Double Impact – Vendetta Finale

Posted: 20th July 2012 by Death in Recensioni
Tags: ,

Interpreti: Jean-Claude Van Damme, Geoffrey Lewis, Bolo Yeung, Alan Scarfe, Alonna Shaw, Corinna Everson, Philip Chan, Andy Armstrong, Peter Malota
Regia: Sheldon Lettich
Durata: 110 min.
Titolo originale: Double Impact
Produzione: USA 1991

VOTO: 

Difficile dire quale, tra i tanti film di Van Damme, sia il più fondamentale e a me più caro. È scontato mettere in cima alla classifica quei monumenti dell’action che rispondono al nome di Senza Esclusione di Colpi e Kickboxer. Perciò, per questo appuntamento dello Speciale Expendables, ho voluto scegliere qualcosa di differente, anche perché – non lo nascondo – ho una certa soggezione nei riguardi di due capolavori simili, sarebbe un po’ come dover recensire la Bibbia o il Sutra del Loto. Consideriamoli due dogmi, due postulati, due conditio sine qua non del cinema d’azione. Senza Bloodsport e Kickboxer non sarei chi sono oggi.

Torno nuovamente indietro alla mia infanzia quando, già avido di films in tenera età, setacciavo la guida tv alla ricerca di qualche bomba in seconda serata, oppure mi sorbivo ore di pubblicità pur di esser sempre aggiornato sulle “prime visioni” in uscita. Io già adoravo Van Damme, per me era il top. Imprigionato in un corpo da bambino, desideravo con tutte le mie forze i suoi muscoli e la sua aggraziata elasticità con la quale sferrava l’helicopter kick, quello che tacitamente era noto a tutti come “il calcio alla Van Damme”. Lo spot di Double Impact fu un’epifania per me. Lo speaker rombava qualcosa come “Van Damme è DOPPIO!”. Probabilmente sentii lo stimolo di fare pipì, ma non era pipì. Due Van Damme, prima che la clonazione diventasse una bieco cliché hollywoodiano, significavano il nirvana a portata di telecomando; l’eden nella comodità del tuo salotto, dentro un piccolo tubo catodico; la magia del cinema al suo acme. Poi lo stesso film lo trovai nel cestone delle offerte al supermercato (recentemente chiuso a causa de “la crisi”… R.I.P.), la VHS della Multivision. L’ho guardata 500 volte, la portai persino alle scuole medie per guardarla assieme ai compagni durante la pausa di qualche soporifera proiezione di religione. La posseggo ancora, e ogni tanto la accarezzo prima di andare a dormire.

Anni fa non c’era internet, e dunque era impossibile sapere che il film sarebbe liberamente tratto dalla novella “I Fratelli Corsi” di Alexandre Dumas, e si sarebbe dovuto intitolare proprio così, oltre che essere ambientato in Francia e Corsica, dove Van Damme avrebbe potuto sfoggiare il suo accento senza timore di venir spernacchiato dalla critica colta americana. Si decise invece che Double Impact fosse un titolo più cazzuto, e che Hong Kong ispirasse più esotismo. Non gli do torto.
Perciò…

Hong Kong, 1966. La famiglia di un ricco uomo d’affari viene sterminata da alcuni gangster, mentre i due figli, gemelli, vengono tratti in salvo dalla governante e da un amico del padre. Le loro strade a questo punto si dividono: Alex cresce in orfanotrofio ad Hong Kong, diventando un tipo cazzuto: fuma sigari a tutto spiano e contrabbanda liquori e macchine al mercato nero; Chad invece, allevato dall’amico del padre a Los Angeles, indossa mutande di seta nere e fa il provolone (in body aderente) insegnando lo stretching alle tardone arrapate. Quando lo zio Frankie (l’amico del padre) riesce a localizzare Alex, decide che per i due fratelli è arrivata l’ora della vendetta.

Il momento è giunto di rompere le palle alla mafia cinese, sabotandone i loschi traffici a suon di calci rotanti e qualche pistolettata, fino al confronto finale.

Il cast di villain è encomiabile: svetta su tutti il colossale Bolo Yeung, amicone intimo del Van dopo il loro storico scontro sul ring del Kumite. Bolo fa Moon, sfregiato killer delle triadi, e la sua interpretazione è tutta fisica: non dice neanche una battuta ma in compenso fa ballare i pettorali appena può, lancia barili come fossero sassolini e si scontra con Chad in un match tutto giocato su replay di roundhouse kick eseguiti allo sfinimento.
Alex invece si scontra con Peter Malota, che pochi anni dopo avrebbe interpretato Spagna nel bellissimo La Prova. Malota è un kicker velocissimo i cui calci sono ancor più micidiali per via di stivali accessoriati con speroni da cowboy. Peccato per lui che Alex riesca a spezzargli il collo dopo pochi secondi.
Per non scontentare nessuno, chiude il trittico la virago in pantaloni di pelle e tette plastificate: Cory Everson, fisico da culturista, culo di marmo, tendenze lesbo; toccare il cazzo ad Alex è l’ultima cosa che fa, prima di venir penetrata non dal suo membro ma da un affilato pugnale.

Il culo nudo del Van (suo marchio di fabbrica) si registra  – ironia della sorte – al minuto 69 (se non si considera lo zoom sulle sue chiappe in spaccata mentre fa il marpione con le signore dell’aerobica) mentre scopa con Alonna Shaw su una bagnarola, una delle scene di sesso migliori degli anni ’90 non solo per i corpi statuari dei due protagonisti, ma anche e soprattutto per l’irripetibile gemito di piacere/dolore del Van mentre Alonna gli scivola sul fallo, “Hi Ho Ho“!

L’evoluzione tecnologica fa sì che vedendo il film ai giorni nostri, in DVD, si noti maggiormente l’artificiosità dell’effetto speciale sdoppiante, probabilmente realizzato sovrapponendo in green screen due scene complementari. All’epoca delle VHS, causa minor qualità, l’effetto era molto meno vistoso e più verosimile. Su un moderno televisore è invece abbastanza lampante che Chad e Alex non siano realmente compresenti, così come spesso e volentieri i loro sguardi non riescano a incrociarsi con precisione. Ma non ce ne frega un cazzo, perché due Van Damme in scena contemporaneamente, green screen o no, erano un evento quasi mistico all’epoca e lo sono tuttoggi.

In ogni caso, la doppia interpretazione di Van Damme è veramente degna di nota, in culo agli sberleffi dei critici con la puzza sotto il naso dell’epoca, sempre pronti a ironizzare sul suo accento francofono. Benché in buona sostanza entrambi i personaggi si preoccupino più di tirare calci nei denti che declamare monologhi solenni, lo sdoppiamento di personalità tra Alex e Chad è reso magistralmente non solo a livello estetico, contrapponendo giacche e calzoni in pelle a polo e shorts color pastello, ma anche da un punto di vista puramente recitativo. In lingua originale è ancora più godibile notare come Jean-Claude riesca a caratterizzare i due fratelli non solo attribuendogli movenze e gestualità peculiari, ma soprattutto con l’utilizzo della voce, rauca e sospirata per Alex, ingenua ed infantile – con note quasi homosex – per Chad. La versione doppiata in italiano vede Luca Ward districarsi analogamente tra due tonalità differenti ma gran parte della genuinità della performance originale va ovviamente perduta.

Double Impact è un ulteriore passo intrapreso per sintetizzare il cinema marzialistico in voga all’epoca, il tournament movie, con le dinamiche proprie dei gangster movie cinesi. In breve, si tratta di trovare una scusa per far sì che anche i mafiosi risolvano le loro questioni con le mani anziché con le armi, in modo che per tirare qualche calcio rotante non si debba per forza ricorrere all’espediente del torneo. Van Damme è stato uno dei primi a fiutare le potenzialità dell’azione made in china e, grazie alla sua immagine, contribuì a sdoganarla nel resto del mondo. Non a caso marchiò col suo bicipite e la sua spaccata l’esordio a stelle e strisce di uno dei più grandi cineasti del genere, John Woo, nel bellissimo Senza Tregua (Hard Target), sancendo definitivamente la continuità territoriale tra oriente ed occidente. È solo la prima di una lunga serie di proficue collaborazioni tra il Van e i registi cinesi (Ringo Lam, Tsui Hark). Per Woo invece, dopo un primo periodo positivo, qualcosa dev’essere andata storto. Dopo il mullet selvaggio di Van Damme e il caschetto piastrato di Cruise il meccanismo si è arruginito e il povero John si è ridotto a girare con Ben Affleck.

Nel 2001 un Van Damme in crisi finanziaria cercò di replicare il successo di Double Impact sdoppiandosi nuovamente nel sottovalutato The Replicant, per la regia di Ringo Lam. Gli effetti speciali sono più credibili, la trama fa il verso ai “thriller con il serial killer” e Van Damme interpreta dopo ben 13 anni (Aquila Nera, 1988) un ruolo da cattivone. Nel 2010 Van Damme espresse addirittura la volontà di girare un sequel di Double Impact, la cui trama avrebbe visto “Chad mettersi nei guai con una cosca delle Triadi cinesi a Los Angeles (che ha una forte percentuale di immigrati cinesi), e Alex sarebbe dovuto partire da Hong Kong per aiutarlo. Alex, ovviamente, sarebbe stato un pesce fuor d’acqua a Los Angeles, un elefante in una cristalleria, un po’ come Crocodile Dundee o Jackie Chan in Rush Hour 2“. Non se ne fece più nulla per una questione di diritti, e forse è meglio così.

PRO
Van Damme è doppio!

CONTRO
In VHS era più credibile

Compralo su Amazon in DVD e Blu-ray.

Leggiti anche...

  1. Cleaned says:

    Visto al cinema due sere di seguito. Il terzo giorno acquistai la VHS marocchina, che conservo ancora.

    P.S.
    Van Damme ha giocato col doppio pure in Maximum Risk, e volendo nel conteggio si potrebbe includere anche Timecop ehehe