I Bambini di Cold Rock

Posted: 1st October 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jessica Biel, Stephen McHattie, Jodelle Ferland, William B. Davis, Samantha Ferris, Katherine Ramdeen, Colleen Wheeler, Teach Grant, Eve Harlow
Regia: Pacal Laugier
Durata: 106 min.
Titolo originale: The Tall Man
Produzione: USA, Canada, Francia 2012

VOTO: 

Che Pascal Laugier fosse un regista da tenere d’occhio ce n’eravamo accorti già dalla sua opera prima Saint Ange, che noleggiai con Sex Machine in un pigro pomeriggio primaverile e di cui apprezzai la raffinata confezione artistica (ma il finale ci fece cacare a spruzzo).
È con Martyrs però che Laugier ha urlato al mondo di cosa fosse veramente capace. Anche lì, il finale ci lasciò non poco sconcertati, ma stavolta positivamente. Un vero e proprio film maledetto che ti si insinua nel cervello e cerca di fottertelo con tutte le armi di cui il cinema horror (ma non solo) può disporre.

Qual’è la prova del nove per un talentuoso regista europeo? Lo sbarco negli States, ovvio, e la sua prima produzione “hollywoodiana”.
Tiro un respiro di sollievo perchè – ve ne sarete già accorti dal voto – Laugier riesce a cavarsela laddove i suoi illustri compari della “Nouvelle Trouille” (Aja, Valette, Moreau & Palud, Gens) avevano precedentemente smarrito la retta via alle prese con un budget a stelle e strisce, non perché avessero girato dei film di merda ma perché in un qualche modo avevano perso di vista la propria poetica in favore di un prodotto più commerciabile.

I Bambini di Cold Rock (infame titolo italiota) parla di Jessica Biel che fa l’infermiera in uno squallidissimo villaggio tra le montagne dello stato di Washington. Avete presente quei paeselli alla Twin Peaks, dove tutti gli abitanti hanno la faccia da ossessi e sembrano tramare alle spalle di chiunque, e dentro le tavole calde suonano ad ogni ora caroselli degli anni ’20? Ecco, Cold Rock è una cosa così, solo che mentre Twin Peaks dava almeno l’idea di essere un paesino ordinato, questo sembra più un campo nomadi.

Comunque, a Cold Rock spariscono i bambini, si mormora rapiti da un losco individuo chiamato Tall Man (in italiano “Uomo Alto”, che non si può proprio sentire; a questo punto io avrei usato il sempre efficace “Uomo Nero”). Presenza sovrannaturale o pedofilone silvestre? La Biel, che i truccatori si sforzano al massimo di imbruttire fallendo miseramente, si ritrova invischiata quando, nottempo, il Tall Man si introduce a casa sua per rapirgli il bambino.

Gli avezzi a Laugier sanno che una peculiarità del regista è quella di giocherellare allegramente con la linearità narrativa delle sue storie, per cui si è costretti continuamente a rivedere le proprie opinioni e ribaltare le carte in tavola. Questo, gli va dato merito, riesce a farlo con un’eleganza stilistica di tutto rispetto (ottima fotografia), creando genuina tensione senza mai ricorrere allo sfondamento sonoro (BUU!!!), all’effettaccio gratuito o alle smitragliate di montaggio, oltretutto trattando dei temi etico-sociali di fondo per nulla scontati, che nel finale lasciano lo spettatore (in tandem con la voce narrante) alle prese con un arduo dilemma morale.

La Biel dà una buona prova attoriale, dimostrando di non essere solo quella coi capezzoli turgidi di Non Aprite Quella Porta (2003) o quella che prendeva a calci in culo i vampiri assieme a Wesley (Snipes, ovviamente) e Lanterna Verde. È proprio questa sua iconicità a rendere il suo ruolo spiazzantemente azzeccato.
Menzione d’onore per Jodelle Ferland, enfant terrible abbonata ai ruoli horror (Silent Hill, Quella Casa nel Bosco), da tenere d’occhio.

Commetterei un delitto a spoilerare la trama. Sappiate solo che se vi aspettate un film col boogeyman del cazzo che vi faccia sgommare le mutande rimarrete delusi o, dipende da voi, piacevolmente sorpresi.

PRO
Laugier in the USA: promosso

CONTRO
Il trailer sembra promettere altro

  1. Psichetechne says:

    Recensione asciutta e lineare, che comunque condivido completamente. A presto 🙂

  2. John Carpentiere says:

    La storia e’ avvincente ma non convince del tutto. Il titolo italiano uno stupro!

    • Death says:

      Forse i produttori ci considerano così stupidi/ignoranti da non comprendere l’inglese di 3° elementare… Grazie per la visita e complimenti per il nick 😉

  3. CinemaOut says:

    Sì, The Tall Man resta impresso, purché abbia quest’aria imperfetta. Bisogna dare atto al regista di aver comunque provato (continuato) un percorso personale.
    Per quanto riguarda il conterraneo Gens, beh, con The Divide ne abbiamo scritto sul nostro sito… pussa via!

  4. CinemaOut says:

    “Purché” è meglio sostituirlo con “sebbene” va… chiudi un occhio ;-