L’alieno

Posted: 7th February 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Michael Nouri, Kyle MacLachlan, Clu Gulager, Claudia Christian, Clarence Felder, Ed O’Ross, William Boyett, Chris Mulkey, Lin Shaye
Regia: Jack Sholder
Durata: 96 min.
Titolo originale: The Hidden
Produzione: USA 1987

VOTO:

Los Angeles è messa a ferro e fuoco da un’inspiegabile escalation di follia. Comuni cittadini sembrano perdere la brocca senza un motivo apparente e cominciano a commettere efferati delitti che spaziano dalla “semplice” rapina in banca allo sterminio compulsivo di vittime innocenti.
Tom Beck (Michael Nouri), poliziotto caparbio spalleggiato da un agente dell’FBI in missione speciale (Kyle McLachlan), cerca di far luce sulla vicenda che, come è facilmente intuibile dal titolo (quello italiano almeno, ché l’originale, The Hidden, si premurava di mantenere almeno un minimo di suspense), assume col tempo delle sfumature fantascientifiche.

Né più né meno, si tratta di un parassita alieno simile a un grosso vermone tentacolare che si insinua attraverso la bocca dentro il corpo di poveri malcapitati (la scena è diventata iconica) e ne comanda i movimenti come fossero marionette. Nonostante le sue spaziali origini, l’alieno in questione ha gusti piuttosto terrestri: adora le Ferrari, la musica hard rock e la cucina ipercalorica. Non disdegna neanche (auto)tastarsi le tette rifatte, dopo aver preso possesso di una pettoruta spogliarellista.

Anche se si tratta di un famosissimo cult degli anni ’80, evito di spoilerarvi la risoluzione finale, benché il plot twist principale appaia abbastanza evidente verso la metà del film.
La sceneggiatura, infatti, è piuttosto canonica, una variazione sul tema “ultracorpi” con i buoni a caccia del mostro che, di volta in volta, riesce sempre all’ultimo a evadere gli attacchi e a migrare in un corpo nuovo.
Certo, ci sono delle leggerezze di scrittura che potrebbero far storcere il naso ai più puntigliosi. Il protagonista, per esempio, dopo aver schivato proiettili meglio di Neo per tutto il film, alla fine, trovandosi di fronte all’alieno col fucile spianato, si dimentica di saper deambulare e non trova di meglio da fare che sospirare “CRISTO” prima di beccarsi due pallini in pancia.
Ma sono ingenuità peculiari del periodo, presenti anche in film più blasonati, sulle quali si chiude volentieri un occhio, dal momento che non inficiano in alcun modo la credibilità generale della pellicola. Anche perché sì, insomma, si parla pur sempre di extraterrestri assassini; un istante di sconforto, dopo 90 minuti di gente trucidata in malo modo, ci può anche stare. Appare quasi più irrealistico cercare rifugio nella religione anziché in Superman, semmai, ma vabbe’.

Kyle McLachlan, già pupillo di Lynch ma prima del successo planetario di Twin Peaks, interpreta con grazia quasi androgina Lloyd Gallagher, il federale a caccia del mostro, reo di avergli massacrato moglie e amici in un remoto passato. Piccola curiosità, la prima incarnazione dell’alieno è interpretata da Chris Mulkey che, pochi anni dopo, avrebbe incontrato McLachlan proprio sul set di Twin Peaks, dove interpretava Hank Jennings.
C’è anche un cameo di Danny Trejo che interpreta un carcerato indisponente in camicia smanicata, crivellato subito dopo 5 secondi.

Dirige Jack Sholder, colpevole del disastroso Nightmare 2 (anche se a meritare la gogna, in realtà, sarebbe lo sceneggiatore). Nonostante la produzione sia praticamente la stessa, sempre New Line, qui tutto è incredibilmente efficace, tant’è che Sholder vinse il gran premio al festival di Avoriaz nel 1988.
Ma non si tratta di mera tecnica registica, anche perché, dopotutto, neanche Nightmare 2 era girato male.
Si tratta piuttosto di una sinergia di elementi tenuti ben saldi proprio dalla regia pragmatica di Sholder, senza fronzoli ma super-efficace: un cast in palla totale e coi capelli phonatissimi, le splendide ambientazioni losangeline che, in notturna, hanno quell’aria squisitamente umida e tiepida e una storia semplice e lineare ma così ben cadenzata che è praticamente impossibile distrarsi.
Non servono effetti speciali esagerati, montaggio convulso o esplosioni nucleari.
Basta un bel mostrone prostetico, viscido e realizzato a mano, da centellinare il tanto giusto e nei momenti opportuni; bastano sequenze action quadrate e ariose, che ai giovani di oggi magari apparirebbero lente e goffe, abituati all’ipercinetica di Michael Bay e soci, ma a noi no; bastano un po’ di conflitti a fuoco, qualche smitragliata e un commovente uso del lanciafiamme nel finale, niente di più.
Questo è action cazzuto fatto da gente che sapeva fare il proprio lavoro.

Non è un caso che, nonostante il modesto successo ai botteghini dell’epoca, il film sia col tempo diventato un cult movie assoluto. È cinema di genere, è cinema di forma, è cinema da birra e pop-corn. Non è il tipo di film di cui sentiresti parlare nei salotti colti da critico della domenica, né lo vedresti figurare nelle classifiche dei migliori 100 film della storia.
Eppure, è il tipo di film che la gente ricorda con più nostalgia.
Credo che qualcosa voglia pur dire, no?

PRO
Sci-fi solida vecchia scuola

CONTRO
Sceneggiatura a tratti ingenua

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  1. Belushi says:

    Bello, molto bello. Per me, meglio de “Il Terrore dalla Sesta Luna” di Stuart Orme da Heinlein. Grande incipit, buon ritmo e Claudia Christian con quel vestitino. Grande Death!!!