Last Shift

Posted: 8th November 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Juliana Harkavy, Joshua Mikel, Hank Stone, J. LaRose, Sarah Sculco, Kathryn Kilger, Natalie Victoria, Mary Lankford Poiley, Matt Doman
Regia: Anthony DiBlasi
Durata: 90 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2014

VOTO:

Di Anthony DiBiasi vi avevo già parlato in concomitanza della recensione di Dread, lavoro che nonostante alcune pecche aveva dalla sua un bel po’ di trovate estetiche interessanti, oltre al vanto di trattarsi di un adattamento da Clive Barker, mica cotica.

Il buon Anthony si conferma come regista da tenere d’occhio con il presente Last Shift, l’ultimo turno. Il titolo si riferisce alla nottataccia d’inferno che una cadetta è costretta a passare all’interno di una stazione di polizia prossima alla demolizione. Nonostante la madre le provi tutte a farla desistere – il padre poliziotto è morto tempo prima durante il servizio -, la nostra eroina si impone con caparbietà nonostante l’incarico non sia tra i più stimolanti.
In realtà, quella che dovrebbe essere una lunga e interminabile notte di noia, viene funestata da macabri avvenimenti, che mettono la nostra (scusate, ma non mi ricordo il nome e non c’ho voglia di googlare) sul chi va là.

Appurato che non è la noia lo spauracchio maggiore del piantone, la disgraziata si troverà alle prese con tutta una serie di cagature di cazzo più o meno spettrali: una ragazza disperata continua a chiamare il centralino, gli archivi scorrevoli si muovono da soli, gli ambienti della centrale sono luridi come il cesso di un autogrill e come ciliegina sulla torta un barbone si mette a pisciare nell’androne principale. Niente male, come battesimo del fuoco.

Ovviamente, alla richiesta di soccorsi, i colleghi si mettono a ridere, così la nostra cop wannabe dovrà far luce da sola sul mistero che aleggia sulla centrale, mistero che manco a farlo apposta ha dei risvolti satanici dal sapore mansoniano.

Last Shift è un horror a basso budget dalle situazioni abbastanza abusate ma che ha il pregio di inventarsi un’ambientazione quantomeno originale. Ci sono i soliti fantasmi striscianti (ottimo make-up truculento, tra l’altro), i soliti rumori improvvisi, le solite sgommate di sangue sui muri, ma il setting inedito (credo, non mi viene in mente nessun altro titolo similare) rende la visione comunque intrigante, anche perché la nostra brava poliziotta è comunque armata e non totalmente sprovveduta come è consuetudine per il genere.

DiBiasi ce la mette tutta a impreziosire il tutto con una messa in scena che fa chiudere un occhio sul senso di déjà-vu delle situazioni; carrelli inesorabili lungo i corridoi, piano-sequenza infernali abbastanza arditi su caotici poltergeist, un ottimo uso del montaggio nei momenti più convulsi. Il versante tecnico è tutto in favore del buon Tony che riesce a costruire una buona tensione praticamente sfruttando solamente un paio di ambienti vuoti – un po’ à la Carpenter – e una protagonista in bilico tra la mutanda sgommata e la testardaggine più orgogliosa.

Certo, le battute finali non sono tra le più originali, così come il resto dello svolgimento è abbastanza predicibile. Così come la vittima telefona in centrale in cerca d’aiuto, altrettanto telefonato è scoprire cosa si celi in realtà dietro le chiamate e dietro la vicenda tutta, con alcuni frangenti che schivano il fattore WTF per un pelo. Ok l’orgoglio, ok voler seguire le orme paterne, ma a un certo punto sarebbe saggio prendere tutto e sgommarsene via velocissimi, ma ancora una volta non è questo il caso.

Last Shift rimane comunque un horror a basso budget guardabilissimo e ben realizzato, zeppo di sangue e di scary moments efficaci, un ottimo diversivo ai soliti spompatissimi film dal budget enorme quanto le palle degli spettatori costretti a vederli.

PRO
Occultismo in salsa Carpenter

CONTRO
Non il massimo dell’originalità, ma ormai…

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  1. Cumbrugliume says:

    Hai proprio ragione, chi la cerca più l’originalità? Mi hai convinto a cercarlo 🙂