Kickboxer: Vengeance

Posted: 22nd September 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jean-Claude Van Damme, Alain Moussi, Dave Bautista, Gina Carano, George St-Pierre, Darren Shahlavim,  Sarah Malakul Lane, T. J. Storm
Regia: John Stockwell
Durata: 90 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2016

VOTO:

Per scrivere la recensione di Kickboxer: Vengeance non posso, NON DEVO far riferimento al Kickboxer originale del 1989.
Inutile girarci intorno. Certi film non andrebbero toccati, son perfetti così come sono e i gusti difficili dei teenagers americani, causa principale di tutti questi remake e reboot, possono anche andarsene affanculo.

Eppure, si tratta di un progetto che sulla carta pareva potesse avere qualche punto di forza.
In primis, rispolverare Van Damme come moderno Xian e fargli allenare lo stesso Kurt Sloane che, quasi 30 anni fa, sfoggiava la sua faccia e i suoi muscoli, un cortocircuito meta niente male.
Poi, riempire il resto del cast con giovani promesse delle arti marziali e picchiatori dalla fama ben consolidata, in modo da assicurare quantomeno una qualità dei combattimenti superiore alla norma.

Insomma, doveroso scetticismo a parte, mi sono avvicinato a questo film con le migliori intenzioni possibili, tenendo bene a mente – lo ribadisco – di non doverlo assolutamente mettere a confronto con l’intoccabile prototipo.

Vengeance cerca da subito, saggiamente, di differenziarsi.
Inizia in medias res, con dei toni quasi noir (!), e si articola attraverso una serie di sconnessi flashback per narrarci la storia che tutti già conosciamo. Tong Po (un enorme e zeppo di tattoo Dave Bautista) è il campione indiscusso della muay thai clandestina e sconfiggerlo assicura la vincita di parecchie migliaia di paperdollari thailandesi; proposta allettante, ma i suoi avversari finiscono irrimediabilmente massacrati.
Eric Sloane (il compianto Darren Shahlavi, tragicamente morto ad appena 42 anni), campione di Global Karate o una roba del genere, si sente in grado di farcela, ma finisce col collo spezzato sul ring. Così il fratello Kurt (Alain Moussi), contravvenendo ai ferrei ammonimenti della polizia locale, si rivolge a un santone locale delle arti marziali, il maestro Durand (Van Damme), per potersi vendicare di Tong Po in un incontro ufficiale.

Le prime sequenze colpiscono per l’interessante tentativo di cambiare setting, ma incredibilmente, nonostante le coreografie di lotta siano decenti, una regia incomprensibile e un montaggio ai limiti dell’amatoriale rendono gli scontri una vera pena per gli occhi, a dispetto dei validissimi nomi coinvolti: nel cast c’è anche George St-Pierre, e ci vuole una discreta dose di distorto talento, per farlo sfigurare in una scena di lotta.

Sbrigate le formalità narrative, si passa al fulcro del film, ovvero gli allenamenti sotto la severa egida di Durand.
Questa è la parte più corposa del film e anche la più riuscita. La regia migliora e il montaggio pure, Van Damme sprizza carisma tamarro da tutti i pori (anche se, inspiegabilmente, la sua performance è per buona parte doppiata da un volgare imitatore) e persino Moussi, a fronte di una personalità piuttosto debole, si riscatta grazie a un indiscutibile talento fisico e atletico. Oltre all’immancabile helicopter kick (qui in Italia “il 360”) che rese famoso il nostro belga preferito, si cimenta con buoni risultati anche in tecniche acrobatiche freestyle debitrici dell’insegnamento di Tony Jaa.

Immancabili le citazioni e gli omaggi, variati quanto basta per non scadere nella mera riproposizione passo passo.
Ci sono le noci di cocco, c’è la piccola palma, i tre calci a gamba tesa ad altezza crescente, persino la scazzottata nel peggiore bar di Bangkok (no, niente Van Dance, anche se…). Manca però la straordinaria colonna sonora di Paul Hertzog a contrappuntare il tutto, sostituita da una becera e fuori luogo (ma, temo, più affine ai gusti contemporanei) soundtrack commercialona e rap.

Alain Moussi Kickboxer Vengeance kick calcio

Vi ricorda niente?

Prima di avvicinarci al finale c’è spazio anche per un breve momento pseudo-poliziesco, dove Van Damme ha modo di esprimersi sia dal punto di vista marziale (non vedevo Jean-Claude tirare così tanti calci rotanti in un film da molto tempo, ed è sempre un grande spettacolo) che da quello comico, con la sua mimica facciale e le sue movenze un po’ clownesche che hanno contraddistinto il suo decorso professionale recente, quello più autoironico e metareferenziale (a proposito, graditissimo il cameo di Michel Qissi che, incrociando brevemente il Van, gli sibila minaccioso “Ehi, ti sei dimenticato di me?”).

Arriva il combattimento finale, anch’esso rivoluzionato nella forma e nello stile, con i dovuti rimandi al passato.
Bautista ha un’ottima presenza scenica, inutile negarlo; è grossissimo, sinistro e anche piuttosto abile nei marzialismi, nonostante la stazza da colosso. Durante un incontro fa ballare i pettorali a ritmo, mentre in sottofondo tuona un minaccioso tamburo tradizionale.
Purtroppo la resa dei conti manca di pathos, non ha quel favoloso crescendo emotivo che aveva l’originale – e qui, ahimé, non posso non pensare al passato, anche se non dovrei – e pure la conclusione, a dir poco truculenta, sembra contravvenire a quel codice etico che caratterizzava i film d’azione di un tempo. Il desiderio di vendetta, la vengeance come motore primordiale dei film di arti marziali, passava gradualmente in secondo piano con l’accresciuta consapevolezza di sé, acquisita tramite il ferreo allenamento. Il protagonista, illuminato non dalla meditazione ma dal superfisico forgiato con l’esercizio più strenuo, diventava superiore al bieco istinto primario e, dopo una severa ma giusta lezione, graziava il suo contendente, nonostante le imperdonabili malefatte da esso commesse. Qui, sfortunatamente, si scade incivilmente nella legge del taglione, senza alcun rimorso né ripercussione legale o morale, neanche da parte di Van Damme, che mi stupisce non si sia lamentato con il regista per una scelta così grossolana, visto anche il suo recente attivismo sociale e umanitario.

Kickboxer: Vengeance, a ogni modo, è un film pesantemente imperfetto ma tutto sommato gradevole.
Scorre abbastanza bene e merita la visione anche solo per poter ammirare Van Damme finalmente in grande spolvero, finalmente calciatore come ai vecchi tempi, finalmente investito del degno risalto. Sconta alcune gravi(ssime) pecche, sia di scrittura che di realizzazione tecnica, un protagonista decisamente anonimo e la mancata valorizzazione di nomi altisonanti (Bautista in primis, ma anche St-Pierre o Gina Carano, incomprensibilmente ridotta a mero comprimario). E, soprattutto, sconta il fatto di chiamarsi Kickboxer, di per sé un peccato mortale.

Fosse uscito direttamente in home video, avrei forse potuto valutarlo in maniera maggiormente positiva, sempre senza tenere conto che si tratta di un remake – continuo a ripeterlo allo sfinimento! Se il film si fosse chiamato Fighter’s Vendetta nessuno avrebbe avuto nulla da ridire, almeno dal punto di vista concettuale -.
Perché altrimenti mi si obietterebbe di aver meglio valutato film oggettivamente inferiori come Six Bullets, e io non avrei proprio alcuna scusante. Ma siccome si tratta di una pellicola destinata al cinema, con un budget adeguato, sicuramente superiore ai soliti straight-to-video, e anche un tentativo di promozione abbastanza presente sui social, il voto va adeguato agli standard dei film per il cinema, non se ne scampa.

Per cui sentenzio in questo modo.
Kickboxer non andava rifatto. Che i produttori di Hollywood e dintorni se lo mettano in testa. I bei film di un tempo sono perfetti così. Preoccupatevi di rivalorizzarli con una re-release al cinema, o dedicandogli delle edizioni home video da collezione, ma lasciate perdere questa assurda mania dei remake. Paragonato al prototipo, Vengeance scompare sotto ogni punto di vista.

MA.

Io con Van Damme ci sono cresciuto ed è sempre un piacere, per me, vederlo in azione.
E in Kickboxer: Vengeance, di azione, ce n’è parecchia. Calci rotanti a tutto andare, il Van che fa lo splendido perennemente in canotta e con gli occhiali da sole, un paio di scontri dedicati girati finalmente in maniera decente e non con le scattose tecniche da DTV. Pazienza se Kurt Sloane è Van Damme, ma qui Van Damme è un altro.
Qualcuno potrebbe reputarlo un sacrilegio, una marchetta, la star decaduta che si svende per tentare un improbabile ritorno di popolarità. Forse averebbe ragione, ma chi sono io per dirlo?
Io sono un appassionato qualsiasi che vomita i suoi pensieri su uno scalcinato blog che non legge quasi nessuno, a parte qualche fedelissimo lettore. Generalmente, questi lettori affezionatissimi la pensano come me.
Allora, se di me continuate a fidarvi, accettate questa mia critica spassionata, che sintetizzo in una breve, schiettissima riga: il film non regge, ma Van Damme vale sempre la pena.

Fatemi sapere.

PRO
Van Damme finalmente in grande spolvero

CONTRO
Kickboxer non si tocca

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  1. Ale.Is.Rock. says:

    posso chiederti dove sei riuscito a recuperarlo? e se in Italiano, ovviamente non devi dirmi necessariamente dove, so che non si potrebbe, 🙂 purtroppo io ero ancora fermo ad un’uscita cinematografica anche qui in italia, ma niente di niente.

    • Death says:

      L’ho visto in inglese, amigo… di un’uscita italiana non si sa ancora nulla e la tentazione ha prevalso… ma ti posso tranquillamente dire che, nonostante la mia valutazione non sia così alta, se dovesse uscire al cinema me lo sparerei senza ombra di dubbio (l’acquisto in DVD è scontato). Il Van su grande schermo merita sempre!

      • Ale.Is.Rock. says:

        attenderò un altro paio di mesi altrimenti mi sa tanto che dovrò cedere anche io e vederlo in inglese magari sottotitolato, sperando e incrociando le dita che almeno in dvd/bluray possa uscire qui da noi! 🙂

  2. Cumbrugliume says:

    Come pro metterei soprattutto il maestoso Tong Po di Bautista, che senza dire una parola mangia la scena ogni volta che compare. Van Damme fa il suo compitino a dovere sorridendo sornione, ma devo dire che non si rivela proprio quel grandissimo e decisivo allenatore che mi sarei aspettato… Moussi ci prova e fisicamente fa la sua parte, ma poverino gli manca proprio il carisma dell’eroe anni 80. Peccato!

    • Death says:

      Bautista ci sta tutto! Meno animalesco di Tong Po, più posato, quasi aristocratico… peccato che Moussi non sia all’altezza… Van Damme invece gran gigione e con muscoli d’acciaio! Io lo promuovo appieno!

  3. Max Leone says:

    Commento sempre poco e mi dispiace.. però mi piace ribadire ogni volta di trovarmi in costante accordo con le rece di Death!!
    Faccio copia/incolla qua sotto delle poche righe che ho scritto sul mio Facebook a proposito di questo film, visto oggi..

    Kickboxer Vengeance – Check!!

    Insomma: il paragone con l’originale, a cui tutti quelli come me sono affezionati, non si può fare. A partire da un protagonista senza carisma (per carità, funambolo nelle scene di combattimento), per proseguire con una storia che non ci regala nemmeno una delle emozioni che ci facevano alzare a mimare le mosse di Kurt quando si rifaceva delle angherie del malvagio Tong Po; colonna sonora rap che forse farà sbrodolare i bambocci americani, ma che a me ha sfibrato le palle; fotografia digitale che non valorizza minimamente i paesaggi tailandesi; trama poliziesca risibile.
    Di pro però ce ne sono! Innanzitutto Batista è un gigantesco Tong Po! Peccato non venga sviluppato a dovere, visto che non hanno voluto farne un semplice malvagio; Van Damme in grande spolvero. GRANDE SPOLVERO!! A 55 anni suonati ancora dimostra agilità invidiabile, un’eleganza nei movimenti che non ha paragoni con nessuno e un carisma incredibile in ogni scena in cui compare (tante, e mena tanto) anche se recita in sottrazione; combattimenti tantissimi per tutto il film e non solo 1 vs 1; ritmo davvero alto, la storia scorre via alla grande; cameo di Michel Quissi, il Tong Po originale.

    Tirando le somme: il paragone con l’originale non si può fare e secondo me non lo dovevano intitolare Kickboxer. Io l’avrei spacciato per un omaggio e gli avrei dato un titolo diverso, con personaggi con altri nomi ecc.. forse si sarebbe portato via meno critiche negative. Ma ormai ad Hollywood se la fanno addosso e puntano facile su un titolo di successo del passato, riproponendolo per attirare facile più pubblico.. boh!
    Ad ogni modo, se vi piacciono i film marziali, consigliatissimo!!!!

  4. Ale.Is.Rock says:

    ho scartavetrato in giro per il blog per trovare la recensione 🙂 … anche se ti ha convinto poco, il film intolatato:
    Kickboxer – La Vendetta Del Guerriero,
    uscirà per l’home video il 31 gennaio distribuito da Eagle Pictures!;)

  5. Walter Marek says:

    l’ho visto un po’ in ritardo e devo dire che mi ha deluso abbastanza, sceneggiatura rivedibile e Moussi inespressivo, non sono riuscito ad appassionarmi minimamente al personaggio (non so se per le limitate doti interpretative del roccioso Alain o se per il modo esecrabile in cui è stata scritta la sua parte)..
    non mi aspettavo certo una produzione in grado di rinverdire i fasti del mitologico film del 1989 però neanche un Kurt reso in maniera così bolsa e senza spessore!
    alla fine chi tiene su la baracca è il Van, sempre carismatico, tanto valeva tentare di scrivere una storia più articolata intorno alla figura del maestro Durand…
    poi certo il film è rapido, lo si può guardare tranquillamente però il discorso che fai tu sull’inutilità di operazioni simili non fa una piega..

    • Death says:

      Se si fosse chiamato in un altro modo me lo sarei goduto con più spensieratezza… è il limite più grande di simili operazioni… e poi Moussi, con tutta la buona volontà del mondo, viene schiacciato sul versante carisma praticamente da CHIUNQUE durante il film. Caratterizzazione assente, bel fisico e belle movenze ma si tifa molto di più per il fisico tatuato di Batista…. oltre che per il Van in grande spolvero, che ruba veramente la scena a tutti anche quando fa il buffone come suo solito, recentemente 🙂