Gummo

Posted: 20th February 2013 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jacob Reynolds, Nick Sutton, Lara Tosh, Jacob Sewell, Darby Dougherty, Chloë Sevigny, Carisa Glucksman, Jason Guzak, Casey Guzak
Regia: Harmony Korine
Durata: 89 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 1997

VOTO: 

Visto che a Marzo esce Spring Breakers, che all’apparenza sembrerebbe la solita stronzissima americanata, colgo l’occasione per iniziare a contestualizzarvi chi cazzo sia Harmony Korine.
Non lasciatevi ingannare dal poster della sua ultima fatica, che presenta, tra le altre, Selena Gomez e Vanessa Hudgens in bikini sexy, né dal suo conciliante nome, “armonia”, che ammicca a romanzacci rosa per casalinghe disperate.

Gummo è una sequenza di eventi slegati tra di loro che si consumano all’interno della città di Xenia, in Ohio, ridotta allo sfascio dal passaggio di un tornado che in realtà non ha fatto altro che peggiorare la già disastrosa situazione.
Due ragazzini sadici vanno in giro ad ammazzare gatti per venderli come materia prima ai ristoranti cinesi, per poi spendere la “meritata” paga in sesso mercenario con una prostituta obesa e handicappata, oppure in colla da carpentiere da sniffare; un bambino con un cappuccio da coniglio ciondola per le vie della città, sputando per terra e pisciando dai cavalcavia; due squinzie bionde candeggiate (tra cui Chloë Sevigny, unica attrice professionista) vagabondano alla ricerca di cazzo fresco e si fanno la ceretta col nastro adesivo per gonfiarsi i capezzoli.
Come interludi, interviste stile cinema-verità ad altri sfollati, tutti deformi nel fisico, nelle capigliature e nella mente. Adolescenti travestiti, nani negri, redneck ignorantissimi, ciccione bigotte: il piatto su cui vomitare è piuttosto ricco.

La colonna sonora funge da contrappunto ai momenti più beffardi, amplificando il disorientamento con sfuriate black metal (Burzum, Bathory) alternate a momenti country (Roy Orbison). Ogni tanto compaiono polaroid sgranate o immagini sataniche, così, a caso.
La regia è sperimentale, rozza ma al contempo raffinata nella scelta di certe inquadrature, spontanea e disordinata, e frulla vari formati di registrazione – 8mm, 16mm, 35mm – in una specie di collage allucinato.

Korine fonda la sua personale poetica sull’antitesi di tuttò ciò che infonde sicurezza, come l’ambiente familiare e la placidità della vita di provincia, e abbonda nella ricerca dello shock e del disgusto, senza mai ricorrere all’assurdo. Ciò che rende Gummo realmente tragico, e perciò inestimabile, è proprio la verosimiglianza di tutte le vicende a cui assistiamo, quanto di più vicino ci sia alla realtà della periferia più disagiata, persa in se stessa. Xenia è un microcosmo oscuro estraneo al resto del mondo, tumore terzomondiale della nazione più prospera del pianeta.
Korine, nonostante l’estremità del materiale trattato, riesce a non andare mai sopra le righe, rimanendo sempre ancorato a un realismo insopportabile. In nessun frangente vien da pensare “che cazzata!”. Al contrario, la visione è ipnotica, disturbante ma non per questo meno affascinante. Un po’ come rallentare in prossimità di un incidente stradale, non so se mi spiego.

Un simile esperimento – costato una miseria, istintivamente selvaggio, anticommerciale nell’anima underground – profuma squisitamente di anni ’90, gran periodo, mentre qualcosa di così sordido sarebbe impensabile ai giorni nostri.

Avvertimento per i fanatici dei felini: durante tutto il film viene sterminata e torturata una moltitudine di gatti, in maniera piuttosto cruenta. Ovviamente, nessuna di queste scene è vera, ma sono stati utilizzati dei pupazzi, invero molto realistici. Un piccolo disclaimer per non precludervi la visione.
Mi sa tanto che Korine abbia più in simpatia i gatti che gli esseri umani.

PRO
Intimo e shockante

CONTRO
Se siete animalisti, fate attenzione

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  1. Ecco, lavoro come uno gummo e mi sono perso sta chicca. Grazie del remind.

  2. zio adams says:

    Visto una decina di anni fa con amici e ancora ogni tanto salta fuori nei discorsi 😀

  3. Frank says:

    Un film difficile, non per tutti, estremamente indi anche nell’estetica. Ma a me è piaciuto tanto.

    • Death says:

      Figurati che a me il cinema indie solitamente non piace, ma questo, nel suo essere assolutamente alternativo, lo trovo confezionato meglio di tanti altri film cinematografici!

  4. Alessandra says:

    Ciao! Ho letto solo ora il commento sul mio blog…purtroppo periodaccio decisamente di merda, per cui non c’ho il tempo manco per…vabè metti tu il verbo che preferisi 😛 Sono indietro con mille film, figuriamoci con le recensioni. Però prima o poi tornerò attiva! Più poi che prima penso…