Hunger Games

Posted: 19th May 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jennifer Lawrence, Elizabeth Banks, Woody Harrelson, Stanley Tucci, Wes Bentley, Lenny Kravitz, Liam Hemsworth, Donald Sutherland
Regia: Gary Ross
Durata: 117 min.
Titolo originale: The Hunger Games
Produzione: USA 2012

VOTO:

Death VS Hunger Games.
Perché ogni promessa è un debito.

Siamo in un futuro distopico/despotico in cui l’America si chiama Panem e tutto va a puttane: ai piani alti della civiltà la gente si trucca da Boy George e veste roba che al confronto John Galliano confeziona grembiulini per la scuola. Al contempo, in periferia, la gente povera si spacca il culo spalando carbone in miniera.

Senza un reale motivo valido, ogni anno il “gran visir di mondo” organizza gli Hunger Games, giochi senza frontiere a cui son costretti a partecipare 24 pupilli, tra i 12 e i 18 anni, estratti a caso da ogni cantone del reame. La piccola Prim, la notte prima del sorteggio, ha un incubo in cui viene selezionata per partecipare al cimento. Nonostante le rassicurazioni materne – “è solo un brutto sogno” – la piccola viene puntualmente scelta. La sorella maggiore, Katniss, si immola al suo posto come volontaria.

Ai giovani raccolti e destinati alla “mietitura” spetta un periodo di preparazione allo show, durante il quale soggiorneranno in un albergo a 5 stelle extralusso, frequenteranno i talk show più alla moda e gozzoviglieranno con manicaretti e liquori giorno e notte, tantoché non proprio tutti sentono nostalgia di casa, benché la morte possa ghermirli da un momento all’altro; meglio un giorno da ricconi che cento da minatore, o almeno così direbbero i partecipanti al casting del Grande Fratello. Il metaforone è così lapalissiano da perdere ogni potenza polemica. Le ricchezze promesse dalla notorietà valgono il prezzo della morte civile?
Ci sono anche persone disposte a mettere in gioco la propria dignità, godersi un effimero lusso materiale per poi morire nel dimenticatoio. O in mezzo ad una rigogliosa foresta, come i giovani partecipanti ai giochi, che almeno hanno l’attenuante della coercizione, non prima di un accurato trucco e parrucco a cura del negro più stylish che ci sia, Lenny “mi bombavo Adriana Lima” Kravitz. Perché ovviamente la mortale bagarre è trasmessa integralmente in diretta TV e bisogna esser sempre fighi.

Dopo la fase preparatoria, in cui un platinato Woody Harrelson riflette, tra un cognac e l’altro, sul prezzo della notorietà, sul voyeurismo morboso delle masse e sull’invasività del mezzo televisivo, arriva il turno di scendere in campo e mostrare i muscoli. Cosa che al regista Gary Ross, evidentemente spossato, non riesce. Storditi da una confusionaria telecamera a mano durante i momenti più concitati, sul punto di vomitare non per le sequenze di violenza (appena suggerite) ma per il mal di mare, lo spettatore finisce per non capirci più un cazzo. I giovani contendenti si trucidano l’un l’altro in maniera fredda e distaccata, pur gemendo o implorando pietà, ma incapaci di creare il pathos necessario a preservare l’interesse degli astanti. Non avendo neanche le palle di mostrare una goccia di sangue il film non può che finire bene, di modo che l’amore trionfa sul male e Katniss e Peeta, neo-innamorati per convenienza, assurgono a celebrità del momento.

Tra Stanley Tucci conciato da clown (ma sempre professionale anche nei ruoli più ingrati), fugaci comparsate di Thor jr. e un Donald Sutherland che vorrebbe autodisintegrarsi a ogni inquadratura, si arriva alla fine spompati e senza aver provato un filo di empatia per ‘sti stronzi giovinastri che sotto sotto avranno anche loro combinato qualche marachella e dunque si meritavano di esser sorteggiati, perché il candore assoluto e la virtuosità della protagonista finiscono per renderla più inumana dei suoi carnefici.

Rimane la buona prova di Jennifer Lawrence, già in odore di Oscar e sicuramente più espressiva di Kristen “voglio il cazzo” Stewart, l’esuberante presenza metrosexual di Kravitz e lo spauracchio di una proliferazione smodata di sequel, visto che la saga cartacea prosegue per altri due libri (si parla già di “nuovo fenomeno Twilight” – non a caso ho citato la Stewart – e io rabbrividisco).
Il film, presumo come il libro, porta avanti un messaggio obsoleto e senza nerbo. Giovenale, col suo “panem et circenses”, aveva già capito tutto 2000 anni prima della “Panem” di Suzanne Collins. Io invece preferisco panem et salame, in barba ai “giochi della fame“.
Il resto lo sapete già.

PRO
La parrucca di Stanley Tucci

CONTRO
Mi toccherà recensire anche i sequel

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