Gran Torino

Posted: 23rd February 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, John Antony, Austin Douglas Smith, John Carroll Lynch, William Hill, Brooke Chia Thao, Chee Thao, Choua Kue, Scott Eastwood
Regia: Clint Eastwood
Durata: 116 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2008

VOTO:

Walt Kowalski è un reduce della guerra di Corea, quasi ottantenne e fresco vedovo.
Chiuso nel suo sciovinismo autarchico, Walt è ciò che comunemente viene considerato un “vecchio cagacazzo”, nonchè quanto di più prossimo mi aspetti dalla mia vecchiaia.
Io, neanche 30 anni, così moralista eppur così amorale -un controsenso ambulante, un temperamento romantico-, già mi vedo come Walt: seduto in veranda a bere birra discount, con la spingarda caricata a sale, ad inveire contro gli immigrati che ormai hanno invaso il suo quartiere, un tempo fiorente, ora degno solo di ricevere il suo catarro misto tabacco sul marciapiede.

Che la mondializzazione abbia cambiato il nostro modo di vivere è indubbio e noi giovani abbiamo imparato non solo a conviverci ma addirittura a sfruttarne le potenzialità. Ma come può rapportarvicisi un uomo tutto d’un pezzo, all’antica, cresciuto a pane e zio Sam e il cui hobby è stato prevalentemente ammazzare “musi gialli” negli anni più prosperi della sua vita?
Se la legge del taglione è roba da primitivi, lasciamola agli aborigeni: la tolleranza è la risposta, benchè a muso duro.
La filosofia di Walt si riassume con “don’t fuck with me”, perchè a “far infuriare il toro sbagliato” si finisce male, a colpi di scarponcino sul grugno per esempio.
Se dalla convivenza forzata si passa alla sopportazione in tempo zero, la mescidanza è la ovvia tappa conclusiva, perchè il fascista Callaghan ha imparato in tarda età che anche negri, cinesi e pakistani hanno qualcosa di buono da insegnarci. Gli involtini primavera ad esempio.

Il crimine, un tempo sedato a colpi di .44 Magnum, viene ora combattuto col disprezzo verbale, lo sguardo di ghiaccio, una smorfia sul viso. I cazzotti solo se strettamente necessario.
Clint Eastwood evidentemente non è Stallone, o almeno non lo è più, e non c’è più spazio per le sparatorie. La catarsi finale non può quindi che avvenire col sacrificio finale, previa parodistica confessione (i coreani trucidati? sticazzi… più importante lavarsi la coscienza dalle tasse non pagate, true american style), immolandosi sull’altare della pluriculturalità.

Il passaggio del testimone -una Ford Gran Torino orgoglio del protagonista- alle nuove generazioni miste suggella non solo il patto di stabilità tra un America memore in senso progressista dell’apartheid e i nuovi coloni americani, ma anche l’addio di uno degli attori più tosti di sempre alla recitazione. Sempre a muso duro, anche nella bara.

PRO
Il canto del cigno del Clint attore

CONTRO
Ci piace anche la catarsi à la Stallone

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  1. Sex Machine says:

    Grande recensione, molto sobria devo ammettere… ma che dire di un così bel film?!
    Grande Death

  2. Alessandra says:

    Eastwood a Stallone je fà mangiare la polvere. Comunque film immenso.