Harley Davidson & Marlboro Man

Posted: 25th July 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Mickey Rourke, Don Johnson, Tom Sizemore, Daniel Baldwin, Chelsea Field, Vanessa Williams, Giancarlo Esposito, Robert Ginty, Tia Carrere, Julius Harris, Eloy Casados, Big John Studd, Mitzi Martin, Kelly Hu
Regia: Simon Wincer
Durata: 95 min.
Titolo originale: Harley Davidson and the Marlboro Man
Produzione: USA 1991

VOTO: 

Harley Davidson e Marlboro Man sono due ragazzoni un po’ cresciuti che non hanno voglia di mettere la testa a posto e preferiscono vivere alla giornata in completa libertà.
Come poco velatamente suggerito dai loro nomi, Harley è un patito di chopper (e di belle fighe) mentre Marlboro è un fumatore così accanito da avere il tatuaggio di una sigaretta sull’avambraccio.

Più o meno come i Blues Brothers, quando il loro locale preferito viene minacciato di chiusura dai banchieri usurai, Harley e Marlboro organizzano una rapina al furgone portavalori che trasporta (a loro insaputa) non sacchi di paperdollari ma quintali di una nuova droga sintetica che impazza in città, la Crystal Dream. Viene fuori che la banca è in realtà una copertura per una grossa organizzazione di spaccio.

Inizia il casino.
La banca manda i suoi sicari (tra cui spicca un adiposo Daniel Baldwin) vestiti con sacchi della spazzatura antiproiettile a recuperare la droga e mettere a tacere i testimoni. Inizia una fuga a perdifiato per le viziose strade di Las Vegas, che culminerà in un regolamento di conti in pieno stile far west (ed in effetti le strizzatine d’occhio a Butch Cassidy and the Sundance Kid si sprecano) nel cimitero degli aeroplani di Tucson, in Arizona.

Harley Davidson and the Marlboro Man è il tipico film oggettivamente sciocco che però negli anni ha acquistato uno status di cult movie, vuoi per l’indubbia presenza scenica dei suoi protagonisti, vuoi per l’esuberanza dello script tutto one-liners e smargiassate, vuoi perchè a dirla tutta si tratta di un film fottutamente divertente.

È ormai risaputo che Mickey Rourke lo abbia girato solo perchè venne remunerato col suo cachet più alto di sempre (2 milioni e 750mila dollarozzi), scendendo a patti con uno script di cui non gli fregava un cazzo e approfittando dei benefits offerti dalla produzione: una giacca in pelle da motociclista personalizzata, una Harley Davidson Custom e la possibilità di scroccare la fornitura di sigarette Marlboro di Don Johnson.

Per il resto, si mormora che l’esperienza sul set fosse delirante.
Mickey non preparava le sue battute e preferiva andarsene a spasso in Harley coi suoi amici Hell’s Angels mentre il resto della troupe continuava a lavorare. Pretese di avere rattoppate nel giubbotto le iniziali di Stevie Ray Vaughan assieme alla sua data di nascita che però venne sbagliata, sicchè Rourke si rinchiuse nella sua roulotte malamente offeso. Nonostante questo menefreghismo, l’interpretazione di Rourke è come sempre carismatica, ma non perchè sia particolarmente convinto del suo ruolo, quanto per il suo magnetismo naturale.

Mickey in un’intervista dichiarò che il regista Simon Wincernon aveva alcun controllo sul film; non sapeva neanche dove puntare la telecamera. Don Johnson diresse il film praticamente da solo“. Don infatti, al contrario di Mickey, sembra leggermente più convinto nella recitazione e condivide con lui lo stesso carisma magnetico che regge tutta la baracca.

Il film fu comunque un grosso flop che rafforzò in Rourke la totale mancanza di rispetto verso il sistema hollywoodiano, sempre più considerato come una puttana da sfruttare. Purtroppo per lui, questo fu il suo ultimo “grande” ruolo prima dell’inferno degli z-movies e della chirurgia plastica.

Il resto dei comprimari fa il resto.
C’è Tom Sizemore nel ruolo del viscido direttore di banca, con Tia Carrere segretaria supersexy; l’enorme wrestler Big John Studd (buonanima) e il simpatico Giancarlo Esposito (all’anagrafe Giancarlo Giuseppe Alessandro) che dal nome direste essere ‘nu bellu guaglione, mentre è afroamericano e nato a Copenaghen. Comparsata anche per Branscombe Richmond, l’indiano di Renegade, che qui si prende una lezione di biliardo da Marlboro e poi, reagendo poco sportivamente alla sconfitta, le busca anche a colpi.

Ciò che rende godibile (e a modo suo indimenticabile) il film è il senso di totale libertà che sprizza dalle gesta dei due protagonisti, forse in fuga dal peso delle responsabilità, o forse ancora immaturi nonostante la barba lunga e i tatuaggi, ma in ogni caso pronti ad affrontare il pericolo a testa alta (“Meglio morto e leone che vivo e coniglio“) e disposti alla morte pur di aiutare le persone importanti della loro vita. Sani valori da uomo vissuto o sceneggiatura macho di serie B? Qualunque sia la verità, quando nel finale Mickey carica sul suo chopper una sexy autostoppista e imbocca a tutto gas l’autostrada, senza destinazione, è difficile non provare un po’ di invidia.

PRO
Protagonisti iconici

CONTRO
Floppone commerciale

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