Nico

Posted: 20th January 2012 by Panzer Guderian in Recensioni
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Interpreti: Steven Seagal, Sharon Stone, Pam Grier, Michael Rooker, Henry Silva, Ron Dean, Daniel Faraldo, Miguel Nino, Nicholas Kusenko, Joe Greco
Regia: Andrew Davis
Durata: 99 min.
Titolo originale: Above the Law
Produzione: USA 1988

VOTO: ½

Sì, lo ammetto… inaugurare la corazzata Death Row, di recente varo, con una puntatina verso Acapulco, prima spiaggia… a sinistra sarebbe stato fin troppo rischioso, soprattutto in questo periodo di naufragi e declassamenti. Seppur rinnovati nello stile, la nostra natura non è infatti cambiata: la rotta tenderà sempre a destra, in linea con il tragitto che abbiamo intrapreso sin dal lontano 2007. E siccome a destra risuona il motto “Il mio onore si chiama fedeltà”, non potevo venire meno alla richiesta di un nostro fan, Claudio Sabino, desideroso di ritrovare in questa sede la “quadrilogia del coda di cavallo”.   Ci eravamo lasciati alcuni mesi or sono con Programmato per uccidere, il più esotico del gruppo; ora tocca a Nico, il più “autobiografico”, non fosse altro per il cappello introduttivo in cui il protagonista racconta la sua storia di emigrante italiano trapiantato negli USA, poi dirottato in Giappone, e infine trasferito in Vietnam sotto l’egida della CIA, il tutto mentre scorre l’album di famiglia di Steven Seagal: una vera chicca.

La parentesi indocinese è un topos ricorrente nei film d’azione e Nico non fa eccezione: non ci crederete, ma la sua squadra di informatori dell’intelligence si aggira lungo il solito confine cambogiano, apparentemente senza meta, finché non aggancia il contatto – Zagon -, un papavero della CIA adibito agli “interrogatori speciali”. Quando Nico si accorge che questi non vertono su questioni militari, ma su presunti traffici di droga che coinvolgono lo stesso Zagon, comincia a mandare tutto all’aria a colpi di Aikido finché – per il quieto vivere – non  si vede costretto a lasciare commilitoni e teatro d’operazioni in maniera grossolana, avviandosi mestamente nella jungla salutando tutti come se si stesse accommiatando da una partita di poker.   Mi sono dilungato su questo antefatto non solo perché mi ricorda quello di Universal Soldiers, ma perché lo screzio tra Zagon e Nico si svilupperà in seguito all’interno di un cono d’ombra che avvolge servizi deviati invischiati in traffici di droga, complotti, controverse operazioni belliche.

Steven Seagal affermerà successivamente che: “Nico era un film politicamente impegnato. […] voglio continuare a fare film come questi: pieni di intrattenimento ma che portano la gente a riflettere”; personalmente, e credo di poter parlare in vostra vece, ritengo questa interpretazione un po’ fraudolenta quando ti accorgi che l’attenzione del pubblico è istintivamente monopolizzata da un figuro in canottiera che macella dei gringos con la sciabola!, rincorre i nemici come se avesse un bastone di scopa infilato su per il culo, spara su un disarmato a sangue freddo, scaraventa un boss della droga da un grattacielo trascinandolo con una macchina lanciata in retromarcia… Costui è Nicola Toscani (Nico), un “fanatico di un italiano” la cui professione di poliziotto scavalca gli argini istituzionali per tracimare nel privato, cosicché riportare a casa una nipote che fa vela degenera in una retata in pieno stile, con tutto il corollario di nasi rotti a suon di schiaffi e gomitate.

Poliglotta, padre e marito modello, amico sincero, vanta un self-control e una sicurezza di sé pari a quella che potrebbe trasmetterti l’Università telematica Nicolò Cusano. Ma lasciamo che a descriverlo siano gli stessi personaggi del film:
Allora, quel tizio in pieno giorno si è presentato nel mio bar, ha spaccato tutto, brutalizzato i clienti: un casino. Faceva sfoggio di arti marziali, pestando tutti come un forsennato …“
Tu vuoi fare il duro Toscani, mangi il pesce crudo e pratichi le arti marziali. Ma sai che cosa ti dico? Non sei immortale e non sei neanche un bravo poliziotto. Ti aggiri per le strade facendo prepotenze, ma non raccogli altro che congetture, strane coincidenze e puttanate!”
Il ché ha un nucleo di verità, se è vero che Nico, dopo aver passato la giornata a fare a pezzi un branco di balordi, confessa amaramente alla moglie (Sharon Stone): “sto cercando di raccapezzarmi ma brancolo nel buio.”

Un personaggio positivo, quello di  Nico, ma anche controverso: è conscio che il ristabilimento dell’ordine non può inverarsi senza pagare un prezzo in termini di coscienza  – “Voi avete notato come profumano i bambini? Come se niente al mondo li avesse ancora sfiorati…”- , e senza risparmiare i pesci grossi, vuoi della CIA, vuoi dell’ FBI; un uomo solo contro il degrado imperante nelle istituzioni – che cerca di risanare – ma che attinge convinzione ed energie dal sostrato familistico, squisitamente latino e cattolico, capace di aggregare piedipiatti e mafiosi alla festa del Battesimo del piccolo Toscani. Questo è Nico, un po’ come lo descriverebbe Vincenzo Mollica; noi preferiamo ricordarcelo per quello che in fondo è sempre stato: un bellimbusto che irrompe sprezzante in un bar malfamato, si dirige al banco, e si rivolge al titolare con un candido: “Ciao schifezza”.

PRO
L’origine del mito Seagal

CONTRO
Si tratta di 100 kg fa

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  1. Un fotutto classico. E’ bello leggere queste recensioni nostalgice.