Maniac (1980)

Posted: 13th January 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Joe Spinell, Caroline Munro, Abigail Clayton, Kelly Piper, Rita Montone, Tom Savini, Hyla Marrow, James L. Brewster, Linda Lee Walter
Regia: William Lustig
Durata: 87 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 1980

VOTO:

Cult underground indiscusso degli eighties, Maniac narra la storia di Frank Zito, sicko suburbano predatore di donne, irreversibilmente cerebrodanneggiato da un complesso di Edipo irrisolto. Gli oggetti della sua ira – giovani ragazze, puttane o coppiette – fungono da catarsi per la sindrome da abbandono che attanaglia la sua mente: sua madre Carmen, donnaccia di facili costumi (o meglio, vera e propria baldracca) verso la quale nutriva un amore smisurato, morì in un incidente stradale lasciando il povero Frank solo con le sue paturnie che lo portano a percepire le donne come “tutte troie” e meritevoli di morte, anche se l’unico puttanone ad avere colpe era proprio la madre degenere.

Così, in una New York notturna e degradata, assistiamo alla serie di efferati delitti che porteranno Frank al confronto finale con la sua ossessione. Frank ammazza le sue vittime, le scalpa a rasoiate e con i capelli grondanti sangue agghinda dei manichini femminili assieme ai quali dorme e dialoga, quasi fungessero da tramite con la cara mammina defunta. L’indimenticabile epilogo, allucinato e allucinante, in cui il suo incubo gli si rivolta contro, è, per quanto mi riguarda, uno dei momenti più alti del genere horror di tutti i tempi.

Morboso, tesissimo ma anche malinconico e intimista, Maniac è un film che vi consiglio di evitare qualora soffriste di tachicardia o depressione, a meno che non vogliate sostituire il Valium alla birra, durante la visione. Squisitamente ansiogena, per esempio, è la scena della metropolitana in cui Frank dà la caccia a un’incauta passeggera dell’ultima corsa. Aldilà del montaggio imperfetto (nonostante la fermata dovesse essere deserta, in un controcampo si vede una discreta folla sostare in attesa della carrozza successiva), i tempi dilatati e l’utilizzo della camera a mano (ricorrente durante la pellicola), uniti a un setting veramente cupo e laido, vi faranno sprofondare nella paranoia più nera.

Gran parte del merito, bisogna specificarlo, va alla performance del gigantesco Joe Spinell, sordido e instabile come un Ron Jeremy in astinenza forzata. Il buon Joe, amicissimo di Sly Stallone, scrive per sé un ruolo veramente ingrato che però interpreta con una sensibilità assoluta, quasi commovente. Difficile trovare ai giorni nostri caratteristi con una faccia e un carisma simili, seppur ripugnanti, oltre che così cazzuti e kamikaze da prodursi un film che qualsiasi altro attore avrebbe fatto carte false per evitare.

Gli effettacci sanguinolenti, ottimi e abbondanti, sono a cura del sempre bravissimo Tom Savini che, in uno slancio di masochistica ironia, si fa fucilare in piena faccia in una delle scene splatter più belle degli anni ’80, assieme alla testa esplosa in Scanners di Cronenberg.

Prima che l’avvento di Reagan sbandierasse in maniera ipertrofica l’edonismo mendace dell’american way of living, piccoli film come quello di Lustig, costato una miseria e girato in appena un mese di riprese, perlopiù improvvisate e senza permessi, mostravano le ombre più oscure dell’America sotterranea che nessuno voleva sentirsi raccontare.
Un film spesso dimenticato e proprio per questo imperdibile.

Nel 2012 è uscito il remake, diretto da Franck Khalfoun, con Elijah Wood incaricato di riprendere i sudati panni di Spinell. Elijah, ovviamente, non ne raggiunge gli stessi apici di luridume, anzi, ma ciò che avevo frettolosamente etichettato come una rivisitazione fighetta e impersonale si è dimostrato essere un ottimo esercizio di stile, non privo della stessa cattiveria del prototipo e impreziosito da un’inquietante (e meravigliosa) colonna sonora synth a cura del francese Rob.

Ma questa è un’altra storia…

PRO
Allucinante e allucinato

CONTRO
Di questi tempi verrebbe accusato di maschilismo

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  1. Walter Marek says:

    grande caratterista “Gazzo” Spinell, interpretazione sentita e New York sfruttata alla perfezione con quelle atmosfere notturne che possono diventare davvero “disturbanti”, d’altronde Joe era un newyorchese DOC (così come Lustig) e credo conoscesse bene il lato oscuro e deprimente della metropoli…in effetti ebbe un bel coraggio a scrivere ed interpretare una storia del genere, anche il remake non è male – come dici tu stupenda la colonna sonora – ma concordo su Elijah Wood, è un buon attore e si è liberato brillantemente del budinoso Frodo però non può ancora competere con il vecchio Joe in quanto a panza e viscidume…

    • Death says:

      Il remake era più “fighetto” per quanto violentissimo e disturbante… diciamo uno splatter più raffinato. Mentre l’originale non si batte in quanto a lerciume, veramente uno dei film più duri che la storia del genere ricordi! E gran parte del merito va ai capelli sudati del buon Joe…