Ouija – L’origine del male

Posted: 7th November 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Elizabeth Reaser, Henry Thomas, Kate Siegel, Doug Jones, Annalise Basso, Parker Mack, Sam Anderson, Lin Shaye
Regia: Mike Flanagan
Durata: 97 min.
Titolo originale: Ouija: Origin of Evil
Produzione: USA 2016

VOTO: ½

Sembra una maledizione: proprio l’anno scorso eravamo stati ammorbati dall’ennesima pellicola a tema Ouija che io avevo prontamente smerdato, includendola anche nella Worst 10 del 2015, veramente una cagata fiacca e senza nerbo. Poi vedo il trailer del presente Ouija – L’origine del male e penso che, dopotutto, se ne è stato prodotto un sequel, forse sono io a non capire un cazzo di cinema.

In realtà Ouija 2016 non è un sequel ma, come dice il titolo, è “le origini del male”, ergo un prequel ambientato negli anni ’60 completamente slegato dal precedente film, anche se il tema è sempre quello. C’è la tavoletta magica che se ci fai la seduta spiritika parli con i fantasmi, che tanto ahahah! mica esistono!, e invece poi esistono veramente e i protagonisti finiscono puntualmente perseguitati.

Stavolta tocca a una famigliola di cialtrone che imbastiscono delle finte sedute medianiche per consolare gli animi di qualche poveraccio fresco di lutto. Effettivamente pure le cialtrone, mamma e due figliolette, hanno perso rispettivamente marito e padre, quindi forse non lo fanno per malizia ma semplicemente per esorcizzare il proprio rovello interiore. Un bel giorno entra in casa la suddetta tavola e immediatamente la pargola più piccola comincia a dare di matto: parla da sola, scrive in polacco e guarda la TV con la bocca spalancata e gli occhi bianchi.
Ricovero coatto? Macché, sarà la crescita. E invece la piccola è posseduta dal solito demonio incazzatissimo… e bon, il film è tutto qui.

Informatomi a riguardo, pur sempre scettico per via del tema abusato, nutrivo qualche briciolo di speranza nei confronti di questo film per via di Mike Flanagan alla regia. Flanagan non ha ancora girato l’horror della vita, ma si è comunque distinto per meriti con pellicole di buona qualità, sempre fresche e intriganti (specie Oculus).

Alle prese con un canovaccio tritissimo, invece, Flanagan riesce solo a confermare la sua buona mano tecnica ma nulla di più: il film, esteticamente parlando, ha dei buoni momenti, specie quando la marmocchia fa le boccacce da mostro creepy (la bambina è invero piuttosto brava), ma se si esclude qualche frame inquietante il resto è di un già visto letale, una vera mattonata nelle palle. A un certo punto ero persino tentato di alzarmi e andarmene, soprattutto quando per l’ennesima volta vengono messi in mezzo i soliti esperimenti nazisti, salvo poi accorgermi che fortunatamente ci stavamo approcciando al finale, finale oltretutto sciapido, prevedibile, una vera delusione totale. Come il film, del resto.

Al ché mi si dovrebbe recriminare, guardando la valutazione, di esser stato troppo drastico, laddove pellicole di qualità forse inferiore come Lights Out e Pay the Ghost hanno ricevuto commenti più generosi.
Il problema è che un bravo mestierante come Flanagan non può ridursi a scrivere uno script fallimentare in partenza, il solito calderone di luoghi comuni e occhi bianchi e demoni neri e rutti gutturali dall’oltretomba, perché puoi anche essere bravissimo con la macchina da presa, puoi anche fare i movimenti di camera fighi sulla tavoletta fiammante, ma gira e rigira la storia è sempre quella e noi spettatori cominciamo ad avvertire un po’ di orchite, nonché un vago bruciorino al culo, perché simili operazioni non hanno granché senso di esistere.

Così come il parrocco della scuola punisce la protagonista adolescente per aver osato uscire con un ragazzo, sento il dovere morale di punire Flanagan per aver peccato di scontatezza e di aver calato le braghe di fronte ai capoccia della Blumhouse.
Tradotto: Mike, sei un grande, hai talento, ma proponi qualcosa di veramente tuo, di inedito, e non abbassarti a questi marchettoni commerciali che fanno contenti solo i produttori ma non gli spettatori pollaccioni che si ritrovano in sala con un film già visto e 8 euro in meno nel portafogli.

PRO
Buona fattura tecnica 

CONTRO
Ebbasta con ‘ste tavolette

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