La setta

Posted: 2nd June 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Kelly Curtis, Herbert Lom, Mariangela Giordano, Carla Cassola, Donald O’Brien, Tomas Arana, Giovanni Lombardo Radice, Angelika Maria Boeck
Regia: Michele Soavi
Durata: 116 min.
Titolo originale: id.
Produzione: Italia 1991

VOTO:

Film poco conosciuto nella carriera di Michele Soavi e nella cinematografia horror italiana tutta, La setta è uno strano connubio tra una pellicola demoniaca con figli di Satana (o meglio, del Shub-Niggurath di lovecraftiana memoria) annessi e uno showreel di tecnica registica fine a sé stessa.

A partire da una sceneggiatura di Dario Argento, che originariamente doveva pure dirigere, La setta (in inglese The Devil’s Daughter, alla faccia degli spoiler) vede una ragazza, Miriam (Kelly Curtis, sorella della più nota Jamie Lee), soccorrere uno strambo signore dopo un incidente stradale. Lo strambo signore, dopo aver blaterato un po’ di frasi inquietanti, schiatta nei sotterranei della casa che rivelano strane architetture dal sapore occulto. In pratica si tratta del solito mescolone satanista con la setta di turno, i “senza volto”, che cercano di far nascere l’anticristo, ovviamente tramite le ovaie di Miriam.

Soavi è un grandissimo e sottostimato regista: La setta, da un punto di vista puramente tecnico, è sensazionale. La camera vortica in ogni maniera, ci sono soggettive arditissime lungo tubi idrici che neanche Tsui Hark e il gusto per l’inquadratura è sempre spettacolare, soprattutto nelle sequenze più oniriche e deliranti che, ahimè, costituiscono sia il punto di forza che il limite maggiore del film.

Si ha come l’impressione che Argento volesse ricreare le atmosfere folli e incomprensibili del suo Inferno, senza però raggiungere quell’ermetismo surreale che rende imprescindibile il film del 1980. La setta, pur indulgendo spesso nel weird e nell’inatteso, ha il grosso difetto di avere una trama in fin dei conti lineare, inutilmente complicata e ingarbugliata a forza per raggiungere le (quasi) 2 ore di durata, nei momenti più fiacchi una palla mortale. Si gira a vuoto e di tanto in tanto si apprezza la perizia tecnica di Soavi, ma il plot non decolla mai e non riesce quasi mai ad appassionare.

Manca la violenza esplicita, manca una struttura e un ritmo tali da mantenere vivo l’interesse. Sì, ci sono un paio di ottime sequenze visionarie come quella in ospedale, dove una ragazza brutalmente massacrata a coltellate resuscita per maledire la protagonista, o quelle meravigliose – senz’altro uno degli apici del film – e oniriche con protagonista una mostruosa cicogna tutt’altro che affabile, o ancora il rito satanico finale al chiaro di luna (“Io giro la chiave!”; stupendo visivamente quanto doloroso a vedersi), ma sono guizzi di genio sparsi in una pellicola troppo lenta e sfiancante; non quel lento che costruisce tensione ma quel lento che ti obbliga a distrarti, sicché durante uno dei tanti momenti morti imbracci il basso e, continuando la visione con la coda dell’occhio, improvvisi una scala velocissima e senza senso, proprio come le sequenze migliori del film, di forte impatto ma prive di significato in un contesto più grande.

PRO
Ottima tecnica immaginifica

CONTRO
Inutilmente prolisso

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  1. Valerio says:

    Troppo troppo troppo inutilmente lungo… L’ho finito a fatica quando l’ho visto la prima ed unica volta. Concordo con la recensione.

  2. Cumbrugliume says:

    Ricordo di averlo visto nel 1995 o giù di lì una notte su Italia Uno, e all’epoca mi aveva fatto cacare!