Djinn

Posted: 14th October 2015 by Death in Recensioni
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Interpreti: Aiysha Hart, Razane Jammal, Khalid Laith, Paul Luebke, Kristina Coker, May El Calamawy, Carol Abboud, Ghaleb El Saadi
Regia: Tobe Hooper
Durata: 85 min.
Titolo originale: id.
Produzione: Emirati Arabi Uniti 2013

VOTO:

Djinn è il nuovo film di Tobe Hooper, anche se risale a qualche anno fa. Ricordate? Ve l’avevo accennato (ormai nel 2012) durante la recensione di The Mangler.
In pratica, Tobe gira il film nel 2011, coi paperdollari di qualche emiro. A lavorazione ultimata, e dopo le pernacchie dei primi screening privati, il film fatica a trovare una distribuzione. Si mormora addirittura che Djinn sia stato osteggiato dal governo arabo stesso, in quanto “politicamente sovversivo” e non rispettoso della cultura locale. Comincio a fantasticare su un film sacrilego al massimo. In più, dal momento che Hooper non lavorava dall’imbarazzante Il custode, ero proprio curioso di vedere cosa avrebbe tirato fuori da un soggetto come questo, che parla di uno dei demoni più feroci della religione islamica, il Djinn, per l’appunto, argomento quasi inedito se si esclude il divertente ma americanissimo Wishmaster di Robert Kurtzman (1997).

La trama vede Salama (ehm…) e Khalid, immigrati arabi in USA, perdere il proprio figlio neonato per una tragica fatalità. I due decidono allora di tornare nella loro terra natia, dove Khalid ha ricevuto un importante offerta di lavoro, e si stabiliscono ad Al Hamra, luogo sul quale, a detta degli autoctoni, aleggia una tremenda maledizione. La coppia va ad abitare in un lussuoso hotel sperduto nel deserto, circondato dalla nebbia e senza inquilini, una situazione che puzzerebbe di merda a chiunque. E infatti, già dopo poche ore dal loro arrivo, cominciano a manifestarsi le prime apparizioni…

Nonostante Salama voglia fuggire al più presto, lo stolto Khalid non riesce a rinunciare al nuovissimo nonché prestigioso incarico che lo ha richiamato in patria. Peccato che, nelle poche riprese che lo vedono “impegnato” in ufficio, questo appaia scazzato a morte o addirittura sul punto di addormentarsi di fronte al monitor.
Nel mezzo non succede quasi nulla, se non qualche apparizione, qualche flashback, la vicina troia che rompe i coglioni, la solita solfa. Poi, dopo poco più di un’ora, il film ha l’ottima idea di finire proprio come chiunque potrebbe intuire nei primi 5 minuti di visione.

Djinn, sticazzi gli spoiler, è una sorta di variazione sul tema di Rosemary’s baby in salsa muslim, senza però avere neanche un briciolo della potenza (e della ragione d’esistere) del capolavoro firmato Polanski. C’è la coppia, c’è il palazzone, ci sono i sinistri figuri che in un contesto reale gli tireresti due schiaffi senza pensarci due volte, menu completo.
La fotografia è laccata, troppo patinata, del tutto estranea allo stile raw e selvaggio del miglior Hooper che, sospetto, abbia fatto perlopiù da prestanome, anche se poi registicamente il film non è neppure malaccio. Tecnicamente parlando, infatti, c’è pure qualche sequenza ben girata, anche se l’aspetto globale olezza malamente di prodotto televisivo.

Il reale problema del film è la sceneggiatura, fiacca e scontata oltre ogni limite. Lo svolgimento del film tutto è così stereotipato, così visto e rivisto che, mi duole ammetterlo, ho faticato ad arrivare alla fine, distraendomi spesso col cellulare tra un cliché e l’altro. Tra demoni striscianti, improvvisi jump-scares con faccioni mostruosi in primo piano e tutto il campionario di sospiri malefici, non c’è praticamente un’idea originale che sia una. E siccome la trama non lo richiede, non possiamo neanche consolarci con qualche bell’effettaccio splatter vecchia scuola, se si esclude un pellegrino americano ammazzato (senza motivo) poco dopo l’inizio, una scena tra l’altro piuttosto gratuita che denota come lo scrittore fosse davvero ben poco ispirato in fase di stesura dello script. Senza contare, come già detto, che il plot twist finale si intuisce già dal poster, da quanto è telefonato.

Il fantomatico Djinn (in realtà Jinn… “la D è muta…”), che pare essere una figura decisamente affascinante della demonologia coranica, è sfruttato malissimo, senz’altro non abbastanza da giustificare il setting saraceno, per nulla necessario. Ok, i soldi vengono diretti da Abu Dhabi, ma il soggetto caga a malapena il folklore locale, per colpa della fittissima nebbia non si vede neanche un’ambientazione tipica e lo switch costante tra arabo e inglese (sì, gli attori alternano random le due lingue…) è fastidioso oltre che poco spontaneo.
Se poi la produzione arriva quasi a disconoscere il prodotto perché reputato offensivo della propria cultura, che cazzo di senso aveva girare ‘sto Djinn?

Dispiace che su un film così vacuo venga apposta la firma di Hooper.
Tobe, ripigliati anche tu, meriti di meglio… o al limite fai calmare un po’ le acque e tira fuori il vero Djinn, il director’s cut che la produzione forse ti ha occultato e sofisticato. Troppe cose che non quadrano mi portano a pensarla in questo modo…

PRO
Tecnicamente dignitoso

CONTRO
Ma che senso ha?

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  1. Lupokatttivo says:

    Delusissimo…. Che lo aspettavo il tobe alla meritata rivincita….non ho visto il film ma mi fido. Indi non lo vedro’… Magari mi riguardo il motel vicino alla palude e vado sul sicuro…

    • Death says:

      Progetto stranamente travagliato, non me la conta giusta… poi la sceneggiatura è veramente senza senso…
      Una capatina al “Motel” è senz’altro una visione migliore 😉

  2. Andrea says:

    Inutile, ma dignitoso. Dopo Crocodille e il Nightmare col Marchese De Sade, nessun Hooper può essere peggio…