Fino all’Inferno

Posted: 24th April 2012 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jean-Claude Van Damme, Pat Morita, Danny Trejo, Gabrielle Fitzpatrick, Larry Drake, Vincent Schiavelli, David ‘Shark’ Fralick, Jaime Pressly, Bill Erwin
Regia: John G. Avildsen
Durata: 99 min.
Titolo originale: Inferno
Produzione: USA 1999

VOTO:

Visto che ne abbiamo parlato nella scorsa recensione e visto che sono blindato in casa, vittima di un malanno di stagione proprio ora che le giornate si fanno calorose e smanio dalla voglia di urlare “qualcuno vuole un po’ di Estate?” a tutto spiano, ne approfitto per approfondire il discorso e per qualche momento distrarmi dal compulsivo soffiarmi il naso su fazzoletti di mocho vileda.

Si parla di Fino all’Inferno, un Jean-Claude Van Damme minore ma di gran lunga uno dei miei preferiti del periodo post-golden age/pre-straight to video, sebbene Guderian ne abbia più e più volte disprezzato l’atmosfera polverosa da Western di serie C.
Tutto vero; del resto il solleone, l’odore di sudore, i cactus e il deserto terrebbero anche me alla larga da qualsiasi film.
Eppure questo film di John G. Avildsen -regista di Rocky, mica de L’ultimo bacio– è la banale eccezione che conferma la regola, e vi spiego perché:

Punto primo: Van Damme ha la barba, indossa sempre una canottiera sudata ed è gonfio di steroidi da far paura. Fa lo Yojimbo (o “lo straniero”) della situazione nel deserto del Mojave farneticando di coyote, di sordidi trascorsi in Vietnam e di torte di mele. Si bomba due puttane contemporaneamente (!!!) indossando solo un paio di stivali e, nel combattimento finale, stende il suo contendente con un calcio rotante sovrastato dal frastuono assordante di un jet militare.
Mi fermo qui o state già andando a comprarvelo/noleggiarvelo?
Per i più indecisi, ecco l’incentivo che dovrebbe chiarirvi le idee…

Punto secondo: Danny Trejo, prima di diventare l’idolo dei fighetti con Machete, era l’idolo dei veri cultori del cinema cazzuto. Qui interpreta con garbo il ruolo dell’ex commilitone del Van, col quale ricorda i bei giorni in cui folleggiavano per le strade di Saigon sgozzando Charlie e sputtanando la loro giovinezza al grido compatto di “Sigarette, Whiskey e femmine folli ti danno alla testa, ti fanno impazzir…
In una sequenza che entra di peso nella storia del cinema, rimembrando nostalgicamente il passato, Danny annaffia i piedi del Van con un po’ di liquore e amorevolmente li massaggia mentre il Van è preda delle allucinazioni. David Lynch non avrebbe potuto fare di meglio.

Punto terzo: un supercast di caratteristi da far girare la testa! Non la ruffianeria corale di un film di Woody Allen, ma un simposio di volti ben noti a chi mastica film di un certo tipo. Pat Morita (il maestro Miyagi di Karate Kid) che fa il factotum giapponese rincoglionito; Larry Drake (Dr. Giggles) che fa il boss nonché patriarca di una banda di scalmanati bikers a conduzione familiare e finisce freddato dal suo stesso rampollo, bieco “frutto di una scopata”; Vincent Schiavelli (vabbé, scegliere un solo film qui diventa arduo) che non mi ricordo che cazzo di ruolo faccia, ma il suo volto è indimenticabile; Jaime Pressly, già mezza nuda in DOA: Dead or Alive.

Punto quarto: Inferno è sì un film minore, ma la produzione merita tutta la dignità di questo mondo. Siamo ben lontani dalle squallide atmosfere bulgare in cui, di lì a poco, Van Damme sarebbe precipitato senza possibilità di appello. Considerate tutte le cagate che ci propinano al cinema, un Fino all’Inferno in sala di questi tempi sarebbe oro puro, e io andrei a vederlo di corsa. Se pensiamo che dopo 15 anni la gente ha ancora voglia di farsi martellare le palle da Titanic, la mia fantasia non è poi così malata.

PRO
Solido, muscolare, sudato

CONTRO
Destination: Bulgaria

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  1. Psichetechne says:

    Complimenti per il nuovo make-up del blog! Adesso ve lo tweetto pure 🙂

  2. Psichetechne says:

    Adesso vi seguo anche si Twitter 🙂