La battaglia degli imperi – Dragon Blade

Posted: 20th July 2016 by Panzer Guderian in Recensioni
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Interpreti: Jackie Chan, John Cusack, Adrien Brody, Sharni Vinson, Lin Peng, Kevin Lee, Raiden Integra, Alfred Hsing, Tomer Oz, Temur Mamisashvili
Regia: Daniel Lee
Durata: 101 min.
Titolo originale: Tian jiang xiong shi
Produzione: Cina 2015

VOTO:

L’idea di accoppiare il genere peplum a quello wuxia è sicuramente seducente, ma nei fatti si scivola sulla pericolosa deriva del rapporto contronatura. Questo è ciò che avviene con l’abominevole La battaglia degli imperi, di recente uscita nelle sale cinematografiche italiane. Avevo fiutato il pacco già dal trailer, ma ero disposto a pagarmi il biglietto, salvo poi scoprire che il film è uscito worldwide da un pezzo e allora fanculo, vai di piratone.
Mai scelta fu più saggia.

Romani vs Cinesi dunque.

Siamo nel 48 a.C. e probabilmente gli sceneggiatori si sono ispirati ai legionari romani scampati alla sconfitta di Carre e rifugiatisi dopo un lungo peregrinare in Cina, dove si riciclarono come guardiani di confine al servizio del Figlio del Cielo. Una bella storiella su cui poter imbastire un bel film d’avventura, dai tratti survivor, attraverso i grandi spazi dell’Asia.

Manco per sogno.
Gli sceneggiatori optano per un’unica ambientazione, una polverosa città fortificata in mezzo al deserto del Gobi, su cui soltanto alla fine convergono in maniera sbrigativa gli eserciti delle nazioni confinanti lungo la Via della Seta. Tra questi i Parti, di cui si fa un gran parlare durante il film ma che non combinano un cazzo. Nel mezzo della vicenda abbiamo quindi i romani e i cinesi (?), o presunti tali, che si fanno i pompini a vicenda.

C’è il tempo, tra un boccaglio e l’altro, per stringere salde amicizie.
Cusack e Chan sono ben assortiti, l’uno il comandante di una legione in fuga dai complotti dell’Urbe, l’altro una specie di vigile urbano della Via della Seta.
Chan l’uomo giusto, restio all’ira, generoso. Evita la figa unna che puzza di latte cagliato, ma anche quella della moglie che pare confortarsi con i mercanti turkmeni. Rappresenta un’autorità del melting pot centroasiatico ed è il veicolo per le più banali tirate umanitarie del Jackie Chan uomo.
Cusack non di meno rappresenta la virtus latina, tutta patria et pietas, si porta appresso un patrizio di 10 anni dai tratti ributtanti. Publio, il mostro, sembra un bambolotto da film horror, piagnone e mezzo invalido. Strazio dei nostri occhi, sparisce dalla nostra vista a metà del film catapultato in german suplex dal suo tutore, un sicofante finocchio che somiglia a Costantino della Gherardesca.

Nessuno grida allo scandalo nemmeno quando spuntano i tratti semiti di Brody, nei panni del malvagio console romano. Al contrario, Tiberio – questo il nome del bomber – troneggia per cafonaggine e pacchianeria come un sovrano di Kenshiro, metà Shin e metà Souther, e ne fa fuori parecchi.

Le battaglie, totalmente irrealistiche – così come i costumi e le armi dei romani, che sembrano omini playmobil – ci regalano pochi momenti pregevoli, come il “carro armato” di scudi o l’incursione aerea dei condor sui fanti romani che grida al trash assoluto.

Chan fa la sua parte, ma rimane irrimediabilmente compromesso. Sembra tutto già visto, compresi i sorrisi a desti stretti da attacco diarroico, a cui aggiungiamo qualche gag presto abortita e il suo eyeliner a chiudere il cerchio del ridicolo.

Jackie Chan pericolosamente prossimo alla blacklist insieme al vegetariano Van Damme e al pro-gender Schwarzenegger.

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  1. Walter Marek says:

    In effetti la trama sembrava interessante, mi ricordava in parte un bel romanzo di V.M.Manfredi, “L’impero dei draghi”…dalla recensione però intuisco che il buon Daniel Lee non si è rivelato all’altezza della situazione, la realizzazione di un film storico come si deve è roba per pochi (mi viene in mente Ermanno Olmi e il suo splendido “il mestiere delle armi”, accurato e preciso nei dettagli, basti pensare alla favolosa caratterizzazione del personaggio di Pietro Aretino)…purtroppo una bella vicenda storica, se mal sceneggiata, diventa buona solo accartocciata e affidata a Stephen Curry per un siluro da 3 nel cesso più vicino, non so se dargli una chance ma i film che usano a cazzo la Storia mi infastidiscono..
    su boccagli e pompe non mi pronuncio, quelle ormai sembra vadano inserite per contratto, non mi stupirei se tentassero un remake di “Waterloo” con un trans inserito tra i gloriosi Grognard della Vecchia Guardia…

    P.S. a proposito di pellicole storiche da poco gran delusione con “Kagemusha”..ok il cinema nipponico ha un altro stile e non vorrei essere blasfemo nei confronti di un dio come Kurosawa però un film sulle lotte tra i Daimyo non può essere così privo di violenza e ferocia, al prossimo incontro vi chiederò lumi visto che sul Giappone ne sapete sicuramente più di me…

  2. Panzer Guderian says:

    Ciao Walter, anche io credevo che il film si ispirasse all’epopea narrata dal Manfredi, di cui lessi il libro anni fa. In realtà gli sceneggiatori prendono spunto da una vicenda simile accaduta in età repubblicana, ma di storico qui abbiamo ben poco. E non dico di replicare la perizia de il mestiere delle armi (di cui sono un estimatore), ma almeno di lavorare sulla falsariga del Il Gladiatore …
    Nessun pompino non temere. Intendevo che per buona parte del film romani e cinesi se la cantano e se la suonano come se fossero ad un campus estivo.
    Se ti piace la Storia non perderci tempo.
    Di kagemusha non so nulla, so soltanto che i samurai, al netto del bushido, del thè e degli origami, erano degli animali assetati di sangue, per cui ti do ragione sulla fiducia.

  3. Walter Marek says:

    Ciao Guderian, si infatti almeno un qualcosa di simile a “Il gladiatore” sarebbe stato auspicabile, qualche forzatura nella sceneggiatura si può perdonare se il risultato è un film spettacolare…ah ok avevo frainteso il passaggio sui boccagli, in effetti mi sembrava strano che un film con Jackie Chan e John Cusack finisse con trenini e simili ah ah..
    Su Kagemusha mi confermi ciò che pensavo, samurai, ronin e compagnia si affettavano con cattiveria, Kurosawa invece mostra sfilate di soldatini che corrono da una parte all’altra e qualche Daimyo incazzato…dal punto di vista tecnico probabilmente è ineccepibile però da un film che tratta il periodo Sengoku (caratterizzato da una violenza niente male, almeno stando a quello che ho letto) mi aspettavo ben altro, se ti capita di vederlo fammi sapere che ne pensi..

    • Panzer Guderian says:

      Ciao Walter, ti ringrazio per la proposta. Provvedo subito a recuperare kagemusha, rimani sintonizzato sul nostro blog !
      A presto

      • Walter Marek says:

        Tranquillo, sono un Death-Reader della prima ora…occhio perché sono quasi 160 minuti poco scorrevoli, è una sfida non da poco (anche se uno che si è bevuto “L’autunno del medioevo” di Huizinga non può temere lo scontro con Kagemusha)!
        buona visione e a presto, ciao Guderian