Duro da Uccidere

Posted: 1st March 2012 by Panzer Guderian in Recensioni
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Interpreti: Steven Seagal, Kelly Lebrock, Bill Sadler, Frederick Coffin, Bonnie Burroughs, Dean Norris, Andrew Bloch, William Sadler, Branscombe Richmond, Charles Boswell, Zachary Rosencrantz
Regia: Bruce Malmuth
Durata: 95 min.
Titolo originale: Hard to Kill
Produzione: USA 1990

VOTO:

A differenza di quanto accade dalle nostre parti, e a maggior ragione su Death Row, pare che negli States la notte degli Oscar goda di un seguito pressoché unanime. Neanche Steven Seagal risulterebbe immune da questa febbre da kermesse, e ce lo fa capire durante i primi minuti di Duro da Uccidere, titolo che non comparirebbe mai tra le liste in concorso accanto a La Vita è Bella o Milk.

Il protagonista Mason Storm farebbe carte false pur di piazzarsi in pantofole davanti alla TV, ma siccome non fa l’impiegato postale, bensì il detective, non può concedersi orari cristiani né tantomeno mollezze da semplice contribuente. Sicché, al termine di una importante missione investigativa, le uniche cose molli che può concedersi sono i seni della moglie, alle quali si aggrappa in uno slancio di feconda vitalità quasi a presagire l’imminente catastrofe. Siamo ancora in fase petting quando un gruppo di delinquenti, tra i quali spicca l’indiano di Renegade, irrompe nell’abitazione e fa piazza pulita della famiglia Storm: i medici e i giornalisti non possono che confermare il decesso di un onesto servitore della legge, un padre di famiglia e un uomo troppo sexy per far da compagno ai vermi.

Ma la verità è ben lungi dal rispecchiare le dichiarazioni ufficiali. Del resto il titolo del film è fin troppo spoiler per mettere in crisi lo spettatore, già avvezzo a colpi di scena così bassi: Steven Seagal non può certo morire come uno stronzo qualsiasi, ma che scherziamo! Al massimo si fa sei anni di coma accudito amorevolmente da una maliziosa infermiera, che non di rado sbircia lì sotto alla maniera di Nicole Kidman in Cuori Ribelli. Le occasioni per chiavare non mancheranno, è fin troppo semplice comprenderlo, ma per il risorto Mason Storm la preoccupazione principale è salvarsi dai killer piombati in ospedale per terminare il lavoro. Nonostante sia rimasto immobile per più di un lustro, Mason può vantare una lucidità e una manualità sufficienti per introdursi con il suo lettino nell’ascensore dell’ospedale e sfuggire agli assassini, pur sempre coadiuvato dalla sopracitata infermiera, che non esita a nasconderlo in una villa. In tale luogo ovattato Mason può riprendersi fisicamente e spiritualmente, coinvolgendo il film in un poderoso processo di verticalizzazione la cui meta non può che essere la vendetta. Verticalizzazione che investe ogni aspetto, s’intende: l’erezione corporea dalla stasi paralitica non può che inverarsi anche a livello inguinale, in espressioni perpendicolari care alla bella infermiera.

Mi rendo conto che indugiare su questi aspetti secondari, dimostri come le ricorrenti voci scandalistiche a sfondo sessuale abbiano ormai minato la candida reputazione che riponevo nel vecchio Seagal. L’immagine da basso impero che incarna circondandosi di giovani fighe (anche negli spot!) di certo non aiuta… E se una lettura retroattiva può sembrare capziosa, il fatto che Mason Storm sia anche il nome d’arte di una pornostar non fa che confermare i miei timori.

Che la sua postura rigida, il suo atteggiamento inflessibile, la sua palese verticalità rispecchino la sua monolitica virilità? È in questi termini di superiorità fallica che dobbiamo intendere l’uso contundente della stecca da biliardo o la prassi di spezzare la schiena e gli arti dei nemici? Erotomane o meno, a noi interessa che le mazzate non manchino, e su questo possiamo dormire tra due guanciali. Del resto Steven Seagal è la confutazione vivente delle tesi di Wilhelm Reich, ovvero che per evitare nevrosi e diventare buoni e mansueti si deve schizzare come cinghiali. Bella stronzata, dico io! Ci vuole proprio un pazzo come Artaud per rispondere ad uno strizzacervelli come Reich:

Pestare a morte e sborrare la faccia, sborrare la faccia,  
è l’ultima lingua, l’ultima musica che conosca,  
e vi giuro che ne vengono fuori corpi  
e che sono corpi animati

Forse il più pazzo sono io, che cito a cazzo un pazzo per recensire un film di Steven Seagal.
Artaud uscì di melone dopo un viaggio in Messico, io dopo aver visto Apocalypto.
È probabilmente l’unica cosa coerente fra tutte queste farneticazioni.

PRO
Duro in tutti i sensi

CONTRO
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  1. sex machine says:

    queste sono le recensioni che mi gustano ahahahaha