburbe e quindi più esposti agli influssi del maligno (gli spettri sono un po’ timidi, si sa), mentre qui la vicenda ha luogo in pieno centro a Manhattan, in mezzo al troiaio metropolitano; non vuol dire niente, ma mi ha a suo modo sorpreso.

Si registrano un paio di tentativi di regia virtuosistici (abbastanza inutili) e anche un paio di plagi/omaggi al cinema horror che conta: una steady fissa su una bici indoor ci riporta indietro a Shining, mentre il campo sulla moglie  che di spalle si autoinfligge simboli celtici fa il verso a L’esorcista.
Il film tutto sembra un minestrone di tanto horror passato, e più in generale Pay the Ghost altro non è che una brutta copia di Insidious (richiamato dalla scena in cui alle spalle di Cage appare il demone che fa BLEARGH), tanto per citare il più recente.

Insomma, niente di nuovo sotto lo scuro cielo della vigilia di Ognissanti.
Però la pellicola scorre tranquilla, una visione assolutamente dispensabile che però ispira simpatia, sarà per il faccione ormai un po’ grinzito di un Cage sempre robotico, sarà per la riverenza nei confronti di Edel, a cui si deve tanta disidratazione e tante irritazioni intime.
Quindi boh, bruttarello ma non inguardabile, io la mia visione gliel’ho data.

PRO
Mediocre ma non inguardabile

CONTRO
L’originalità non è proprio di casa

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