Logan – The Wolverine

Posted: 29th March 2017 by Death in Recensioni
Tags:

Interpreti: Hugh Jackman, Patrick Stewart, Richard E. Grant, Boyd Holbrook, Stephen Merchant, Dafne Keen, Eriq La Salle, Elizabeth Rodriguez
Regia: James Mangold
Durata: 135 min.
Titolo originale: Logan
Produzione: USA 2017

VOTO:

Sarebbe facile, come hanno fatto tutti, esordire irridendo i precedenti spin-off dedicati all’artigliato Wolverine e lodare la perseveranza di Mangold e Jackman, che al terzo tentativo imbroccano finalmente il film giusto.
Sarebbe facile e infatti l’ho fatto, perché non c’ho più voglia di scrivere un cazzo.

Mi sento tanto come il Logan di questo film: stanco, disilluso, fisicato (anche se con qualche acciacco) e menefreghista il giusto per continuare a campare senza troppi grilli per la testa.
L’apparente placidità di una vita monotona è scossa da due macro-avvenimenti.
Il primo è che il professor Xavier, ormai morente, ogni tanto sbrocca e fa ballare tutto il deserto in cui sta rintanato.
Il secondo è che Logan, suo malgrado, si ritrova a fare da babysitter a X-23, una wolverina formato tascabile ma non per questo meno letale (anzi, forse ancor più manesca del nostro eroe).

A innescare il casino, come al solito, è la solita corporation che vorrebbe sfruttare i mutanti a proprio vantaggio, niente di nuovo. L’assenza di novità a livello strutturale non coincide però con ciò che riguarda la cifra stilistica.
Abbandonati i clowneschi costumi e colori delle altre stupidaggini del genere, Logan è un film estremamente livido e cupo che, sfruttando i supereroi, ne approfitta per trattare temi ben più profondi dei pacchiani riferimenti all’alcolismo di un Iron Man 2, tanto per citarne uno (all’epoca i nerd ci si facevano le seghe manco fosse chissà quale trattato psicologico). La rivalsa di Mangold e Jackman coincide anche con la rivalsa della Fox, da sempre perculata ma che con il presente Logan e con Deadpool batte di numerose misure tutta la più recente produzione della “rivale” Marvel Studios.

Saggiamente sottolineato dalla presenza massiccia di sequenze splatter, quelle che un personaggio come Wolverine avrebbe dovuto mostrare sino dalle sue origini, Mangold punta tutto sul minimalismo: ambienti, personaggi, dialoghi. Tutto stringato, essenziale, ma proprio per questo ancora più efficace. Scampato il pericolo che i grossolani effetti speciali possano seppellire il resto, Logan è un viaggio interiore di un essere un tempo indistruttibile che si scontra con l’incedere del tempo, in un qualche modo determinato ad averla vinta anche su “l’immortale”, e con la possibilità di consolidare degli affetti, quelli che la sua natura imperitura gli aveva da sempre precluso. È toccante perciò il rapporto che si viene a creare tra Logan e la figlia in provetta X-23, l’unica a poter sopravvivere al padre proprio per via della sua natura mutante affine.

Le concessioni all’ironia sono veramente poche (ma sono grandiose quelle in cui il film attacca direttamente e metacinematograficamente i comics cartacei, smerdandoli di brutto senza troppi giri di parole) e rendono Logan un film estremamente malinconico, specie nelle battute finali, trascinate e dolenti, che pongono la parola fine a un sodalizio artistico, quello tra Jackman e Wolverine, lungo ben 17 anni e capace di riscrivere l’immaginario colletivo.
Andavo ancora al liceo quando il primo X-Men uscii al cinema. Mi è perciò impossibile lasciare la sala senza provare un leggero senso di smarrimento, come se quei titoli di coda sulle note di Johnny Cash significassero in realtà la fine di qualcosa di ancor più grande.

Logan è un film di supereroi che fa di tutto per non essere il solito film di supereroi. Per alcuni questo potrebbe costituire un deterrente imperdonabile; per me costituisce il valore più alto di una pellicola destinata a modo suo a lasciare il segno.

PRO
Apice di un sodalizio quasi ventennale

CONTRO
Il tempo scorre inesorabile, per tutti…

Acquista su Amazon.it

Leggiti anche...