Ichi the Killer

Posted: 2nd February 2013 by Death in Recensioni
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Interpreti: Tadanobu Asano, Nao Ohmori, Shinya Tsukamoto, Paulyn Sun, Susumu Terajima, Shun Sugata, Toru Tezuka, Yoshiki Arizono, Kiyohiko Shibukawa
Regia: Takashi Miike
Durata: 128 min.
Titolo originale: Koroshiya 1
Produzione: Giappone 2001

VOTO: 

Torno a parlare di Takashi Miike, per tener fede a una promessa fatta anni or sono.
Ichi The Killer è il primo film che vidi del poliedrico cineasta giapponese, ormai più di un decennio fa, e fu amore a prima vista. Fulminato da letture manga a percussione, mi avvicinai alla cinematografia del sol levante più estrema, quella di cui mi si aprirono le porte con l’avvento dell’internet a banda larga. L’orrore a stelle e strisce, con le sue formule stantìe, aveva cominciato a rompere il cazzo. Necessitavo di brividi nuovi e a oriente trovavo territori inesplorati di cui inebriarmi.

Ci troviamo in una Tokyo metropolitana sotterranea, parallela al tran tran quotidiano dei sararimen, tanto noioso ma al confronto assai rassicurante. Si parte in quinta con uno stupro, consumato nell’appartamento di un pappone, mentre un losco figuro bardato come un coglione assiste alla scena e si masturba su un vaso. Dalla sborra emerge il titolo, Koroshiya 1, e tanto basta per capire con che razza di film abbiamo a che fare.

Il boss yakuza Anjo è sparito con 300 milioni di yen e gli scagnozzi del clan, capitanati dal suo cocco Kakihara, si mettono sulle sue tracce. Kakihara è parecchio spanato: si agghinda con vesti pittoresche, fluorescenti, ha la faccia ricamata di cicatrici e la sua bocca dilaniata è tenuta insieme da due piercing metallici. I suoi modi di fare sono piuttosto spicci, perché da bravo sadomasochista si diverte a torturare i suoi oppositori in maniere di cui Pinhead sarebbe più che fiero. Non pago di tutto ciò, prova goduria anche a farsi pestare a morte da troie in corsetto. Effettivamente, ciò che spinge Kakihara a cercare il suo capo è il fatto che costui era l’unico in grado di menarlo a dovere sino a farlo emozionare nei pantaloni. Nonostante l’assonanza, l’avrete capito, Kakihara non è proprio Kikujiro.

Simultaneamente si muove Ichi, un nerd sfigatissimo, traumatizzato dai bulli che lo picchiavano a scuola. Cresciuto nel fisico ma non mentalmente, Ichi è ora dotato di una tuta cibernetica (marchiata con un grosso 1, ichi per l’appunto, fosforescente nella schiena) dotata di lame estraibili, ed è manovrato come un fantoccio ad ammazzare “i cattivi”, di volta in volta spacciati come i colpevoli delle sevizie d’infanzia. Ovunque Ichi passi, non rimangono che sgommate di sangue e pozzanghere di interiora. La visione di simile macelleria glielo fa venir duro, e capiamo che l'”eroe” della pellicola è ancora più spanato dei suoi antagonisti.

Le due storie si muovono per binari paralleli, sino a intrecciarsi bruscamente in maniera sanguinosa, con tutto un corollario di frattaglie sparse, corpi sezionati a metà, puttane massacrate, capezzoli segati via con la taglierina e mafiosi fritti con l’olio bollente.

Miike ancora una volta si diverte a pescare tra la merda dell’umanità: i temi più tragici come la mafia, la prostituzione, l’abbandono minorile, la violenza sulle donne vengono trattati in maniera irrisoria, non perché considerati degni di esser presi per il culo, ma proprio perché il mondo dove viviamo è così assurdo che l’unico modo di descriverlo fedelmente è l’iperbole, il grottesco, il “sopra le righe”. E la violenza in Ichi è catartica, liberatoria e giustapposta a sfoghi d’humour nerissimo. Ogni personaggio è alla ricerca di qualcosa, di un senso alla propria assurda esistenza, ma l’ultima fermata sembra essere, senza esclusioni, la morte violentissima o l’oblio.

L’esperienza cinematografica è allucinante: visioni grandangolari, intromissioni televisive, stacchi di montaggio assatanati, contrappunti musicali ossessivi, cromatismi chimici, un tormento (fisico e mentale) per la carne, per una corporalità morbosa fatta di fluidi organici e sezioni anatomiche spappolate.
Il cinema di Miike è spesso indigesto, acido, ma a differenza di altri suoi film come Gozu, tanto per rimanere in tema yakuza, la trama è qui più lineare, più comprensibile, nonostante l’insensatezza surrealistica di fondo.

Miike è un grande perché saltella da un genere all’altro senza mostrare cedimenti, al contrario dimostrando una verve immaginifica e una lena inesauribile (si parla di quasi 90 film in poco più di vent’anni d’attività).

Da segnalare, oltre al Kakihara del grandioso Tadanobu Asano (che ora si è un po’ venduto, comparendo in film come Battleship e Thor), la presenza nel cast di Shinya Tsukamoto, regista cult di Tetsuo e altre primizie, qui in un ruolo con gustosissima sorpresa finale.

PRO
L’estro di Miike

CONTRO
Non per animi candidi

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  1. Secondo me questo e’ uno dei suoi film migliori ed il mio preferito. Hardcore a besta con scene WTF assurde come il vecchio che si leva la tunica e si rivela un mostro di muscoli. Ho sudato sette camice per troverlo doppiato in ita e poi me ne sono pentito.

    • Death says:

      Tsukamoto col fisico da body-builder è una scena indimenticabile, effetto “WTF?!?” a mille!
      I film di Yakuza sono da guardare assolutamente in lingua originale! È troppo peculiare la loro paRRRlata 🙂

  2. “Ichi The killer” e’ un vero mito assoluto,almeno per me e mi fa piacere che tu lo abbia citato e recensito qui. Miike e’ un genio, un vero artista, un vero poeta dell’horror, sebbene nel suo caso nemmeno si può veramente, a mio avviso, parlare di “horror”, ma di Cinema Perturbante ad alta tensione, a 360 gradi, diciamo. Ciao.

    • Death says:

      Miike è uno dei fondamentali ormai 😉 Effettivamente l’etichetta horror gli sta davvero stretta, l’ho usata solo perché volsi lo sguardo a oriente alla ricerca di novità nel campo, e poi fui fulminato sulla via di Shinjuku 😀 Ho recentemente visto Yattaman, straordinario come riesca ad alternare registri bassissimi ad altri elevati, anche all’interno dello stesso film. E poi è un vero anarchico, nel senso che fa quello che vuole, come vuole… è proprio un mito 🙂