Le Recensioni che non furono pt. 2

Posted: 15th October 2016 by Death in Recensioni
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In pieno revival causa pulizie primaverili (?) di vecchi hard disk, son saltate fuori altre due recensioni scritte nel lontano 2004-2005, quando Death era ancora un giovane di belle speranze (benché depressed as fuck). Queste recensioni furono inviate a un sito internet multitematico (divenuto negli ultimi anni piuttosto influente) in risposta a un annuncio di lavoro inerente la sezione Cinema. Io mi sentivo già carico a pallettoni, scrivevo malissimo (gli errori ortografici li ho corretti…) e avevo voglia di spalare merda sui film che mi avevano fatto cagare, ma la redazione del sito non la pensava come me e mi mandò a fanculo senza tanti giri di parole. Forse è stato meglio così: le recensioni che ora appaiono su quelle pagine sono spesso discutibili e talvolta vi aleggia il soave lezzo di marchetta, ma questo è un altro discorso…
Buona lettura.

BIRTH – IO SONO SEAN
La giovane Anna (Nicole Kidman), vedova da dieci anni di suo marito Sean, si è ricostruita una nuova vita ed è in procinto di sposare Joseph, quando un giorno un bambino le si presenta in casa dichiarando di essere il suo defunto consorte. La trama in sé parte bene, con un incipit coinvolgente e che sopratutto incuriosisce lo spettatore, portato a interrogarsi e fantasticare su un ipotetico colpo di scena finale. Il film di Jonathan Glazer, apprezzatissimo regista di videoclip (suoi alcuni dei Radiohead), finisce però qua, nelle aspettative.
L’ottimo trailer faceva ben sperare (a parte la pessima trovata del titolo italiano, raramente così brutto e didascalico) ma, come spesso succede, questo non mantiene fede a ciò che sarà il prodotto completo. Tutta la pellicola è un continuo tormentarsi sulla faccenda, con un cast di tutto rispetto sprecato a recitare le poche battute che il povero plot prevede. Anche un’attrice del calibro di Nicole Kidman è ridotta in un ruolo davvero esiguo che non sfrutta per niente le sue capacità, anzi, in alcuni frangenti la sua recitazione pare addirittura troppo forzata.
Senza contare che lo spettatore è portato presto alla noia dalle lunghissime inquadrature prive di dialogo o ai primi piani di svariati minuti sul volto della bella protagonista (che faranno contenti solo i feticisti della Kidman).
Se a tutto questo si aggiunge l’assenza di un colpo di scena finale degno di esser chiamato tale, ma sopratutto la quasi totale mancanza di eventi che portino a sviluppare la trama, il risultato finale è un film che si basa esclusivamente sulla Kidman, dotato di una fotografia interessante e di scelte registiche a volte buone, altre volte troppo artistoidi e inadatte alla situazione.
Tanto scalpore per nulla, dunque, visto che anche il rischio di scadere nella pedofilia, allarme lanciato nella puritanissima America degli M-16 venduti al supermercato, si riduce a un poco credibile bacio sulle labbra tra la bella Nicole e il bambino, che fanno anche il bagno insieme (e fanno SOLO il bagno, per fortuna). Degno di nota comunque il ben assortito cast, che comprende Lauren Bacall, Peter Stormare e Anne Heche. Davvero insopportabile invece Cameron Bright, lo Sean ” bimbo “, che mantiene la stessa espressione da pesce lesso per il 99% del film. In finale un thriller metafisico pesante, privo di spunti interessanti, che riesce a banalizzare l’incipit promettente con un finale inconcludente. Peccato.

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THE GRUDGE
Il trend cinematografico americano del momento è quello di attingere a piene mani dalla produzione horror del Sol Levante per produrre remake con budget maggiore, tentando di conquistare il “poco avezzo al diverso” pubblico USA e cercando di amplificare a suon di effetti digitali le sensazioni di spavento che i predecessori sapevano regalare.
Anche The Grudge, remake di Ju-On, si colloca in questo filone, con delle particolarità degne di nota. Infatti, la quasi totalità del cast e lo stesso regista, Takashi Shimizu, sono quelli originali. A ricoprire il ruolo della protagonista è stata chiamata la Scream Queen Sarah Michelle Gellar (nota interprete di Buffy e di alcuni teen-slasher anni ’90).
La trama vede Karen (la Gellar), in trasferta a Tokyo col ragazzo, venir incaricata di prestare servizio sanitario in una casa, a causa della scomparsa della precedente governante. Scoprirà ben presto che ciò che abita la casa non è un semplice inquilino col pannolone, ma una devastante maledizione.
La pellicola è in alcuni frangenti una vera e propria fotocopia dell’originale: stessi attori, stesse inquadrature. La regia è però più varia e dinamica, forte del budget maggiore, e sopratutto rinuncia alla quasi totale unità di luogo del primo episodio. In realtà, paradossalmente, The Grudge è un remake fiacco.
Ju-On si distingueva per le inquadrature lunghe, i silenzi angoscianti, rotti solo dal rantolo terrificante del fantasma Kayako, o dai miagolii del piccolo Toshio (veramente dannosi per il sistema nervoso). Ciò che invece questo film ci mostra, sono apparizioni sempre più fugaci e “omicidi” che si concludono davvero alla svelta, rinunciando a tenere lo spettatore in ansia, come solo l’originale giapponese sapeva fare. Anche il finale, terrificante in origine, è stato rivisto – in peggio – e privato di quell’impatto shock che atterriva completamente il pubblico.
C’è di buono (?) che, comunque, pur presentando una narrazione ricca di flashback, il film non risenta del taglio “episodistico” dell’originale, cosicché la trama è più comprensibile e lineare (la nascita della maledizione è spiegata meglio). Naturalmente Kayako è sempre terrificante, anche se le viene concesso meno spazio di quanto meriti. Un piccolo ruolo anche per il bravo Bill Pullman, che nobilita con professionalità il cast. Probabilmente, se non avete visto l’originale, The Grudge vi saprà spaventare come mai nessun altro film, ma se conoscete la saga giapponese, penso che dopo la visione vi rimarrà addosso un forte senso di insoddisfazione per l’occasione sprecata.

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