Il Corvo 2

Posted: 5th October 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Vincent Perez, Iggy Pop, Richard Brooks, Mia Kirshner, Thomas Jane, Vincent Castellanos, Thuy Trang, Eric Acosta, Ian Dury, Tracey Ellis
Regia: Tim Pope
Durata: 85 min.
Titolo originale: The Crow: City of Angels
Produzione: USA 1996

VOTO: 

La situazione è che sto riordinando in soffitta e a volte si fanno ritrovamenti alla Indiana Jones. Così, mentre cercavo di sistemare la mia collezione di cartacce cinefile, è saltato fuori un vecchio numero di una famosa rivista cinematografica datato 1996. Contestualmente al primo stimolo mattutino, mi son messo a sfogliarlo mentre cagavo dopo colazione.

Ah, cazzo! Che strana sensazione!
No, non mi riferisco alla cacata àpres p’tit déjeuner, ma al senso di straniamento che si prova a leggere delle “news” riguardanti cose ormai vecchie e sepolte, date per scontato. Che viaggio nel passato!

Attira la mia attenzione uno specialone sulla produzione de Il Corvo 2, in particolare l’intervista allo sceneggiatore David S. Goyer, l’uomo capace di basculare tra grandi momenti di cinema e ciofeconi ad alto tasso di stronzosità.
Il succo è che, morto Brandon Lee e incassati miliardi di dollari con il primo Corvo, quegli avvoltoi dei produttori decisero di girare in frettissima un sequel che in realtà doveva funzionare da remake (sputtanando la visione originale di regista e sceneggiatore) e possibilmente incassare altrettanti verdoni.

Come protagonista venne scritturato lo svizzero Vincent Pérez (soffiando il ruolo a Jon Bon Jovi), attore fino ad allora dedito a ruoli sentimentali, che si sarà strizzato i coglioni più di una volta prima di firmare il contratto.

Siccome che si tratta di un remake sotto copertura, la trama è uguale a quella del primo, se non che allo sfigato protagonista Ash, anziché la morosa, viene ammazzato il figlioletto piccolo. Ash torna dall’oltretomba accompagnato dal proverbiale corvo per consumare la sua vendetta nei confronti dei suoi aguzzini, una banda di spacciatori che domina su una Los Angeles viratissima al giallo e sporca come la merda.
Intervallato da qualche flashback, il film è linearissimo: Ash se ne va in giro su una Ducati Monster ad ammazzare uno ad uno i droghini, e di tanto in tanto ciancia del più e del meno con Sarah, la ragazzina del primo episodio ormai diventata grande e tatuatrice (tanto per essere un po’ ribelli).

Il primo droghino è lo stereotipo del pippatore di coca. Se ne sta rintanato nel suo laboratorio a urlare e a tirare strisce da ictus fulminante.
Il secondo è un disgraziato Thomas Jane, prima di diventare famoso. Il suo ingratissimo ruolo consiste nell’indossare una parrucca sudicia e farsi una sega in un peep-show, prima di esser fatto a pezzi.
Il terzo è un ciucciatissimo (dal sesso e dalle droghe) Iggy Pop! Iggy ruba la scena a tutti, con le sue movenze da finocchio e col suo muso grinzito. La sua morte è anche la più poetica, nonostante sia il pezzo di merda più grosso della combriccola.
Poi c’è Thuy Trang, il (la) Power Ranger giallo della serie originale. La povera Thuy, accidentalmente scomparsa nel 2001, interpreta Kali e, nomen omen, utilizza come arma proprio dei bastoni da kali filippino (pur essendo vietnamita).

Arriva il momento del final boss, Giuda, con tanti complimenti ai genitori per la scelta del nome. Si tratta di un mandingo le cui grazie sono celate esclusivamente da un pareo semitrasparente – una cosa talmente frocia che si fa fatica a crederci – che se ne sta chiuso nel suo attico a guardare film zozzi sadomaso. Eppure Giuda dimostra di avere la grinta di un vero duro. Tramite un rito satanico a base di corvi crocefissi, riesce a fregare il cheat dell’invincibilità ad Ash, che si trova nella merda fino al collo.

Il finale è sbrigativo da far cagare: essendo che Giuda è divenuto immortale, il nostro eroe, messo alle strette, non trova di meglio da fare che mettersi a urlare evocando dei corvi digitali bruttissimi che smaterializzano il negrone (con un effetto bruttissimo, sembra che ormai i soldi del budget fossero finiti), e si va tutti a casa in sella alla Ducati, non prima di aver sparato qualche aforisma buono per far palpitare il cuore agli emo-sfigati (che, fateci caso, continuano ancora a menarsela citando a sproposito ‘sto cazzo di “Non può piovere per sempre“).

Il regista, Tim Pope, aveva girato sino ad allora solo (bei) videoclip (The Cure, David Bowie e Queen tra i tanti). Qui se la cava alla grande quando si tratta di muovere la camera in maniera frenetica (e nella composizione di alcune inquadrature) ma sbaglia tutto il resto; i tempi nelle scene d’azione sono svogliatissimi mentre nelle scene che richiederebbero un certo pathos sembra proprio non sapere dove sbattere la testa, spesso vanificando lo sforzo attoriale di Pérez che ce la mette tutta a non fare troppo la figura dello scemo. È puro MTV style ’90 in toni scuri e depressi, gradevole per la vista ma emozionante come un calcio nei coglioni.

Però proprio non ci riesco ad esser cattivo con questo film. Vuoi perché il fattore nostalgia è sempre carogna, vuoi perché le scenografie sono comunque molto curate e atmosferiche, vuoi perché in fondo in fondo il film scorre veloce ed innocuo, vuoi perché la stempiatura di Perez fa tenerezza… tutto sommato Il Corvo 2 è un film bruttino che si riguarda sempre abbastanza volentieri.

PRO
Un film a cui voglio bene

CONTRO
Taroccone del primo episodio

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  1. Lo ricordo vagamente ma, a parte Iggy Pop, non l’evevo trovato granché guardabile.
    Sempre meglio il primo capitolo, per quanto zamarro ed imperfetto!

    • Death says:

      Il primo è ormai leggendario, anche se probabilmente se non fosse morto Lee sarebbe rimasto un discreto film di genere 🙂
      Comunque si discuteva sulla nostra pagina FB che Il Corvo 2 sarebbe uscito bruttarello perchè i produttori volevano un film molto più simile al primo, e dunque mutilarano barbaramente il montaggio di Pope che aveva preso tutt’altra direzione. Su wikipedia si parla addirittura di 160 minuti di girato, contro gli 85 della versione cinematografica o_O

  2. gran bel film…in effetti credo sia la memoria e il ricordo a parlare: rivisto tempo fa in effetti, è una bella merda, ma si riguarda. Del resto, non può piovere per sempre