Mechanic: Resurrection

Posted: 7th December 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jason Statham, Jessica Alba, Tommy Lee Jones, Michelle Yeoh, Natalie Burn, Sam Hazeldine, Yayaying Rhatha Phongam, Raicho Vasilev
Regia: Dennis Gansel
Durata: 98 min.
Titolo originale: id.
Produzione:
USA, Thailandia 2016

VOTO:

Prima di approcciare Mechanic: Resurrection è necessario anteporre due inevitabili considerazioni.

  1. La sceneggiatura è una cagata, senza sé e senza ma.
  2. Bisogna tenere bene a mente il motto “Amat Victoria Curam”, tormentone del precedente Professione assassino, per dare un senso ai momenti narrativi più imbarazzanti.

Perché in Mechanic: Resurrection il redivivo Bishop (Statham) si trova suo malgrado costretto ad accoppare 3 grossi signori del contrabbando per aver salva la vita della sua sexy fidanzata (Jessica Alba), conosciuta poche ore prima; infatti la love story è tra le meno convinte mai viste.
Rimbalza da una location all’altra, dal Sud America all’Europa orientale, trovando in ciascuna un bel kit di sopravvivenza dotato di passaporti, PC portatili e armi, sepolto chissà quando e chissà come, pronto all’uso.

Alla faccia della previdenza: ok che la vittoria ama la preparazione, ma forse così è un pelino implausibile.

Comunque, dicevamo, i signori del mercato nero.
Si tratta di un dittatore africano, un magnate invischiato nello skin trade e Tommy Lee Jones che fa il comunista fricchettone.

Quando si tratta di far secco il bersaglio, Bishop non sbaglia mai e regala dei grandi momenti action, anche se meno sofisticati rispetto agli esordi (a esclusione della raffinatissima scena della piscina sospesa, quella vista nel trailer: per chi soffre di vertigini è un vero tripudio di angoscia e sudore freddo), in quanto spesso e volentieri – forse per accontentare il giovane e vasto pubblico rincoglionito dai moderni sparatutto online – non disdegna un approccio più frontale in cui lo stealth cede il passo alle mitragliate e alle gomitate nei denti.

Dal punto di vista cinetico, Resurrection va alla grande. Merito delle sempre ottime coreografie dello specialista JJ Perry e merito ovviamente di uno Statham sempre granitico e ipertrofico  (dettaglio dorsale da urlo!), mai così manesco. Dopo appena 5 minuti tira una tavolata in faccia a una donna che tenta di ricattarlo, dopo mezz’ora ha spaccato il cranio al fidanzato violento della Alba e dopo un’ora e mezza ha più denti rotti sulla coscienza della buonanima di Kimbo Slice.

Non solo cazzotti, ci mancherebbe. Si diletta alla grande anche con le armi da fuoco e con gli esplosivi, e sul finale salta in aria davvero di tutto. Peccato che la fattura tecnica non sempre sia all’altezza.
Gli effetti digitali, specie le sopraccitate esplosioni, sono spesso orrendamente digitalizzate e tutto il film è permeato da un fastidioso effetto bagliore sfocato che fa sembrare ogni scena girata maldestramente in green screen, cosa che spero non sia.
A ogni buon modo Dennis Gansel (L’onda) – scelta di regia quasi inspiegabile – dirige, forse costretto, con mano sufficientemente ferma e salva la baracca anche se il budget non lo sostiene a dovere.

Rispetto al primo capitolo è un indubbio passo indietro dal punto di vista della sceneggiatura. Pretestuosa, stupida, incoerente. Ma sticazzi. Perché finché ci sarà uno Statham in così gran forma e con un bodycount di morti ammazzati così alto, mi andrà bene qualsiasi cosa.

PRO
Nella sua trashosità è parecchio divertente

CONTRO
La sceneggiatura è demenziale

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