Dread (Uncut edition)

Posted: 16th June 2016 by Death in Recensioni
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Interpreti: Jackson Rathbone, Shaun Evans, Jonathan Readwin, Hanne Steen, Laura Donnelly, Vivian Gray, Siobhan Hewlett, Sarah Ball
Regia: Anthony DiBlasi
Durata: 108 min.
Titolo originale: id.
Produzione: USA 2009

VOTO:

Tratto dal racconto omonimo di Clive Barker, contenuto in uno dei suoi Libri di sangue, Dread è un horror pressoché invisibile con uno spunto sufficientemente interessante da avermi spinto a recuperarlo, idolatria personale verso Barker a parte.

La storia è quella tutta matta di un collettivo di studenti che decide di condurre una tesi universitaria sulle paure ataviche e le fobie (per i non anglofoni, dread significa proprio “paura”). Ne esce fuori una sorta di documentario cinicissimo che cataloga interviste a studenti o imbecilli qualsiasi, che confidano i loro terrori più ancestrali di fronte al severo sguardo della videocamera digitale. Non mancano i poser che raccontano un mare di stronzate per fare gli esibizionisti ma, sgamati in pieno, vengono gonfiati di botte dal più manesco del team.

Siccome la mera confessione è troppo sterile per generare materiale accademico bomba, il manesco la butta di fuori e comincia a condurre personalmente dei terror-esperimenti dagli esiti veramente devastanti.
Costui è il primo a essere spanato nel cervello: quando era piccolo, un ceffo armato di scure fece irruzione in casa sua e gli massacrò i genitori di fronte, a colpi di accetta in testa; un buon segmento splatter.

Come sempre, quando si parla di Barker, gli ingredienti principali sono un corollario di perversioni, devianze assortite e sequenze non adatte ai candidi d’animo. Il progetto è evidentemente indipendente, a basso budget, e non brilla certo per estro registico (si mormora però che uno degli ultimi lavori di DiBiasi, Last Shift, sia un bel po’ ganzo) o per la messa in scena, anche se l’ambiente da sobborgo sordido o da stanzetta rancida di studente universitario fuori corso genera il giusto mood depressivo e decadente, esaltato dal forzatissimo filtro giallo/vomito e verdone/diarrea di cane.

C’è una breve ma intensa sottotrama che riguarda una ragazza completamente deturpata su volto e corpo da macchie scure come la pece, il ché si presta bene a infilare anche un po’ di sensibilizzazione sociale verso il diverso e lanciare la solita frecciatina verso l’imperante indifferenza delle nuove generazioni di stronzi fighetti e superficiali.
L’epilogo è più che mai sventurato e culmina prima in una delle sequenze più dolorose del film, poi in un vero e proprio bagno di sangue assolutamente scorretto.
Ciò acuisce il disagio scaturito dall’empatia verso i fobici e dall’atmosfera opprimente che domina il quadro.
Non c’è redenzione, non c’è catarsi: a fine visione, la consapevolezza di non poter superare le vostre paure se non con la forza d’urto potrebbe far cadere i più sensibili di voi nello sconforto più totale.

Io sogghigno e, per naturale estensione, comincio a postulare un parallelismo – forse più aderente a Barker che al film – tra le paure più canoniche, come quella per le blatte o per i ragni, al vero terrore della mente, la paranoia, il cinema cerebrale che proietta per mezzo delle nostre sinapsi costanti e dettagliatissime visioni irreali di ciò che non vorremmo mai capitasse nella nostra vita, un vero e proprio delirio incontrollabile che culmina, irrimediabilmente, con l’avverarsi dei nostri incubi peggiori, poiché l’influsso della psiche sul nostro corpo indirizza inevitabilmente verso la cattiva strada. Sogghigno, dunque, per chi si reputa sventurato solo per dover sopportare qualche brivido scaturito dalla visione di un qualsivoglia rettile o insetto, o qualsiasi altra fobia che coinvolga un elemento concreto facilmente dominabile attraverso la forza o il ricorso alla violenza più estrema.
Sogghigno e rabbrividisco a mia volta, perché per la paranoia che mi costringe a giorni interi di stasi vegetativa e di torpore intellettivo non c’è violenza che tenga, se non quella definitiva e auto-inferta. Non sono sereno.

PRO
Malatissimo

CONTRO
Produzione non eccelsa

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