Jason va all’Inferno

Posted: 25th October 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: John D. LeMay, Kari Keegan, Kane Hodder, Steven Williams, Steven Culp, Erin Gray, Rusty Schwimmer, Billy Green Bush, Kipp Marcus, Andrew Bloch
Regia: Adam Marcus
Durata: 87 min.
Titolo originale: Jason Goes to Hell: The Final Friday
Produzione: USA 1993

VOTO: ½

Siamo a Crystal Lake, ovviamente. La solita figa indifesa si prepara a fare la solita doccia nel solito cottage isolato nel bosco. La solita scena, vista mille volte. Infatti, puntuale come le tasse (e nonostante nel precedente episodio, Incubo a Manhattan, fosse finito squagliato nell’acido), appare lui, Jason, armato di machete e pronto a scuoiare l’incauta campeggiatrice. A questo punto, quando lo spettatore si aspetta la solita solfa omicida, succede IL DELIRIO.
Una task force della SWAT irrompe sulla scena e devasta Jason a colpi di mitragliatore e mortaio! SHOCK!
Del buon Giasone rimangono solo un po’ di frattaglie, la maschera bruciacchiata e un cuore ancora pulsante.

Da qui in poi, cercando di ravvivare la classica formula slasher, il film sceglie di percorrere la strada dell’assurdità. Si viene a sapere che ciò che noi comunemente chiamavamo Jason è in realtà un involucro scelto da un non ben precisato demonio che insidia il cuore delle proprie vittime. E siccome è proprio il cuore a generare l’influsso malvagio, il coroner incaricato di autopsizzare Jason viene persuaso a papparselo e ne diviene posseduto. Poi però, senza alcuna logica, il demonio parassita continuerà a propagarsi per via orale, con il solito vermone patito di deepthroat. Mah!

Il film ora diventa il solito Venerdì 13 con la variazione che il killer non ha più le sembianze di Jason (eccetto che in alcuni flash allucinatori), ma di pirla qualsiasi, e dunque perde il suo valore iconico, anche se le sequenze splatter – nella versione Uncut – sono parecchio sugose (in particolare lo sventramento della morosa di “Tony il fantastico lama“). Tanto per peggiorare il reparto trama, viene tirata in ballo una vecchia maledizione che affligge la famiglia Voorhees, con tanto di pronipoti incaricati di porne fine con rito esoterico, e, in un momento di grave demenza citazionistica, sbucano pure fuori il Necronomicon e il pugnale de La Casa 2.

Nelle battute finali ritorna il vero Jason e non le pallide imitazioni del resto del film, ma è solo per venire sconfitto e lasciarci definitivamente (?) le penne.

Jason Va all’Inferno è il tentativo (prodotto oltretutto da Sean S. Cunningham, regista del primo mitico Friday the 13th) di svecchiare una saga ormai considerata sfinita, ma che in realtà funzionava proprio per la reiterazione continua delle solite e collaudate dinamiche. Il completo distacco dalla continuità della serie però non è riuscito a porre la parola fine sulla saga, che ha generato un altro irresistibile capitolo (Jason X, trashissimo, divertentissimo, imperdibile), ma è servito almeno a sdoganare metacinematograficamente l’icona del personaggio, spianando la strada al crossover Freddy VS Jason, preannunciato con 10 anni d’anticipo nella scena conclusiva, dove il guanto artigliato di Freddy Krueger ghermisce la celebre maschera da hockey trascinandola nelle profondità infernali.

Pur essendo oggettivamente un trashone, con situazioni folli degne del peggior horror comics americano, il “Venerdì Finale” (che poi finale non fu) è un’altra di quelle pellicole a cui sono fortemente affezionato, per una miriade di motivi: il sopraccitato Tony, quel “grande vecchio gatto“, il cuore di gomma riutilizzato in Dal Tramonto all’Alba e tante altre chicche trash.
Non ultima, la sceneggiatura anarchica e sovversiva che cercava di rompere i canoni ed evadere dalla serialità che affliggeva e affligge tutt’oggi un certo tipo di cinema, proponendo un vaneggiamento filmico degno di tutte le lodi, se solo non avesse snaturato una figura troppo mitica per esser cambiata.

PRO
Sovversivo e pazzoide

CONTRO
Jason ci piaceva così com’era

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