Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans

Posted: 19th December 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Nicolas Cage, Val Kilmer, Eva Mendes, Xzibit, Shea Whigham, Brandi Coleman, Katie Chonacas, Fairuza Balk, Brad Dourif, Tom Bower
Regia: Werner Herzog
Durata: 121 min.
Titolo originale: Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans
Produzione: USA 2009

VOTO:

A distanza di 17 anni, senza alcun preavviso, viene annunciato un remake de Il cattivo tenente.
Abel Ferrara, piuttosto comprensibilmente, dà di matto e augura la morte a tutti i nomi coinvolti nel progetto.
Dal canto suo, il regista Werner Herzog – che non è mica il primo coglioncello qualsiasi – ribatte di non sapere chi cazzo sia Ferrara e di non aver neanche visto il film originale.

Per quanto non si possa dare torto a Ferrara, neanche Herzog ha di che scusarsi: i produttori gli proposero una sceneggiatura titolata “Bad Lieutenant” ma col film originale, questo remake che remake non è, ha poco a che vedere, a parte la presenza di un poliziotto drogato e corrotto.

Al posto dell’inquietante Keitel troviamo un sempre iperbolico Nicolas Cage.
Terence McDonagh – stavolta il tenente ha un nome – opera a New Orleans in maniera poco ortodossa: dopo essersi scheggiato una gamba cercando di salvare la vita a un carcerato, nell’immediato aftermath dell’uragano Katrina, ha deciso di votare sé stesso alla perdizione pur restando fedele al giuramento militare.
Si spacca di crack insieme a spacciatori di colore, ha una tresca con un puttanone da sbarco (Eva Mendes) che gli procura ricchi avventori da ricattare e va a rompere il cazzo alle coppiette strafatte fuori dalla disco per scroccare un po’ di coca o un pompino nei parcheggi del locale.

Quando una famiglia di senegalesi viene brutalmente assassinata, però, il tenente McDonagh ha modo di dar prova del suo talento nelle indagini, per quanto non segua proprio il protocollo ufficiale. Tra un abuso e l’altro, riesce a risalire all’artefice del delitto, un boss della droga locale pittorescamente noto come Big Fate (il rapper Xzibit).
La risoluzione della vicenda è meno tragica ma non del tutto conciliante, così come il film tutto.

Il tenente di Cage/Herzog è una figura certamente viscida ma non completamente perduta come quella di Keitel/Ferrara. Ha le mani sporchissime di merda ma, in un qualche modo, ha a cuore il suo lavoro, per quanto il fine giustifichi i mezzi e commetta più reati dei criminali che vorrebbe ingabbiare. La sua visione distorta della giustizia lo porta, nella sequenza più apoteotica del film, ad accusare due omertose vecchiette di essere la merda del mondo e la rovina della società. Alla fine dei giochi, però, il suo dovere è compiuto.

Rispetto alla puzzolente e notturna New York, New Orleans è più umida e assolata: probabilmente l’olezzo di sudore è sempre presente in scena, ma dal DVD sprovvisto di sistema Odorama non mi è data possibilità di confermarlo.
Particolarmente efficaci alcuni incisi psichedelici in cui Cage, stonato di droga, ha la visione assurda di un cadavere che balla la break dance e un faccia a faccia carico di tensione con un iguana, un vero scontro tra titani della monoespressività.

Acting Masterclass

È anche vero che il ritmo è un po’ troppo dilatato e, per quanto ritenga inutile continuare a confrontare i due film, la vicenda non ha lo stesso mordente del prototipo, specie nella crudezza delle situazioni e nella totale mancanza dell’elemento sacrilego che rendeva così maledetto e privo di speranza Keitel.
Cage è marcio ma è anche virtuoso, a modo suo.
Così come New Orleans stoicamente si erge dalla rovina della catastrofe naturale, il tenente McDonagh le prova tutte per uscire dal tunnel del vizio. Non è detto che ci riesca, ma l’intento è comunque eroico.

PRO
Diretto da Herzog, Cage è spettacolare

CONTRO
Meno dissacrante del “prototipo”

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