Lights Out – Terrore nel buio

Posted: 26th October 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Teresa Palmer, Gabriel Bateman, Maria Bello, Billy Burke, Emily Alyn Lind, Alicia Vela-Bailey, Amiah Miller, Alexander DiPersia
Regia: David F. Sandberg
Durata: 81 min.
Titolo originale: Lights Out
Produzione: USA 2016

VOTO:

Tutto ha inizio con l’omonimo cortometraggio, che per comodità vi linko proprio qua sotto.

Visto? Ganzo, eh?
L’idea è semplicissima e per nulla originale, ma la realizzazione schietta e senza fronzoli riesce a rendere lo spunto – forse anche banale – ansiogeno come pochi. In due parole, la prima volta che lo vidi mi ci cagai sotto di brutto.

Impossibile che qualche produttore affamato di soldi – nello specifico James Wan – non decidesse di sfruttare l’idea producendone un lungometraggio, così il talentuoso David F. Sandberg si ritrova di punto in bianco promosso a regista a tutti gli effetti. Ovviamente bisognava imbastire una sceneggiatura sensata, perché un’ora e mezza dello stesso giochino alla fine prende a noia.

Lights Out parla di una famiglia, composta da mamma schizzata, figlio insonne e sorella ribelle, funestata dalla spettrale presenza di un’entità che si palesa solo nel buio più assoluto, una figura apparentemente femminile e ferina che risponde al nome di Diana.
La madre è ossessionata da questa figura, sicché i figli se la vivono di merda, anche perché le figure paterne (padre e patrigno) sono finite massacrate in modo misterioso. Nell’incipit del film si assiste proprio all’omicidio del patrigno per mano di questo fantasma spietato: la sequenza espande il corto iniziale ma esaurisce sin da subito le cartucce a disposizione di Sandberg.

Il figlio, che ormai ha le braghe completamente zeppe di merda, cerca la fuga a casa della sorella, ma l’assistente sociale non vuole perché la sorella è rockettara e ha i piercing e i poster degli Avenged Sevenfold appesi ai muri, molto meglio affidare il minore alla madre stonata da psicofarmaci e che parla con le ombre, mi sembra logico.

Comunque c’è tutta la classica fase di indagine, perché i figli sono giustamente preoccupati per la salute della madre, tanto più che lo spettro comincia a seguirli anche fuori casa, quindi cominciano a preoccuparsi pure di aver salvo il culo. Non è difficile immaginare le dinamiche thriller a cui saranno sottoposti: le lampadine crepitano, ogni tanto si fulminano, le torce si scaricano e a volte salta proprio la corrente. Chi l’avrebbe mai immaginato?

Il medesimo contesto era già stato sfruttato nel modesto (ma divertente) Al calare delle tenebre, e Lights Out, nonostante qualche sequenza di buona tensione, non riesce a diversificare così tanto l’offerta da imprimersi nella memoria dello spettatore.
La durata è esigua perché è evidente la mancanza di idee e il plot è tirato per i capelli con risvolti pseudoscientifici quasi risibili. Persino il body count è stringatissimo, perché di vittime in palio il film ne è privo e non è possibile che i protagonisti muoiano nei primi 15 minuti. Quindi gli assalti del mostro vengono puntualmente sventati e ogni tanto appare qualche elemento random giusto per far commettere alla nostra Diana qualche nefandezza, ma se non ricordo male il conteggio delle vittime si assesta su un ridicolo (e per giunta esangue) 3.

Lights Out quindi finisce nelle premesse, e dunque nel cortometraggio originale (o scena iniziale, fate voi).
Il film “completo”, se così lo vogliamo chiamare, aggiunge dispensabili retroscena e la stessa circostanza d’avvio ripetuta allo sfinimento. Qualche sequenza è comunque esteticamente gradevole, la fattura tecnica è di buon livello – Sandberg ha indubbiamente una buona mano – e il film scorre veloce perché dura poco, per fortuna.

Non merda ma neanche gran cioccolata.
Una visione la vale solo se, come me, vi sparate qualsiasi cagata horror esca sul mercato.
Se volete saltare sulla sedia, guardatevi il corto originale al buio e con le cuffie. Fatto ciò, avrete già visto tutto quello che c’è da vedere.

PRO
Idea di partenza vincente

CONTRO
Era sufficiente il cortometraggio

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