Hellraiser 4 – La Stirpe Maledetta

Posted: 10th January 2013 by Death in Recensioni
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Interpreti: Bruce Ramsay, Valentina Vargas, Doug Bradley, Charlotte Chatton, Adam Scott, Kim Myers, Mickey Cottrell, Louis Turenne, Courtland Mead, Louis Mustillo, Jody St. Michael, Paul Perri
Regia: Alan Smithee
Durata: 86 min.
Titolo originale: Hellraiser: Bloodline
Produzione: USA 1996

VOTO: 

Come accennavo sulla Pagina Facebook Ufficiale (che aspettate a diventarne fan?), mi frulla per la testa di riprendere un discorso accennato qualche tempo fa con la recensione di Jason va all’Inferno.
Si tratta di analizzare quel periodo particolare in cui i mostri sacri dell’orrore avevano cominciato a lessare un po’ le palle degli spettatori che iniziarono a disertare progressivamente le sale. Questa situazione di crisi portò i produttori ha escogitare nuove strategie che rivitalizzassero le storiche icone slasher che tanto li avevano arricchiti negli anni ’80 ma che cominciavano a mostrare la corda di fronte a un pubblico di fricchettoni svezzati dai gusti difficili.
Michael Myers era conteso da improbabili sette sataniche, Leatherface succube di un Matthew McConaughey mezzo cyborg mentre Freddy e Jason si preparavano a scontrarsi per la prima volta in campo aperto (la sceneggiatura originale risale ai primi anni ’90).

La saga di Hellraiser aveva conosciuto alti e bassi. Esplosa col botto grazie al talento visionario di Clive Barker, sia penna che cinepresa, il primo film del 1987 rimane un cult per atmosfere morbose e iconografia infernale, anche se alcuni effetti digitali non hanno retto bene allo scorrere del tempo. Hellraiser 2 fu massacrato dalla produzione perché troppo violento e per mancanza di cash, ma rimane nel cuore dei fan sia perché mostra le origini di Pinhead, il mastro cenobita, sia perché nel finale succede davvero di tutto, in una rocambolesca discesa nel più pazzo degli inferni. Hellraiser 3 presta il fianco ai giovani, ed è il capitolo più commerciale: sesso e gore molto spinti, ambientazione metropolitana e un massacro finale stupidissimo (Pinhead in discoteca che taglia teste con i dischi a 33 giri…) sul quale però si chiude un occhio perché fottutamente divertente.

Nel 1996 parte il progetto che dovrebbe chiarire alcuni degli aspetti più occulti della mitologia della saga, ovvero la creazione della Lament Configuration, il maledetto cubo capace di evocare i cenobiti. In cabina di regia Kevin Yagher, forte di uno script ambientato nella Francia pre-rivoluzionaria, ha la possibilità di dare sfogo al suo talento nella creazione di effetti splatter e make-up disgustosi.

La trama è articolata attraverso tre ere, passato, presente e futuro, e segue le vicissitudini della stirpe dei Lemarchand, artefici della scatola magica e legati in eterno con gli inferi. Philip Lemarchand è un creatore di giocattoli a cui viene commissionata la lavorazione di uno strano cubo decorato dal duca de L’Isle, noto esoterista e pervertito dei peggiori. De L’Isle squarta una troia ed evoca nel cadavere un demone femminile, la principessa infernale Angelique (che spiritosoni). Angelique è pazza furiosa e anche piuttosto spanata, ed ha un feticismo per il sangue e la tortura. Questa parte mostra le origini della maledizione e spiega (più o meno) perché ‘sto cazzo di cubo sia così pericoloso. Zeppa di echi Sadisti, catene e ganci, la prima parte combina sesso, tortura e splatter in un mix ammaliante in bilico tra magia nera ed illuminismo.

Si passa al presente, dove John Merchant è il discendente del creatore di giocattoli. Seguendo le orme dei suoi avi, John è un architetto piuttosto affermato che si scopre aver costruito il palazzo sulle cui fondamenta era stato celato il cubo, nel finale di Hellraiser 3. John cerca inoltre di realizzare la Elysium Configuration, basandosi su uno schizzo tramandato dal suo antenato ma di cui ne ignora lo scopo, in realtà la chiave per rispedire all’inferno i demoni precedentemente evocati. Angelique torna direttamente da Parigi per impadronirsi del cubo e fermare la sua nemesi.
La fotografia bigia e fumosa tipicamente anni ’90 esercita su di me uno strano effetto nostalgia che mi fa apprezzare questo segmento nonostante sia il più sconclusionato e montato persino male. Si nota però il tocco di Yagher nella creazione di atmosfere barocche e surreali, sempre condite da virtuosismi splatter di cui vi fornisco un fulgido esempio.

Ci troviamo ora nel futuro, anno 2127, nella stazione orbitale Elysium. Il pronipote dei Lemarchand, Paul, ha finalmente portato a termine il macchinario per metterla nel culo a Pinhead e compagnia bella, e sta per evocarlo quando viene interrotto dall’irruzione di una squadra speciale che cerca di far luce sull’accaduto. Il film inizia proprio con questo segmento, e si articola a ritroso sino a tornare nello spazio per mettere la parola fine alla vicenda. Il segmento è piuttosto raffazzonato, con la squadra speciale che funge solo da carne da macello e Pinhead che rimedia una figura barbina dietro l’altra, ma l’idea di “Hellraiser nello spazio” è abbastanza affascinante nella sua stolidità.

Il problema del film è che la sceneggiatura è un disastro, non si capisce un cazzo e quel che succede sembra accadere assolutamente a caso. Nelle intenzioni originali il film non doveva iniziare nello spazio ma doveva seguire un filo diretto tra le diverse epoche (come ho cercato di fare io per narrarvi la trama). Avrebbe dovuto presentare sequenze splatter molto più estreme e dare una motivazione alla quasi totalità degli elementi che questo film, nella sua versione macellata, finisce solo per ingarbugliare ulteriormente. La prima parte ambientata nel passato avrebbe avuto uno svolgimento totalmente differente e molto più coerente. Se siete curiosi di sapere come più o meno avrebbe dovuto funzionare il tutto, vi rimando ad un ottimo link del sito Hellbound Web corredato anche di bellissime foto di scena e fotogrammi originali.

Dunque la Miramax scassò la minchia a Yagher proprio quando il film era praticamente completato, imponendo tagli e rielaborazioni dello script. Yagher giustamente mandò tutti a fanculo e se ne andò sbattendo la porta, e venne chiamato Joe Chapelle (Halloween 6) a completare il lavoro. Ma la produzione doveva essere un vero e proprio dito in culo, giacché anche Chapelle, dopo aver ultimato le riprese, rifiutò volentieri di figurare come regista nei crediti. Il film venne terminato alla bell’e meglio, assemblando i tronconi sanguinolenti lasciati dai due registi. La paternità del film venne attribuita al fittizio Alan Smithee, e la saga di Hellraiser originale morì con disonore in un film dalle potenzialità immense, vilipeso a morte nel nome di fottute logiche di mercato. La speranza nel cuore dei fans è che la Workprint originale, la copia lavoro completa girata da Yagher, venga ripulita e edita magari in qualche edizione speciale Director’s Cut, ma la speranza è vana.

La saga di Hellraiser continuò in home-video con storie macabre degne dei libri di Barker ma in cui la figura di Pinhead funge solo da comparsa di lusso.

PRO
Nelle intenzioni affascinante

CONTRO
La produzione l’ha fatto a pezzi

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  1. Psichetechne says:

    Orribile, immagino, ‘sto film. Congratulazioni per il coraggio mostrato nel volerlo vedere. A presto.

    • Death says:

      Purtroppo sono vittima del fascino dell’orrore anni ’90, nonché dei “mostri” che hanno accompagnato la mia infanzia 🙂 Noleggiai questo film appena uscito e mi sembrò parecchio weird, ma all’epoca internet non esisteva (perlomeno non a casa mia). Ora che i tempi son cambiati cerco di contestualizzare questi film all’apparenza orrendi ma che nascondono qualche retroscena interessante, in questo caso un regista volenteroso alle prese con una produzione cagacazzo 😀

  2. Fabio says:

    sottovalutato al massimo, storia interessantissima, Pinhead molto presente e cattivissimo, mai capirò l’astio di molti x questo bel film, a parer mio uno dei migliori della saga

    • Death says:

      Se la produzione non avesse rotto le scatole sicuramente ci saremmo ritrovati con un grandissimo film! Allo stato attuale rimane un film con delle potenzialità inespresse… ma ci sono comunque affezionato!