La notte del giudizio – Election Year

Posted: 5th August 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Frank Grillo, Elizabeth Mitchell, Mykelti Williamson, Joseph Julian Soria, Betty Gabriel, Terry Serpico, Edwin Hodge, Kyle Secor
Regia: James DeMonaco
Durata: 105 min.
Titolo originale: The Purge: Election Year
Produzione: USA 2016

VOTO:

La serie di The Purge, in Italia La notte del giudizio, esce da noi sempre in pieno Luglio, quando il caldo prende il sopravvento anche dei pochi neuroni rimastimi. Non sorprende, dunque, che le recensioni di questa saga siano puntualmente anomale e stringate.

Scongiurata la possibilità di una serializzazione esagerata in stile Saw, Election Year pensa bene di chiudere la trilogia con una premessa a dir poco allettante e a modo suo attualissima: alla vigilia dell’annuale notte dello sfogo, la candidata liberale alle presidenziali USA è presa d’assedio da uno squadrone di naziskin tatuati e armati fino ai denti, sovvenzionati dalla frangia conservatrice del governo. Il motivo è presto detto: la senatrice, a cui era stata sterminata la famiglia durante uno sfogo passato, ha tutta l’intenzione, una volta salita al potere, di porre fine alla barbara usanza ed esporre il bieco intrigo dei padri fondatori, ovvero il legalizzare l’omicidio per 12 ore all’anno al fine di ridurre la popolazione meno abbiente a tutto vantaggio dei ricconi.

Il duro Frank Grillo, sopravvissuto al secondo capitolo, è ovviamente il bodyguard number one della scorta privatissima della politica. Si troverà in mezzo alla merda e, con l’aiuto di qualche civile rastrellato in mezzo alla strada, cercherà di salvare e salvarsi il culo durante l’interminabile nottata d’inferno.

Il problema di questa saga è che le premesse sono sempre più intriganti dell’effettivo sviluppo del film.
Election Year non fa eccezione e, a una prima parte veramente concitata e sugosa, contrappone un break in frenata che ammoscia il ritmo e l’esaltazione accumulata, del tutto evanescente nel finale ormai spompato che cerca di regalare qualche brivido catartico di iperviolenza ma non colpisce nel segno come dovrebbe, nonostante le numerose Fatality a schermo.

Come auspicavo nella recensione di Anarchia, lo splatter è di altissimo livello e il sangue sgorga copioso, e quando una gang di capricciose teenagers armate di mitra tempestati di Swarovski viene arrotata da un furgone in corsa (e successivamente finita a colpi di fucile a canne mozze in pieno muso) mi ritrovo a saltellare sul sedile, come fossi un moccioso che mima le sberle dei Power Rangers alle prese con i loro plastificati antagonisti.

Il messaggio del film è che, nonostante l’effettivo potere terapeutico, lo sfogo è una pratica mostruosa da rinnegare con tutta l'(ormai scarsa) umanità rimastaci in corpo, specie perché strumentalizzato dai soliti poteri forti che magheggiano dietro le quinte con fini tutt’altro che collettivisti. Il discorso, però, per estensione, si può associare allo spettatore del film. Moralmente si sente in dovere di deprecare il concetto stesso – terribile – di sfogo; uccidere qualcuno come semplice antistress è qualcosa di così disumano che neanche la più feroce delle bestie potrebbe contemplarne la pratica sistematica. Eppure, quando un personaggio particolarmente antipatico e infìdo viene spappolato da un pallettone bello grosso, è impossibile trattenere il brivido di eccitazione, quel sottile orgasmo sinaptico che ci fa mormorare “Ah! Ben ti sta!” ma che, a conti fatti, ci pone sullo stesso piano degli aguzzini, collusi a chi professa il culto della morte a fini liberatori.

È un cortocircuito che, durante la visione e complice il ritmo serrato del primo atto, mi ha provocato un severo attacco di ansia cui sono riuscito a fare fronte solo con una kilometrica pisciata giallo fluo (dannato multivitaminico…) durante la pausa pubblicitaria a metà film.
A modo suo catartica anche quella, e moralmente più accettabile del desiderare la morte altrui.

PRO
Più violento, più catartico

CONTRO
Seconda parte anticlimatica

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