Kickboxer – Il nuovo guerriero

Posted: 15th April 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jean-Claude Van Damme, Dennis Alexio, Dennis Chan, Michel Qissi, Haskell V. Anderson III, Rochelle Ashana, Ka Ting Lee, Richard Foo
Regia: Mark di Salle, David Worth
Durata: 98 min.
Titolo originale: Kickboxer
Produzione: USA 1989

VOTO:

Passano 15 giorni dall’ultima recensione e io affronto un periodo di stasi mentale – uno dei tanti – che mi costringe lontano da queste pagine, proprio in concomitanza con la scrittura della recensione numero 500.
È forse proprio il raggiungimento di un simile traguardo, a pormi in una condizione di ansia prestazionale tale dal ridurmi al silenzio per più di 2 lunghissime settimane. Insomma, si tratta a modo suo di un evento unico, forse di portata modesta per siti con redazioni frenetiche e stakanoviste (e pagate), ma senz’altro titanico per chi, come me, è rimasto solo a scrivere con frequenze dettate dai propri ritmi umorali.

Tutto ‘sto preambolo inutile per dirvi che mi son deciso.
La recensione numero 500 deve trattare un film speciale.

Questa è la recensione di Kickboxer – Il nuovo guerriero.

Vedete, io penso che l’umanità si distingua in due categorie: quelli che considerano Senza esclusione di colpi il miglior film di Van Damme, e quelli che invece preferiscono Kickboxer.

Io, non so neanche bene perché, mi ritengo membro della seconda fazione, nonostante reputi Bloodsport un altro capo d’opera e punto fermo della mia formazione cinematografica.
Che gli si anteponga o meno la storia di Frank Dux, l’epopea di Kurt Sloane mantiene comunque il respiro epico dei grandi racconti di avventura.

Sperduto in una terra ostile, un’esotica e ancora incontaminata Thailandia, Kurt si ritrova a dover vendicare suo fratello Eric (Dennis Alexio, vero campione dei pesi massimi di kickboxing), reso storpio da un sanguinoso incontro con la star del Muay Thai locale, il mostruoso Tong Po.
Tong Po (un truccatissimo Michel Qissi, amico fraterno del Van), oltre a essere uno striker micidiale e capace di far venire giù l’intonaco da un pilastro a suon di ginocchiate, è anche ammanigliato con la mafia locale che, di fatto, gli para il culo e lo rende virtualmente imbattibile.

Kurt dovrà rivolgersi all’insegnamento degli “antichi” nella persona del Maestro Xian, folkloristico sensei che vive esiliato nella foresta ai margini della grande città in compagnia della sexy nipote Mylee.

Kickboxer è stato per anni un paradigma del cinema di arti marziali.
Secondo forse solo alle pellicole di Bruce Lee, diverse comunque per età storica e setting, è stato un film seminale per tutti i ragazzi che, sul finire degli anni ’80, imparavano la lezione morale ed etica dell’allenamento rigido per un intento nobile. Rinforzare il proprio fisico mulinando calci rotanti per aria, o facendosi spanare in due da un grottesco argano, non era soltanto un espediente scenico per mostrare il fisico perfetto di un Van Damme non ancora trentenne; in realtà, metaforicamente, rappresentava il viatico verso l’ascesa a superuomo, non nella sua accezione nietzschiana ma quella più terrena di “uomo migliore”.

Credo che chiunque sia cresciuto in quegli anni, dopo l’edificante visione di Kickboxer, si sia iscritto e abbia praticato (almeno per un mese) una qualsivoglia arte marziale, per migliorare il proprio corpo e, per estensione, l’autostima e sicurezza in sé stessi.

Sarebbe riduttivo però considerare Kickboxer un mero film di formazione sportiva, una roba da educande con gli addominali scolpiti, l’Émile degli action movies. È anche e soprattutto un film di arti marziali con un ritmo e con una progressione degli eventi, struttura forse debitrice di Rocky IV, pressoché perfetti.
Di questi tempi è pura utopia non avvertire un momento di stanca durante la visione di un film. Kickboxer, a distanza di oltre 25 anni, continua invece a essere scorrevole e godibile come se fosse sempre la prima volta, a cui va sommato il valore aggiunto del conoscere a menadito le battute, di modo che si possano anticipare i dialoghi del film, sorridendo soddisfatti di sé stessi.

Anche a livello di messa in scena e soprattutto coreografie marziali, Kickboxer settava nuovi standard.
Fortemente evocativo nel ritrarre immacolati villaggi ai confini del mondo o caotiche metropoli corrotte dal crimine, il film raggiunge il suo apice stilistico nell’indimenticabile scontro finale, combattuto “all’antico modo” in un’arena tradizionale rischiarata in maniera elegante da fiaccole ardenti posizionate in maniera strategica. I contendenti devono fasciare le proprie mani con della corda, a cui va applicata della resina e infine immersa in cocci di vetro frantumati, in modo che il colpo sferrato “tolga di più”.

Il crescendo emotivo in cui Van Damme, letteralmente con le mani legate dal rapimento del fratello e moralmente distrutto dopo aver appreso che Tong ha stuprato a sangue la sua nuova girlfriend dagli occhi a mandorla, si libera dal giogo della fune, metaforicamente e fisicamente, e tempesta il suo avversario (incredibilmente inerme) con un arsenale di colpi devastanti (storico il “doppio pugno” in pancia scagliato al rallenty) è uno dei picchi cinematografici più lirici di tutti i tempi, un climax magistrale che culmina trionfalmente nel monito pop rock di Stan Bush, Never Surrender, “Mai arrendersi!”.

Ricordo ancora quando, da bambino, durante le ultimissime battute finali mi alzavo in piedi e tentavo di emulare goffamente le mosse di Van Damme, cercando di tenere la gamba in distensione il più a lungo possibile, come se fossi proprio lì, su quel ring, a tifare per il Nak Su Kao, il grande guerriero bianco, la leggenda di ogni teenager (e non) degli anni ’90.

Pura dopamina per la psiche e per il fisico, apoteosi del muscolo scattante e della mente lucida, pura storia del cinema nella sua essenza emotivamente più intima.

Senza ombra di dubbio, uno dei pochi film che porterei con me su un’isola deserta, dove, non avendo un lettore DVD, passerei il tempo a prendere a calci le piccole palme…

PRO
Il miglior film di Van Damme di tutti i tempi

CONTRO
Preferite Senza esclusione di colpi?

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  1. ale.is.rock says:

    il reboot sempre con il nostro grande Van … dovrebbe intitolarsi
    “Kickboxer: Il Ritorno” distribuito dalla Eagle Pictures con un’uscita in sala il 20/07/2016 😉

    https://www.screenweek.it/films/32413
    http://www.mymovies.it/film/2016/kickboxerilritorno/

    • Death says:

      Il teaser trailer sembra promettente… nell’ottica del reboot che non sostituisce l’originale, ovviamente, ma vedere nuovamente il Van al cinema sarà una bella emozione… e poi Batista… staremo a vedere! 😉

      • ale.is.rock says:

        Batista che ormai è ovunque, Riddick, Guardiani Della Galassia, Spectre, sarà anche in Blade Runner 2 🙂 … spero di essere fortunato e di beccare in sala questo reboot nella mia zona come beccai Universal Soldier: Il Giorno Del Giudizio, un film che non mi era piaciuto granchè ma se lo trovo in qualche vascone a 3€ lo compro 😉 … il Van è il Van!!! PUNTO!

  2. Steven says:

    Kick Boxer è gagliardo, e il training del caro “Old Style Van”, contornato dalle MITICHE musiche che ritmavano le scene in quegli scenari esotici sono tutt’ora un mio angolo di ispirazione spirituale!
    E la rissa al locale con la musichetta anni ’80 del juke box è una perla unica!

    Però….però….tu già intuirai dove andrò a scagazzare in questo idillio, vero?
    C’è un solo “anello debole” in questa catena (che comunque mantiene l’overall del film ottimo)…
    Il “caro” fratello di Nak Su Kao, Eric è, rimane, e sarà sempre una delle TOP TESTE DI CAZZO di sempre e se la contende solo con la demenza di CREED Senior!
    Perchè, ricordiamolo, il movente della trama è vendicare il caro fratello reso invalido dalle botte incassate da Tong Po…ma nessuno lo ha mai obbligato ad andare in Thailandia, digiuno di arti di combattimento diverse dalla sua kick boxe demmerda, anzi! Più volte Kurt lo ha esortato alla rinuncia e, nonostante poco prima dell’incontro gli fosse stato detto che il suo sfidante butta giù l’intonaco di una colonna portante a colpi di tibbia e che lui in fondo ne sa cosi poco di Mhuai Thai, CHE COSA FA? Chiede: “E cosa vuol dire? Sa muoversi come me? (Piccola raffica di pugnetti a catena) No! Lo distruggo!” COMPLIMENTI! BRAVO STRONZO!
    Perchè tutti andiamo a sfidare Ron Jeremy sicuri di avere il cazzo più lungo senza nemmeno aver dato un’ occhiata a qualche suo video vero???

    • Death says:

      AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH sapevo che avresti infamato il povero Eric! Come darti torto, però? Un vero grullo totale… anche se, quei pugnetti velocissimi col rumore bagnaticcio del sudore, sono sempre spettacolari da vedere… 😀

      • Walter Marek says:

        Per il primo commento ho atteso la scheda del film dei film (anche se con bloodsport è una sfida da far impallidire il famoso dubbio amletico) ma le recensioni me le sono sparate praticamente tutte!
        anche a me era rimasta impressa la scarica di pugnetti sprizzanti un mix di acqua e sudore (con sicura prevalenza di quest’ultimo) ah ah..tra l’altro dennis alexio mi ricordava il modellino prodotto dalla GIG del wrestler Rick Rude, quello con i pantaloni fucsia, dagli un’occhiata su internet!

        • Death says:

          Ahahahahahah GRANDE! Finalmente! Grandioso Rick Rude, proprio in questi giorni, mettendo in ordine la soffitta, son saltati fuori un po’ di eroi del wrestling, tra cui proprio il riccioluto Rick! Straordinario!

  3. alessandro"47"p says:

    “Vedete, io penso che l’umanità si distingua in due categorie: quelli che considerano Senza esclusione di colpi il miglior film di Van Damme, e quelli che invece preferiscono Kickboxer.

    Io, non so neanche bene perché, mi ritengo membro della seconda fazione”

    io pure!

    probabilmente a livello di scene di combattimento il primo è più ganzo, ma nel secondo il sentimento è di più.
    e poi il villain è tong po, un personaggio duro.
    troppo duro.
    troppo cattivo.

    quella colonna di cemento la ricordo ogni volta che ne vedo una grezza in giro.

    e congratulazioni per la recensione n° 500 !

    • Death says:

      Grazie mille amigo! Eh sì, succede lo stesso anche a me, ogni qual volta mi capita di scorgere una bella colonna portante…
      Ineccepibile anche Bloodsport e i pettorali colossali di Chong Li/Bolo Yeung… prima o poi recensirò anche quello… recensione n° 1000, magari?